Politiche familiari, Fioroni (Lega): “meno propaganda e più coraggio”

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“dietro gli annunci, il vuoto su contributi strutturali, fattore famiglia e programmazione”

   

Paola Fioroni, già Consigliere regionale dell’Umbria e prima firmataria della legge regionale 16/2024 sulle politiche familiari dichiara:

“Leggo e vedo sui social toni entusiastici da parte della Presidente Proietti per contributi ai nuovi nati presentati come grandi novità. Ma la verità è che queste misure si innestano su un’impostazione costruita nella legislatura precedente. E soprattutto, ciò che oggi colpisce non è tanto la celebrazione di un contributo, quanto il silenzio su tutto il resto: su quella visione organica delle politiche familiari che avevamo messo nero su bianco con la legge regionale n. 16 del 2024, di cui sono stata prima firmataria

Occorre anzitutto ristabilire una verità anche lessicale: smettiamola di chiamarli bonus. Dentro quella legge non c’era l’idea di misure spot, occasionali, appese alla logica dell’annuncio. C’era al contrario un impianto molto più serio e responsabile: rendere questi interventi contributi strutturali, inseriti in una cornice organica di sostegno alla famiglia, alla natalità e alla genitorialità. E dentro quella legge non c’erano soltanto interventi economici, oltre il rafforzamento dei servizi 0-6,ma anche il fattore famiglia, il rafforzamento dei consultori, i contributi per studio e sport, il Dipartimento per la famiglia, la programmazione triennale e una visione complessiva che usciva finalmente dalla logica dei provvedimenti episodici

Per questo oggi la domanda è semplice e, al tempo stesso, decisiva: dove sono gli atti concreti di attuazione? Dove sono le notizie sul fattore famiglia, che la legge ha espressamente istituito e per il quale la Giunta avrebbe dovuto disciplinare l’attuazione con propria deliberazione? Dove troviamo traccia pubblica della sua costruzione operativa? Dove troviamo il Dipartimento per la famiglia, pensato come luogo stabile di indirizzo e di programmazione? E dove troviamo una vera programmazione triennale, concertata con famiglie, associazioni e territori, come si addice a una politica familiare seria e non affidata all’estemporaneità? 

Il punto è proprio questo: la legge c’è, ma la sua anima più innovativa non la vediamo tradotta in atti chiari, in strumenti visibili, in un percorso pubblico e strutturato. E allora il rischio è evidente: continuare a raccontare la famiglia per frammenti, mentre la legge chiedeva una visione organica.

C’è poi un altro elemento che merita di essere detto con chiarezza. Nella DGR n. 996 del 2025 si legge che l’investimento sul contributo conciliativo per il 2025 viene considerato un punto di partenza per tendere, dal prossimo anno, alla creazione di un sistema strutturale di supporto alla genitorialità, facendo riferimento anche alla costruzione di nuove misure sui nidi. È dunque la stessa Giunta a chiarire che il 2025 rappresenta l’ultimo anno della misura in questa forma. Ma qui si apre una questione politica vera: gli asili nido non sono la panacea.

I nidi sono importanti, fondamentali, e nessuno li mette in discussione. Li abbiamo messi nella stessa Legge.Ma non bastano da soli a rispondere alla complessità dei bisogni familiari. Non tutte le famiglie hanno gli stessi tempi di vita e di lavoro, non tutti i territori hanno la stessa offerta. Non tutte le situazioni possono essere ricondotte automaticamente al nido come soluzione universale. Pensare che basti evocare solo nuovi servizi per l’infanzia come risposta complessiva significa semplificare eccessivamente il problema. Le famiglie hanno bisogno di una rete plurale di sostegni: consultori rafforzati, orientamento, servizi flessibili, centri per la famiglia, misure calibrate sui carichi di cura, strumenti costruiti insieme ai territori e alle associazioni, non semplicemente calati dall’alto. 

Ed è proprio qui che sta la distanza tra una politica familiare strutturale e una politica familiare affidata ai soli annunci. La legge regionale 16/2024 aveva l’ambizione di costruire una architettura stabile. Aveva l’ambizione di passare dai bonus ai contributi strutturali, dall’intervento episodico alla programmazione, dalla misura singola alla rete. Se oggi, invece, si festeggia un contributo senza dare conto dell’attuazione del fattore famiglia, senza mostrare il Dipartimento per la famiglia, senza rendere visibile una programmazione triennale e senza una concertazione effettiva con famiglie e associazioni, allora il problema politico c’è tutto.

Da ex Consigliere regionale e da prima firmataria di quella legge, sento il dovere di dirlo con franchezza: le famiglie umbre meritano molto di più di una narrazione festante. Meritano serietà, continuità, ascolto e coraggio istituzionale. Meritano politiche familiari vere, non una somma di misure scollegate. Meritano una Regione che attui fino in fondo una legge che aveva provato a dare all’Umbria un quadro moderno, integrato e strutturale di sostegno alla famiglia.

Perché la famiglia non si governa a colpi di propaganda. Si governa con una visione. E quella visione, in Umbria, era già stata scritta.
Ora bisognerebbe semplicemente avere il coraggio di attuarla. Se si investono 200.000 euro per celebrare Dario Fo, e 20.000 euro per la partecipazione di una Legge, perché non fare programmazione partecipata per le politiche familiari? perché non investire sul Dipartimento per la famiglia e sul fattore famiglia?”.