Liste d’attesa e farmacie in Umbria: la Regione fa chiarezza dopo il video sui social

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La Direzione Salute smentisce i malfunzionamenti del Cup: “il sistema è equo e uniforme. Richiamo al rispetto delle priorità cliniche e della privacy”

   

La Direzione regionale Salute e Welfare dell’Umbria interviene con una nota per smentire quelli che definisce messaggi “fuorvianti”. Al centro della questione c’è un video circolato sui canali social nei giorni scorsi, nel quale venivano sollevate pesanti critiche al sistema di prenotazione delle prestazioni sanitarie e al ruolo delle farmacie nella gestione delle liste d’attesa.
Il chiarimento ha a che fare soprattutto con il funzionamento dei Cup (Centri Unici di Prenotazione). Secondo la Regione, il sistema umbro è una rete integrata, soggetta a regole operative precise che garantiscono l’accesso alle prestazioni in modo uniforme su tutto il territorio: non esisterebbero, dunque, corsie preferenziali o modalità di gestione opache affidate alle farmacie. La Direzione Salute tiene a precisare che

“eventuali criticità riferite a singoli casi, a specifiche ricette o a modalità operative non corrette non possono essere presentate come una condizione generalizzata del sistema. Generalizzare situazioni episodiche configura una rappresentazione distorta della realtà, non corrispondente all’effettivo funzionamento della rete di prenotazione regionale”

In questo contesto, la gestione delle ricette deve seguire criteri rigorosi di priorità clinica e appropriatezza, poiché qualunque pratica non conforme agli standard rischierebbe di compromettere il principio di imparzialità verso i cittadini. Ma è sulla privacy che i toni si fanno più netti:

“L’eventuale esposizione pubblica di dati riconducibili agli assistiti — anche in forma indiretta o parziale — è considerata una condotta inappropriata e grave, in special modo in ambito sanitario, dove la tutela della privacy riveste carattere di assoluta priorità. La diffusione, anche a fini di critica o denuncia pubblica, di informazioni che possano identificare direttamente o indirettamente i pazienti è in contrasto con le vigenti disposizioni in materia di protezione dei dati personali e con i principi etici che devono ispirare ogni attività connessa alla sanità pubblica”

La vicenda, tuttavia, non sembra destinata a esaurirsi con questo chiarimento. La Regione ha infatti annunciato che continuerà a vigilare

“sul corretto funzionamento del sistema di prenotazione, anche attraverso i percorsi di garanzia previsti a livello sovra-aziendale, con l’obiettivo di assicurare parità di accesso e rispetto delle priorità cliniche per tutti i cittadini”

In merito al filmato apparso sul web le istituzioni sanitarie regionali si sono riservate di “procedere nelle forme e nei tempi opportuni, nel rispetto dei ruoli istituzionali e delle procedure previste dall’ordinamento vigente”

Martina Braganti