Calzature Made in Italy, Gallinella: “Senza l’aiuto dello Stato difficile preseguire”

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Le calzature italiane piacciono molto all’estero. Ma siamo sicuri che siano prodotte al 100 per cento nel nostro Paese?

“L’etichetta ‘Made in Italy’ ha sempre suggerito qualità del lavoro e degli standard, ma se le scarpe sono solo progettate nella UE e poi prodotte in Serbia, Albania, Birmania o Indonesia da lavoratori stranieri in condizioni miserabili, oppure in Italia da parte di terzisti che pagano salari contrattati al di sotto della paga vivibile, dove sta il valore aggiunto del ‘Made in Italy’?”

– commenta il deputato 5Stelle e membro in commissione Lotta alla contraffazione, Filippo Gallinella –.

“Considerato che per l’azienda il costo medio per lavoratore è di circa 3mila euro, è evidente che spostare tali lavorazioni in Paesi dove il costo della manodopera è di molto inferiore, risulti estremamente vantaggioso per l’imprenditore: non solo, la vigente normativa comunitaria consente anche di apporre il marchio ‘made in Italy’ dal momento che alcune fasi della produzione, seppur marginali, avvengono in Italia. Tra l’altro – aggiunge Gallinella – operazioni di alta specializzazione, come orlature e cuciture, vengono fatte da donne, e non più giovani. Senza un aiuto dallo Stato, con un puntuale sgravio fiscale sul costo del lavoro e interventi per il trasferimento del know-how, si rischia di far chiudere le aziende, sia per la concorrenza sleale sui costi della manodopera fatta dagli altri Paesi, sia per mancanza di operai specializzati. Se non vogliamo delocalizzazioni, occorre intervenire subito e, come rappresentante del M5S, farò pressione al Ministro Calenda su tale questione. Al tavolo della discussione con altri imprenditori – chiosa Gallinella – ho recentemente illustrato la mia idea di mozione per attivare un’unione rafforzata per la questione del ‘made in’, tra l’altro molto apprezzato in Cina, tanto che i tecnici cinesi vengono ad ispezionare le fabbriche italiane per controllare che quello che viene venduto da loro sia veramente fatto in Italia. E’ incredibile che la Cina non voglia essere ingannata sul ‘Made in Italy’, mentre in Europa possa entrare di tutto e non vi sia la volontà del Consiglio di difendere un’eccellenza tutta italiana. Un ringraziamento – conclude Gallinella – a tutti quegli imprenditori che, nonostante le difficoltà presenti in Italia, resistono per il bene del territorio e perché hanno ancora un’etica del lavoro che oggi, purtroppo, vediamo troppo spesso schiacciata dal business ad ogni costo”.