Lettere in redazione: all’Ellisse dell’Ospedale di Perugia il sisma ha fatto distinzioni

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Mercoledì 18 gennaio, l’ordinanza n. 69 del Sindaco di Perugia decreta la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per il terremoto, compresa l’Università. Qualcuno la giudica un atto di  eccessiva prudenza anche se, dopo le tre scosse del mattino, è comprensibile lo scopo di fare ulteriori verifiche sugli edifici adibiti ad attività didattica. Qualche funzionario dell’Università, alla sede di Medicina annessa all’Ospedale Santa Maria della Misericordia (il famoso palazzo di forma ellittica) dà un’interpretazione estensiva dell’ordinanza (non si sa mai, la prudenza non è mai troppa!). E così, pur lavorando in un edificio di proprietà dell’Università, ma  non adibito ad attività didattica, verso le 14, i dipendenti universitari abbandonano precipitosamente il posto di lavoro, senza neppure attaccare un cartello di avviso e senza informare della propria decisione tutto il personale dipendente dell’ospedale, che in quel momento sta lavorando in cinque dei nove piani della stessa Elisse. Risultato: gli universitari a casa, gli ospedalieri al lavoro, come se il terremoto, pericoloso per gli uni, fosse innocuo per gli altri. O viceversa.  L’edificio, fa notare qualcuno,  è di recente costruzione e con tutti gli accorgimenti antisismici ma, si sa, la paura è paura e la psicosi è psicosi. Morale: gli ospedalieri, ignari del pericolo incombente, continuano a lavorare e, anzi, devono mettere a presidio dell’Ellisse un loro portiere, perché gli addetti dell’Università hanno lasciato le chiavi dell’edificio agli uffici dell’Azienda Ospedaliera. Nessuna comunicazione ufficiale da Unipg all’Azienda Ospedaliera, ma una tempestiva consegna delle chiavi con una precisa raccomandazione: l’ultimo che esce, la sera, spenga la luce e chiuda la porta. E poi dicono che in Italia le amministrazioni pubbliche non comunicano tra loro!