“Preoccupante il mancato binomio tra crescita e occupazione sottolineato da Cgil”

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La nota di Bori (Pd)

“Dal 2019 in avanti il sistema economico umbro ha fatto registrare un incremento della crescita a cui non è corrisposto, però, un aumento dell’occupazione. Si tratta di un fenomeno preoccupante sul quale le istituzioni regionali dovrebbero interrogarsi profondamente”.

 

È quanto dichiara in una nota il Consigliere regionale PD Tommaso Bori.

“La crescita dei ricavi e dei profitti – spiega – non ha generato, come dovuto, una maggiore capacità di includere nuovi lavoratori. Rispetto al 2018 – ricorda – mancano ancora all’appello oltre 6mila occupati. La ricchezza prodotta in questi anni non è stata dunque capace di avere significativi effetti redistributivi e, al contempo, il sistema economico non è stato messo nelle condizioni di creare una crescita duratura nel tempo. Prova ne sono i dati elaborati recentemente dalla Cna regionale che prefigurano una brusca frenata del Pil regionale già nel corso di quest’anno. Il mancato binomio virtuoso tra crescita economica e occupazione è tanto più preoccupante anche perché nella nostra regione, così come è stato sottolineato oggi dalla CGIL in apertura del congresso regionale, il lavoro, quando c’è, è troppo spesso sottopagato e demansionato, con evidenti disparità generazionali e di genere. Dal +3,9% del 2022, anno del rimbalzo economico rispetto alle ristrettezze del periodo pandemico – ricorda Bori – le stime parlano oggi di un timido e striminzito +0,5 % del Pil. Per altro, il contributo alla crescita è venuto quasi esclusivamente da due settori: quello delle costruzioni e quello manifatturiero. Il primo trainato da misure nazionali anticicliche, come quella del super bonus edilizio, il secondo determinato dall’incremento ormai reso strutturale negli anni dell’export regionale. In entrambi i casi però si attendono i contraccolpi, specie per le scelte compiute dal governo Meloni in materia di super bonus e rispetto agli effetti derivanti dagli eventi bellici e dalla crisi energetica. Rispetto a questo scenario, non certo tranquillizzante – sottolinea il consigliere e segretario regionale Dem – stiamo assistendo alla completa inerzia del Governo regionale, del tutto incapace di mettere in campo misure organiche per agevolare lo sviluppo, favorire la produttività e incentivare il lavoro. Il fallimento delle politiche attive, della gestione di Arpal e delle risorse a disposizione sta condizionando anche la mancanza di strumenti per mettere in connessione domanda e offerta di lavoro. Il tutto con la totale assenza di politiche industriali regionali capaci di ripensare anche le leve dello sviluppo, a partire dai progetti di ricerca, sviluppo e innovazione per la transizione ecologica e circolare. I dati sul Pil rivisti al ribasso da Cna e l’allarme lanciato dalla CGIL anche in termini di tenuta sociale, potrebbero diventare presto una realtà nella nostra regione. Per questo motivo – prosegue – occorrono interventi urgenti sia sul fronte nazionale che regionale. Occorre che la giunta Tesei spinga il Governo a rivedere subito gli incentivi automatici già previsti dal nuovo piano di transizione 4.0, potenziandoli, e rilanciare la cessione dei crediti legati al Superbonus e ai bonus minori per fare ripartire gli investimenti di manifattura e costruzioni che sono stati i driver della ripresa degli ultimi due anni. La Regione stessa attivi da subito misure e incentivi per la buona occupazione e una semplificazione normativa resa indispensabile non solo in ambito urbanistico. Serve fare in modo che le imprese siano maggiormente coinvolte e sostenute anche sotto il profilo della gestione amministrativa. Oltre 40 comuni, tra cui Perugia, sono ancora privi di uno sportello unico per le imprese e ciò rappresenta, ad esempio, un limite nella gestione operativa delle pratiche del super bonus. Il sistema produttivo umbro – conclude Bori – ha bisogno di essere messo nelle condizioni di valorizzare maggiormente i propri punti di forza ma, allo stesso tempo, va aiutato ad affrontare le nuove sfide con gli strumenti più idonei a coniugare innanzitutto crescita e lavoro di qualità”.