“La guerra non è ineluttabile. Ciascuno viva la responsabilità di costruire pezzi di pace”
Perugia, 17 aprile 2025 – La Festa di Scienza e Filosofia di Foligno è entrata ieri nel vivo, dopo la cerimonia inaugurale, con una serie di conferenze pomeridiane diluite in molti spazi del centro città.
Tra i relatori della prima giornata, il rettore dell’Università per Stranieri di Perugia Valerio De Cesaris, che ha portato alla kermesse un tema caldo, approfondendo nel suo intervento il fenomeno della cultura ed estetica della guerra forgiata nel secolo scorso da compagini governative, intellettuali e artisti, insieme al suo contrappunto, ovvero alle voci di pace e dialogo che in molti luoghi d’Europa sono levate in risposta alla glorificazione delle armi.
De Cesaris ha tratteggiato la sua analisi partendo dalla Prima Guerra Mondiale e analizzando quella “cultura bellica” che all’epoca aveva contagiato tanti intellettuali europei, giunti ad esaltare il conflitto estremo come ”bello” e “rigeneratore”.
Tra i temi sottolineati dal rettore della Stranieri quello della sacralizzazione della guerra, con l’utilizzo del linguaggio religioso all’interno dell’ideologia nazionalistica, e il declino della prospettiva multilaterale in cui le Nazioni Unite indicavano la possibilità di preservare le giovani generazioni dai conflitti.
Ad essi lo storico ha poi contrapposto il portato di molti testimoni di pace del XX secolo, da Bertrand Russell a Franz Kafka, da Maria Montessori ad Aldo Capittini passando per Freud e Ghandi, sottolineando come la voce del singolo può farsi forza collettiva con “l’arma” delle idee e del dialogo.
De Cesaris ha infine opposto al rischio di sentirsi irrilevanti di fronte agli enormi poteri tecno-finanziari e politici odierni il ruolo che ciascuno di noi può avere nel costruire nella sua vita quotidiana piccoli pezzi di pace, interessandosi alla sofferenza di chi subisce la guerra e aiutando concretamente chi gli è prossimo con gesti di solidarietà.
Molte sono state le domande levatesi dall’uditorio, con diretti riferimenti alla difficile situazione presente, ed anche all’educazione scolastica e all’urgenza di portare lo studio dei pensatori non violenti nei programmi didattici.






























