Per i detenuti di Capanne formazione per lavorare nell’edilizia

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Realizzare percorsi formativi e accompagnare al reinserimento lavorativo nel settore dell’edilizia i detenuti del carcere di Capanne, a Perugia, e le persone in esecuzione penale esterna è l’obiettivo di un protocollo di intesa, sottoscritto nella sede del Cesf-Centro edile per la sicurezza e la formazione di Perugia.

L’iniziativa intende promuovere l’inclusione sociale della popolazione detenuta.

L’accordo è stato sottoscritto da Antonella Grella, direttrice del carcere di Capanne, Maria Biondo, direttrice dell’ufficio distrettuale di esecuzione penale esterna di Perugia, Agostino Giovannini, presidente del Cesf e dai presidenti e segretari delle parti sociali del settore edile: Albano Morelli Ance Umbria, Emanuele Bertini Cna costruzioni Umbria, Pierangelo Lanini Anaepa Confartigianato edilizia Umbria, Matteo Ragnacci LegaCoop produzione e servizi Umbria, Elisabetta Masciarri Fillea Cgil Umbria, Giuliano Bicchieraro Filca Cisl Umbria e Alessio Panfili Feneal Uil Umbria.
“La formazione professionale e l’attività lavorativa – ha sottolineato Grella – rivestono un ruolo centrale in ogni percorso riabilitativo sia per il reinserimento sociale dei detenuti e delle persone in esecuzione penale esterna sia per prevenire il rischio di ricaduta nel reato. In quest’ottica la collaborazione che abbiamo avviato offre una straordinaria opportunità sia ai detenuti, che potranno acquisire quelle competenze che consentiranno loro di entrare nel mondo del lavoro, sia alle imprese che potranno trovare collaboratori qualificati e certificati grazie al supporto formativo del Cesf”.
Al Cesf, infatti, il protocollo affida il compito di individuare, progettare e realizzare i percorsi formativi che meglio rispondono ai fabbisogni delle imprese e alla domanda del mercato del lavoro di settore. Oltre alla formazione di primo ingresso in cantiere, saranno rivolti in via prioritaria, ai profili di addetto alle opere murarie, addetto alla decorazione e pittura, nonché alla formazione per la manutenzione ordinaria. “Affinché il reinserimento delle persone rinchiuse in carcere sia più rapido e duraturo possibile – ha ribadito Agostino Giovannini – è necessario che sia preceduto e sostenuto da una solida formazione. Il Cesf metterà a disposizione risorse per garantire le competenze di base, affinché i soggetti coinvolti possano accedere in cantiere operando in piena sicurezza. Tale formazione sarà svolta all’interno dell’Istituto penitenziario in uno spazio appositamente attrezzato anche grazie al contributo concesso dalla Fondazione Perugia”. “Questa iniziativa – ha aggiunto Maria Biondo – è un passo verso la piena attuazione dell’articolo 27 della nostra Costituzione: i detenuti hanno in questo modo la possibilità di costruire il proprio futuro in un percorso che inizia all’interno del carcere e, grazie all’applicazione dell’art. 21 dell’ordinamento penitenziario, si conclude nella società civile con un lavoro che significa dignità, in grado di fornire i mezzi per realizzare un nuovo progetto di vita”. Contestualmente al protocollo, è stato presentato anche il primo progetto frutto di questa nuova collaborazione. Si tratta dell’iniziativa “Ri-costruire il futuro – progetto per l’integrazione socio-lavorativa dei carcerati”, realizzato dal Cesf con il sostegno di Fondazione Perugia. Lo scopo è quello di realizzare all’interno della struttura carceraria di Capanne un primo percorso formativo professionalizzante per operatori edili e favorire il successivo reinserimento lavorativo dei carcerati in imprese edili del territorio”. Ad illustrare il proprio contributo al progetto sono stati anche i rappresentanti delle istituzioni partner: il vicedirettore generale di Fondazione Perugia Cesare Mancini, il presidente della Fondazione di Carità San Lorenzo Maurizio Santantoni e il direttore della Caritas diocesana di Perugia e Città della Pieve don Marco Briziarelli. Nella prima fase del progetto sono stati selezionati 15 detenuti tra quelli in possesso dei requisiti per accedere ai benefici dell’articolo 21 (e dunque che possono essere autorizzati ad uscire dal carcere durante il giorno per recarsi al lavoro) e soprattutto tra quelli a lavorare nel settore delle costruzioni sia durante il periodo di semi-libertà che a fine pena. Dopo una prima fase di formazione nel laboratorio attrezzato all’interno del complesso penitenziario verrà avviata un’attività, attraverso la formula del cantiere scuola, ovvero avviando una fase di lavoro su un manufatto reale, sempre all’interno del carcere, su parti esistenti dell’edificio carcerario.