Personaggi da urlo e concerti imperdibili: le magie di Umbria Jazz

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Paolo Occhiuto, primo a sinistra, in una foto storica con Lucio Biagioni, ex Responsabile dell'Ufficio Stampa della Giunta regionale dell'Umbria, e il compianto amico di sempre Sergio Piazzoli

Personaggi da urlo e concerti imperdibili: le magie di Umbria Jazz. Con Paolo Occhiuto, prima addetto stampa e oggi curatore della parte artistica, alla scoperta di un’edizione da favola che proporrà anche la riapertura di San Francesco al Prato

di Francesco Bircolotti

Inutile negarlo: la forza di Umbria Jazz è soprattutto nella presenza di grandi personaggi. Quelli sul palco, che con gli anni si sono fatti un nome fino a diventare delle star sia per la loro bravura che per il proprio carisma; ma anche quelli che operano dietro le quinte, ognuno nel proprio settore specialistico, e rappresentano l’anima dell’evento a livello organizzativo, di immagine e comunicazione. Parlare di Renzo Arbore o Carlo Pagnotta, sarebbe fin troppo scontato. Ma ci sono altre autentiche “istituzioni” che magari operano nell’ombra pur risultando fondamentali da decenni per la riuscita dell’evento.

Sarà che il destino, per il lavoro che svolge, sembra avergli predestinato il cognome ideale, fatto sta che Paolo Occhiuto è uno di questi big. Tanto attento e riservato, quanto decisivo e competente per la capacità di guardare l’evento dal di dentro con mille occhi, proprio come il mitologico Argo, in maniera decisamente critica e accorta. Profondo conoscitore del genere musicale, addetto stampa della manifestazione dagli anni ’80 fino ai primi 2000 ed oggi coinvolto nella parte artistica e nella stesura dei testi per la brochure ufficiale del festival, a chi chiedere se non a lui che edizione di Umbria Jazz sarà quella che comincia oggi con il clou che vedrà protagonisti all’Arena Santa Giuliana la Robben Ford Band e la “strana” coppia Alex Britti & Max Gazzè (special guest Manu Katché e Flavio Boltro)?

“Un festival di altissima qualità – attacca Occhiuto – che interpreta perfettamente la formula scelta nel 2003 ed è articolata su tre fronti, quasi ci fossero tre kermesse in una: quella dei grandi eventi in Arena, con i musicisti più celebri e generi musicali un po’ per tutti ma con performance nella maggioranza dei casi attinenti al jazz; quella riservata al jazz “ortodosso”, che trova miglior collocazione negli ambienti chiusi quali per esempio il teatro “Morlacchi” e la Galleria Nazionale dell’Umbria; infine, quella popolare, gratuita, per tutte le età e le tipologie di pubblico che fa dell’intrattenimento nelle piazze il suo forte”.

La scelta di puntare anche a nomi o band particolari, magari di lungo corso ma un po’ di nicchia, ancora paga?

“Certamente. Se vuoi ricercare la qualità devi percorrere soprattutto questa strada. I King Crimson, storico gruppo rock progressivo britannico, festeggeranno qui i 50 anni di attività in perfetta salute; Nick Mason, batterista di sempre dei Pink Floyd, rivisiterà la prima fase, sperimentale e psichedelica, del percorso musicale del gruppo fermandosi all’inizio del successo planetario; Tom York, frontman dei Radiohead, è uno dei cantanti più importanti e influenti del nuovo millennio e presenterà brani delle sue opere da solista; Paolo Conte ormai regala al pubblico solo due o tre concerti all’anno e uno ha scelto di interpretarlo proprio a Perugia per celebrare i cinquant’anni di “Azzurro”. Su Diana Krall c’è poi poco da aggiungere, autentica star del jazz”.

Per i palati più esigenti, invece, Occhiuto cosa si sente di consigliare?

“Sicuramente Lauryn Hill (che chiuderà i concerti all’Arena domenica 21, n.d.r.), una delle più grandi “voci nere” in circolazione; poi i tanti pianisti che si alterneranno al “Morlacchi” o in Galleria, su tutti Kenny Barron e Joachim Kuhn, che a 75 continua ad imperversare, ma anche i giovani italiani “capeggiati” da Giovanni Guidi, all’esordio a UJ. Infine c’è Enrico Rava, re indiscusso dei trombetisti non solo italiani, che festeggia i suoi splendidi 80 anni accompagnato da alcuni dei talenti da lui scoperti e lanciati negli ultimi anni”.

D’accordo, ma andiamo sul personale. Qual è il concerto più atteso da Paolo Occhiuto?

“Sicuramente quello di venerdì 19 di Uri Caine. Non solo perché Umbria Jazz gli ha commissionato molti mesi fa un progetto originale, al quale il musicista americano ha dato il titolo “Seven Dreams”, da realizzare con il suo trio e con i fiati della Umbria Jazz Orchestra e gli archi dell’Orchestra da Camera di Perugia; ma soprattutto perché segnerà la riapertura dopo 22 anni della Chiesa di San Francesco al Prato in fatto di concerti. Un vero evento che restituisce alla città la suggestione di un posto unico dove una volta si tenevano performance le cui sonorità arrivavano in tutti i quartieri circostanti a causa della mancanza di copertura nella zona dell’abside”.

Un flashback inevitabile per chi, come Occhiuto, calabrese di nascita e perugino di adozione, è cresciuto a pane e Umbria Jazz. Un evento che lo ha portato a lasciare gli studi in Medicina (“scelti per un errore di gioventù”, scherza) per diventare elemento imprescindibile del festival di patron Carlo Pagnotta che lo ha sempre voluto al suo fianco.

“Una cosa questa che non capirò mai – conclude Occhiuto ridendo – visto che abbiamo sempre litigato specie per il suo carattere burbero che lo rende una persona divisiva da prendere così com’è altrimenti prima o poi molli. Però è anche vero che sotto sotto c’è una grande amicizia e soprattutto il comune immenso amore per la musica jazz e per questa manifestazione che se esiste da quasi 50 anni è tutto per merito suo e di chi ci ha sempre creduto e lavorato”.