Il progetto dell’Accademia “Vannucci” e del MANU si conferma un modello di ricerca d’eccellenza, pronto ad essere esportato in altre istituzioni italiane ed estere
La presentazione ufficiale al Salone internazionale del libro di Torino, il 18 maggio
Il progetto “Archeodesign” non è solo una ricerca scientifica, ma una vera e propria “best practice” pronta a varcare i confini regionali e nazionali. È quanto emerso in maniera congiunta alla presentazione tenuta alla Galleria Nazionale dell’Umbria, in occasione dell’anteprima nazionale del volume “Archeodesign – dialogo tra archeologia e product design” edito da L’Erma di Bretschneider. Una pubblicazione che documenta una pratica di ricerca che ha visto prodotti di design contemporaneo ispirati ai reperti antichi del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria (MANU), attivando una rilettura inedita del patrimonio culturale. L’evento, inserito nelle celebrazioni della Giornata del Made in Italy, ha ribadito il valore di un percorso che ha saputo far dialogare il patrimonio antico con la progettazione contemporanea, coinvolgendo oltre 100 studenti e 50 realtà produttive, nazionali ed estere.
Un modello esportabile: la visione istituzionale. Fondamentale è stata la collaborazione tra i Musei Nazionali di Perugia presso il MANU nel dare vita ad una sinergia innovativa con l’Accademia “Vannucci”, una intesa che ha saputo unire formazione e patrimonio attraverso i linguaggi del design. In questo spazio dinamico di sperimentazione, la tutela del bene culturale si è integrata con la creatività degli studenti, trasformando i reperti archeologici da oggetti statici a punti di partenza per nuove interpretazioni della memoria storica. Il museo si è aperto così a moderni approcci progettuali, capaci di rinnovare profondamente gli strumenti e le modalità di fruizione delle collezioni.
Le voci dei protagonisti. Il ruolo centrale del museo come spazio vivo è stato il cuore degli interventi dei direttori coinvolti, a partire da quello di Costantino D’Orazio il quale ha sottolineato che “Archeodesign promuove un modello di museo aperto e contemporaneo, capace di integrare ricerca e progettazione, per rendere il patrimonio culturale più accessibile e attuale attingendo alla creatività delle nuove generazioni coinvolte nel processo formativo”. Mentre la Direttrice dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci”, Tiziana D’Acchille, intervenuta insieme al presidente Mario Rampini, ha evidenziato come “Archeodesign” abbia creato un metodo di lavoro strutturato, capace di diventare un riferimento per altri musei e istituzioni di formazione. In questa direzione, l’Accademia si sta già muovendo per esportare il format, forte anche della disponibilità manifestata dal Direttore dei Musei Nazionali di Perugia, Costantino D’Orazio, il quale ha confermato l’impegno a mettere a disposizione la rete di relazioni istituzionali per ampliare ulteriormente i confini di questo progetto di ricerca. “Il progetto Archeodesign – ha spiegato Tiziana Caponi, Direttrice del MANU – ha permesso di vivere il museo come spazio dinamico nel quale il patrimonio archeologico è stato reinterpretato attraverso il design, generando nuove forme di conoscenza e instaurando un legame tra passato, presente e futuro”. A presentare nel dettaglio il volume di quasi trecento pagine sono state le autrici, coloro che lo hanno realizzato, ovvero le docenti e responsabili scientifiche del progetto Archeodesign, Elisabetta Furin e Maddalena Vantaggi. Hanno presentato il cuore del progetto e il visual della pubblicazione firmati da Paul Henry Robb, designer e docente all’Accademia, il quale ha curato le immagini inedite che illustrano i tre anni di laboratorio. Fotografie che documentano la trasformazione dei reperti in ispirazione progettuale.
Un ponte verso il Salone internazionale del Libro di Torino Dopo il successo della preview perugina, il progetto si prepara al debutto ufficiale davanti al pubblico internazionale del Salone del Libro di Torino, dove lunedì 18 maggio sarà presentato nello stand della Regione Umbria. Il volume bilingue (italiano e inglese) mostra il potenziale dialogo tra cultura del design e archeologia, si pone come il manifesto di una nuova metodologia per la tutela e la valorizzazione del patrimonio antico, capace di trasformare i reperti archeologici in ispirazione progettuale per l’industria creativa.































