Dallo ‘scandalo’ il via ad una ‘rivoluzione’ morale e sociale

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Dallo ‘scandalo’ il via ad una ‘rivoluzione’ morale e sociale. ‘Corcorsopoli’ ha probabilmente chiuso un’era ma l’Umbria ha bisogno di una svolta che non passi solo per l’alternanza politica

Sinceramente fa male e non poco vedere l’Umbria sbattuta sulle prime pagine dei media nazionali per uno scandalo di cui non aveva sicuramente bisogno. Una regione che a fatica sta superando gli anni della crisi economica e che ancora deve fare i conti con i postumi del terremoto non meritava una ‘vetrina’ simile.

Sul caso ‘concorsopoli’ sarà la giustizia a fare il suo corso e a stabilire colpe e le relative pene. Tutti gli altri, invece, hanno il dovere di fare profonde riflessioni e di mentalizzare che è arrivato il momento di voltare pagina. Non è una questione ideologica, è una questione di rispetto per la terra dove si è nati, per il proprio futuro e per quello dei propri figli e nipoti.

Le intercettazioni che leggiamo tutti con grande interesse e stupore in questi giorni, ci hanno messo di fronte ad una cruda realtà. Ma siamo sinceri con noi stessi: ci stipiamo solo perchè le leggiamo sul giornale? Quanti di noi non si sono trovati almeno una volta nella loro vita di fronte a situazioni simili? Probabilmente tanti. I più si sono piegati nella speranza di ottenere un beneficio personale, altri si sono arresi di fronte alla ‘raccomandazione’ che non ha funzionato o ad una logica che sembrava difficile da combattere.

Il sistema è andato avanti,  continuando ad auto-alimentarsi nel doppio filone: sempre più potere per chi ne aveva sete e sempre più disponibilità da parte di chi aveva l’esigenza di raggiungere un obiettivo personale. Per fortuna c’è un Umbria che ci racconta anche le sue eccellenze e le sue spiccate professionalità. Una regione che ha saputo essere da esempio in tanti ambiti e che ha avuto la forza di rialzarsi anche per problemi molto più seri.

L’attenzione oggi va focalizzata sullo ‘scandalo concorsopoli’ ma non va assolutamente circoscritta al perimetro che parte dall’Ospedale Santa Maria della Misericordia e arriva fino agli uffici di Piazza Italia. Questa cultura è talmente radicata nella mente di tanti, che sarebbe un errore gigantesco pensare di averla debellata con le dimissioni della Marini o l’uscita di scena di qualche assessore o dirigente della sanità.

L’Umbria ha bisogno di una rivoluzione culturale che metta al centro di nuovi progetti le persone e le loro capacità, prima ancora del cognome o del colore politico. Una rivoluzione che parta dalle nuove generazioni, quelle rimaste fino ad ora alla finestra godendo di ‘comodi parcheggi’ che quelle precedenti hanno saputo creare per farli stare tranquilli e per di più inoperosi. Un benessere che ha allietato il presente ma che ha messo in gioco il futuro proprio e dei propri figli.

Non ci vuole uno scienziato per capire che un giovane genitore di oggi lavora molto di più rispetto a quanto lavorava il proprio trent’anni prima e che il suo potere d’acquisto è completamente dimezzato. Oggi gli under 45 sudano quotidianamente per mantenere principalmente un ‘sistema’ che è più utile alla salvaguardia dei propri genitori che non a quello futuro dei propri figli. Elementi di natura demografica, negli anni, hanno chiaramente inciso ma è arrivata l’ora di cambiare pagina. L’Umbria esca dallo ‘scandalo concorsopoli’ con la forza e la dignità che la contraddistinguono da sempre e dia il via ad una ‘rivoluzione culturale e sociale’.

I grandi cambiamenti passano anche per le piccole cose. Si inizi a scegliere le persone e non i simboli, si guardi al presente con un occhio sempre rivolto al futuro e soprattutto, se non si è all’altezza di passare un concorso senza l’aiutino, o le domande già scritte, si pensi ad un lavoro diverso e/o meno importante. Riscoprendo i propri limiti e i pregi degli altri si potrà costruire una società migliore, dove il ‘direttore e/o politico di turno’ farà molta più fatica ad imporsi e ad alimentare la sua sete di potere. 

Andrea Sonaglia