Perché a Perugia non c’é un pronto soccorso pediatrico?

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Perché a Perugia non c’é un pronto soccorso pediatrico? Nel capoluogo umbro manca un intervento immediato per i più piccoli, soprattutto nei giorni di festa

Se nei giorni festivi un bimbo ha un problema pediatrico su cui occorre un consulto medico d’urgenza è tutto macchinoso, quanto difficoltoso.

A Perugia, infatti, non esiste un Pronto Soccorso Pediatrico.

C’è il Pronto Soccorso “generale”, ma non si può portarvi un bimbo ammalato in mezzo – ad esempio – a due ubriachi insanguinati che si sono presi a bottigliate.

Ed in ogni caso se al Pronto Soccorso arrivano bimbi in età pediatrica, nella maggior parte dei casi vengono immediatamente inviati al reparto specialistico, il quale sopperisce alle funzioni di pronto soccorso pediatrico.

Come se arrivano bimbi con il 118 vengono portati direttamente al reparto di pediatria.

In reparto, però – tengono giustamente a sottolineare con tanto di avviso appeso al muro – possono intervenire sugli “esterni” e solo se non hanno altre urgenze e/o priorità con i ricoverati, essendo principalmente un reparto di degenza.

Poi in realtà medici e paramedici del reparto di pediatria – che sono efficienti, professionali e disponibili, seppur in cronica carenza di organico – riescono a fare tutto e bene, prestando assistenza ad altissimo livello contemporaneamente ad esterni e degenti.

Ma in Italia la bravura, professionalità, dedizione e senso di responsabilità dei singoli non possono costantemente sopperire alle endemiche mancanze del Sistema.

Non si può “approfittare” del senso del dovere dei singoli, per abdicare dalle responsabilità organizzative.

Perché, quindi, al S. Maria della Misericordia – polo regionale di riferimento, che ha un Polo pediatrico e neonatologico d’eccellenza – manca il Pronto Soccorso pediatrico?

Mentre in caso di emergenze si riesce a raggiungere direttamente l’ingresso del Pronto Soccorso con l’auto, in caso di emergenza per raggiungere il reparto di Pediatria i poveri genitori devono affrontare una serie di “gimkane” tra sbarre, parcheggi lontani ed ascensori.

Non vi dico, poi, l’affollamento del 24-25-26 dicembre scorsi, quando si raggiunse il primo picco dell’influenza stagionale.

Bimbi piangenti, la maggior parte dei quali si affogavano dalla tosse, e genitori accampati fuori dal reparto sulle 6 (dico 6) sedie davanti agli ascensori (in comune con i reparti di Ostetricia-ginecologia) o sulle 2 (dico 2) panche della sala-giochi che attendevano il proprio turno.

Turni non stabiliti in base ad un Triage che prevede un grado di urgenza, in base alla patologia ed un codice assegnato, provocando anche discussioni tra i genitori stremati dall’attesa.

Ed all’interno medici e paramedici – veri e propri Angeli – che si dividevano affannosamente e di corsa tra le emergenze interne dei degenti (il reparto era al completo) ed esterne, lavorando ad altissimi ritmi, ancorché con grande efficienza.

Ma quello è pur sempre un reparto ordinario di degenza prestato alle emergenze e non un pronto soccorso pediatrico.

Senza puntare sempre il dito contro la politica, quindi, sarebbe quanto mai opportuno che la politica finalmente affrontasse l’argomento e facesse qualcosa, perché i nostri figli sono importanti.

E soprattutto quando si sbandiera ai quattro venti la (doverosa) attenzione della politica alle minoranze.

I nostri figli non sono una di quelle “minoranze” meritevoli di attenzione?

Essi, invece, sono una minoranza, ma che non fa cortei, non fa manifestazioni, non può rivendicare diritti, ma subisce inerme le scelte degli adulti.

Vediamo l’agenda politica regionale intasata di tanti temi, alcuni grandi, altri oggettivamente non prioritari, ma l’unica vera “minoranza silenziosa” (i bambini) non è un grande tema?

Invece ritengo che anche i nostri figli siano un Grande Tema al pari di altri.

Occorrono accessibilità, spazi, accoglienza e servizi sanitari d’urgenza adeguati e dedicati esclusivamente ai bambini.

Occorre un Pronto Soccorso Pediatrico.

Anche di questo si è parlato mercoledì 21 marzo presso il reparto di Pediatria del nosocomio perugino, in occasione della consegna allo stesso reparto dei presidi medici acquistati dall’Associazione “Amici del Bambino Malato” ONLUS.

La cerimonia si è tenuta alla presenza del Primario del reparto Susanna Esposito, dell’Assessore Regionale alla Sanità Luca Barberini, del Direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Emilio Duca e di altre esponenti regionali, cittadini ed universitari, con due madrine d’eccezione: Angela Guerrieri Romizi e Manuela Mignini Moriconi in qualità di madri attente e sensibili oltre che mogli rispettivamente del Sindaco di Perugia e del Magnifico Rettore dell’Università di Perugia.

Anche in quella sede l’esigenza della creazione di un Pronto Soccorso Pediatrico è stata sottolineata sia dai dirigenti del reparto (Primario e Caposala), sia dai genitori presenti.

A questo proposito è stato annunciato che verrà creato un comitato di genitori per promuovere il fund raising dedicato alla creazione del Pronto Soccorso Pediatrico.

Le dichiarazioni dell’Assessore Barberini e del Direttore Duca, però, sono state molto tiepide sull’argomento.

Ed hanno ingenerato nei presenti il concreto sospetto che non vi sia alcuna intenzione da parte dell’amministrazione Regionale e dei vertici dell’Azienda Ospedaliera di sposare il progetto.

Ma in una Regione che si vanta dell’eccellenza sanitaria, l’assenza di un Pronto Soccorso Pediatrico nella struttura ospedaliera di riferimento regionale è macroscopica.

E forse sarebbe stato sicuramente più utile per i cittadini, impiegare tutti quei mesi passati a discutere sulle nomine dei dirigenti, con dimissioni date e poi rientrate dell’Assessore alla Sanità Barberini, a lavorare – invece – per creare il Pronto Soccorso Pediatrico.

Avv. Gian Luca Laurenzi