Suoni nella notte, le Jam Session tirano ancora

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Suoni nella notte, le Jam Session tirano ancora. Il successo di Umbria Jazz è da sempre passato anche attraverso le performance after-hours nei club più o meno ufficiali del centro storico. Prendendo spunto dal passato, la realtà di oggi si chiama “Méliès”

di Francesco Bircolotti

Dopo aver ricordato le mitiche “notti” di Angelino, che come ci è stato fatto notare da suoi amici e parenti risulta per fortuna godere ancora di discreta salute (contrariamente alle informazioni forniteci da molti addetti ai lavori… ma come si dice in scaramanzia, siamo felici di avergli allungato la vita), la seconda puntata dedicata alle Jam Session di Umbria Jazz è tutta per quelle iniziative similari che negli ultimi due anni sono rientrate nel cartellone ufficiale della kermesse e della quale oggi mantengono il ruolo di ulteriore fiore all’occhiello.

Le “appendici” ai grandi concerti in programma all’Arena Santa Giuliana o al Teatro Morlacchi, che portano la notte ad allungarsi fino all’alba, sono state dunque “istituzionalizzate” dalla Fondazione Umbria Jazz e dall’organizzazione del festival con la caratteristica di prevedere nella totalità dei casi una resident band che per buona parte della serata esegue i brani in scaletta e poi, da un certo punto in avanti, offre la possibilità ad altri musicisti di aggiungersi al cast in modo non programmato, alternandosi con il gruppo base.

Nella maggioranza dei casi gli artisti si conoscono bene, quindi non è un problema far accomodare a pianoforte e batteria i colleghi o farli salire sul palco con gli strumenti musicali personali; però può anche capitare che ci siano new entry, specie ragazzi molto giovani, cui viene data la possibilità di esibirsi sulla fiducia e allora ecco che avviene una sorta di presentazione che fa drizzare le orecchie agli addetti ai lavori sempre in cerca di nuovi talenti.

Un momento dell’esibizione della house band del Jazz Club Méliès

Fin qui il meccanismo, che ha per scenario nell’edizione 2019 per la prima volta il cinema “Méliès”, incastonato nel complesso del Chiostro della Chiesa di San Fiorenzo, che vede come protagonista per tutte le serate della rassegna la house band formata da Piero Odorici, Daniele Scannapieco, Andrea Pozza, Aldo Zunino e Anthony Pinciotti ai quali, nello spirito delle jam session, si uniscono tutti quelli che hanno voglia di suonare.

Il direttore artistico del Jazz Club Méliès, Fabio Giacchetta, insieme al celebre batterista Eric Harland (Foto Andrea Adriani)

La direzione artistica è stata affidata da Umbria Jazz a Fabio Giacchetta anche in questa edizione, dopo il convincente esperimento dell’anno precedente che aveva visto come location il ristorante “Da Cesarino” in piazza IV Novembre. E’ stato proprio il titolare del “Ricomincio da tre Music Club” di San Mariano di Corciano, dove da quasi vent’anni il jazz è di casa, a restituire al centro cittadino nel 2014 le Jam Session notturne:

“Riuscimmo a coinvolgere fior di musicisti nelle varie location succedutesi negli anni: dall’iniziale pub “Il Cavaliere” (in una viuzza retrostante via Baglioni, n.d.r.) al successivo “Gesto” ubicato tra via Marzia e via Alessi e per due anni all’ex “Birraio” in via delle Prome a Porta Sole. L’obiettivo, pur essendo indipendenti dalla kermesse era quello di riportare in esistenza formule di fruizione di questo genere musicale, gratuite e accessibili a tutti nell’ambito dell’evento, perché vicino al pubblico che segue Umbria Jazz nella maniera canonica intervenendo ai conceri più importanti e a pagamento, c’è ne è anche un altro che vuole ugualmente avvicinarsi al jazz, ma in modo più economico e popolare. E le Jam Session sono la chiave di volta, perché è di fronte a questi spettacoli in cui c’è la massima interazione tra i musicisti che si sviluppa un’energia che durante i concerti non riesci a sentire. E la gente può goderne appieno, percependo anche l’intesa che c’è sul palco oltre a sensazioni musicali profonde nel proprio intimo”.

Poi è arrivata la chiamata di Carlo Pagnotta e dei suoi collaboratori…

“Devo davvero dire grazie a Carlo e agli altri perché evidentemente hanno capito la filosofia che in passato mi aveva animato. E sono davvero onorato di far parte della grande famiglia di UJ con cui c’è piena collaborazione, oltre che un ottimo rapporto. La Fondazione ha scelto il gruppo “resident”, la location e cura l’allestimento del palco; io mi occupo di tutto il resto, compreso il tenere i rapporti al momento con i musicisti e il coordinare tanto la sala quanto l’intrattenimento nel chiostro in un crescendo tra l’altro di soddisfazioni. Abbiamo stimato almeno un migliaio di presenze a sera finora e nel primo week-end questa cifra è quasi raddoppiata. Senza parlare poi della qualità musicale, anche quando sono i più giovani a proporsi sul palco insieme ai veterani”.

Improvvisazione pura tra i giovani jazzisti al “Méliès” (Foto Andrea Adriani)

Una formula vincente,  che ha perfino vissuto l’altra notte un momento esaltante per l’irruzione sul palco del sassofonista Kamasi Washington che si è esibito in una Jam Session da brividi con la Resident Band. La formula, del resto, rimanda al 1982 a quando  l’organizzazione pensò di portare a Perugia il modello newyorkese legato al mondo delle Jam Session e attivò il primo locale della storia di Umbria Jazz dedicato a questo tipo di performance. Riferimento tutto legato al “Panino”, attuale “Il Paiolo” ubicato a metà di via Alessi e a ridosso del parcheggio del mercato coperto. Ricorda Giovanni Tarpani, ex segretario generale della Fondazione Umbria Jazz:

“Ottenemmo la gestione di quelle sale dal conte Tiberino Ansidei e Carlo Pagnotta insieme al manager di molti artisti jazz Alberto Alberti ingaggiò Cedar Walton, Billy Higgins e Walter Booker come gruppo fisso. Nel crso della notte molti grandi artisti, terminato il concerto al Teatro Tenda di Pian di Massiano raggiungevano il club e si mettevano a suonare gruppo residente. La stessa formula verrà esportata alla “Terrazza” del mercato coperto, prima con Horace Silver e poi con la formazione di Jack Walrath. Forse però fu la formazione del percussionista Ray Mantilla and The Space Station, al “Panino”, a riscuotere il maggior successo”.

Sembra lontana anni luce quell’epoca, ma c’è ancora se la ricorda bene. Per tutti gli altri, l’era “Méliès” è appena iniziata.