“Prima la salute”, il Manifesto per la sanità pubblica

200
   

Prima la Salute (PD, M5S, AVS, PSI, Demos, Azione e Civici Umbri): presentato a Perugia il manifesto “10 criticità e 10 proposte per la Sanità Pubblica”

Dieci criticità e dieci proposte per cambiare la sanità pubblica in Umbria sono state presentate oggi, venerdì 26 aprile, dalla coalizione un Patto Avanti, alla presenza di esponenti di Azione, in un nutrito è qualificato appuntamento svoltosi presso il Barton Park.

All’iniziativa sono intervenuti, tra gli altri, il segretario regionale PD Tommaso Bori, coordinatore regionale del Movimento a cinque Stelle Thomas De Luca, il Segreteria Provinciale di Azione Francesco Sorci, il segretario regionale del PSI  Federico Novelli, il segretario comunale Avs Lorenzo a Falistocco, Andrea Sisti e Filippo Stirati dei Civici Umbri. Ospiti nazionali: Marina Sereni (PD), Andrea Quartini (M5S), Alessio D’Amato (Azione), Elisabetta Piccolotti (Avs) e Adiberto Favilli (PSI). Le conclusione sono state tenute dal Senatore Michele Fina (PD)

“Il manifesto – è stato spiegato – denuncia con puntualità le principali criticità del sistema sanitario regionale  e rilancia la necessità di interventi urgenti per garantire un accesso equo e di qualità alle cure per tutti i cittadini: 1 paziente su 10 rinuncia alle cure a causa dei costi e degli spostamenti troppo onerosi. Quasi seimila famiglie sono cadute in povertà per affrontare le spese mediche, mentre 1/5 spende una quota significativa del reddito per trattamenti medici. Lunghe liste d’attesa, mancanza di accesso alle prestazioni sanitarie e aumento della mobilità passiva per ricevere cure, indicano un sistema sanitario sotto stress e sottodimensionato. Metà del personale sanitario è infatti in uno stato di burnout, a causa di pensionamenti e mancate assunzioni che hanno portato a un sovraccarico di lavoro e turni massacranti.

La proposta del Piano Sanitario della Giunta Tesei è bloccata in commissione, mentre la destra sta chiudendo distretti sanitari e riducendo risorse, compromettendo ulteriormente i servizi sanitari pubblici. È un piano nato vecchio, in cui non c’è neppure una riga su salute mentale e CSM, consultori, servizi di ostetricia e ginecologia, tematiche di salute giovanile e di genere. I tagli ai fondi per la sanità, disuguaglianze territoriali e mancato utilizzo delle risorse del PNRR aggravano la situazione, portando a differenze nei protocolli e nella qualità dei servizi tra regioni. La mancanza di investimenti nelle attrezzature e nella prevenzione primaria ha reso molte strutture sanitarie obsolete e non idonee, compromettendo la qualità delle cure.

Questo anche per via dell’adozione della Riforma Calderoli sull’autonomia differenziata che mina l’uguaglianza nell’accesso alle cure, ponendo in pericolo il diritto fondamentale alla salute per tutti i cittadini.

Il manifesto racchiude delle proposte che mirano a migliorare l’accesso al SSR, la sua qualità ed efficienza per tutti.

Bisogna investire maggiormente nella prevenzione, con programmi mirati agli stili di vita sani e screening oncologici efficaci e gratuiti. È necessario che almeno il 7,5% del PIL sia destinato al Fondo Sanitario Nazionale, affinché si superi la retorica dei “piani straordinari” e si programmi un funzionamento efficace ed ordinario del sistema.

Ciò include nuove assunzioni nel settore sanitario, l’abolizione del tetto per la spesa del personale e l’azzeramento delle liste d’attesa. Il sistema va riorganizzato, integrando le Aziende ospedaliere e Aziende sanitarie territoriali e una convenzione con l’Università. La riabilitazione dei distretti sanitari deve andare a braccetto con nuove tecnologie sanitarie innovative.

Va inoltre riattivata la Rete Oncologica Regionale e potenziato il Registro Tumori per migliorare la lotta contro il cancro.

Bisogna valorizzare il personale sanitario a partire dagli operatori, garantire loro condizioni di lavoro adeguate e sicure.

L’Umbria può e deve promuovere una medicina di prossimità più efficace, fatta di Case e Ospedali di Comunità, ma anche di servizi domiciliari che riducano i ricoveri. Serve accelerare sull’attuazione della Legge sulla non autosufficienza e di approvare una buona norma sui “caregiver”.

La salute mentale è una questione di sanità pubblica e deve diventare una priorità sanitaria e sociale. L’Umbria deve investire nei servizi di cura e di contrasto al disagio psicologico e nella formazione del personale dedicato.

La privatizzazione del settore sanitario in Umbria va fermata, con l’introduzione di regole più stringenti per gli operatori privati, il cui ruolo va rivisto in chiave strategica”.