Quando il ‘donare’ non può essere legiferato

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Quando il ‘donare’ non può essere legiferato. Tiene banco in Umbria, come in Italia, l’emergenza sangue, ma va innescata una rivoluzione culturale soprattutto trai i giovani, che non parta da imposizioni normative

Chi come il sottoscritto opera quotidianamente nel mondo dell’informazione, non può certo rimanere indifferente di fronte ai continui inviti che le associazioni, in primis, fanno rispetto al tema del donare. La ‘questione sangue’ è diventata ormai di dominio pubblico e non solo a livello regionale. Tanto che spesso sentiamo parlare di ‘emergenza’ e vediamo realizzate iniziative fino a qualche anno fa impensabili. Le aperture domenicali dei centri di raccolta rappresentano forse il punto più alto di uno sforzo in termini di sensibilizzazione che ancora si fatica a recepire. In Umbria nel 2017 solo 32.542 cittadini hanno effettuato 39.491 donazioni. Tradotto: il 5% della popolazione regionale è dedita a questo gesto, che rimane quasi unico nell’anno solare. Il dato diventa ancora più allarmante con il campione nazionale. Nel 2017 ha donato sangue circa il 2% della popolazione totale, con una frequenza di poco superiore ad una donazione/anno. Numeri che non sono passati inosservati all’attuale Governo, tanto che il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha proposto addirittura di rendere obbligatoria la donazione nei giovani al compimento del diciottesimo anno di età. Un’iniziativa politica che ha trovato l’opposizione dell’Avis. Se da una parte il ‘richiamo’ di Salvini è risuonato come una giusta attenzione rispetto al tema dell’emergenza, dall’altro si è correttamente sottolineato come la donazione non può essere disciplinata da una legge,  ma deve rimanere un fatto morale e culturale. E’ proprio la diffusione di ‘certi valori’ che deve tornare a prevalere, magari lasciando alle norme la determinazione di altri ambiti. I nostri ragazzi dovrebbero essere stimolati sempre di più a pensare che donare significa aiutare e anche prevenire. Nel gesto di ‘lasciare qualche provetta di sangue’ ci deve essere  la consapevolezza di avere un’occasione per monitorare il proprio stato di salute e cosa non di poco conto, di ricevere con frequenza una prestazione sanitaria gratuita.  Così come i giovani dovrebbero trovare sempre più spazio in quelle associazioni che tanto si stanno adoperando per raccogliere fondi da destinare alla ricerca scientifica o al supporto di malati o famiglie di malati. Qui l’Umbria sta facendo passi da gigante e l’ottica ‘giovane’ potrebbe rappresentare un bel investimento per il futuro, evitando che tante belle iniziative rimangano finalizzate alle intuizioni e alla volontà di pochi soggetti, meritevoli di un’infinita ammirazione.

Il Direttore

Andrea Sonaglia