Impresa e Made in Italy: resiste chi è flessibile

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Impresa e Made in Italy: resiste chi è flessibile. L’Avv. Giambartolomei: “L’imprevisto ha spiazzato le aziende, anche le più solide. Soltanto pochi imprenditori hanno avuto la capacità e la forza di riadattarsi e riqualificarsi”

Le aziende “solide” rischiano di sbriciolarsi, mentre quelle flessibili si modellano.
Una delle risposte che questo tempo ci ha indicato in maniera più che chiara è che l’imprenditore dovrà necessariamente rivedere il proprio modello di business e inserire la voce “consulenza“, termine purtroppo da molti sottovalutato.
Al riguardo Acacia Group si è rivolta a Matteo Giambartolomei, avvocato e consulente d’impresa, per conoscere la sua visione per l’impresa del post pandemia.

“Nell’immaginario collettivo l’impresa che resiste alle mutevoli esigenze del mercato è sempre stata quella rigidamente strutturata, con le proprie radici ben piantate a terra. Nulla di più anacronistico e sbagliato.
Quello che ho imparato in questi lunghi anni di professione è che le aziende “rigide” rischiano più facilmente di sgretolarsi se incontrano fasi di crisi, mentre quelle “flessibili”, avendo affinato la capacità di adattarsi alle mutevoli esigenze e condizioni di una società senza confini e sempre più globalizzata, riescono più agevolmente a sopravvivere e addirittura a crescere. L’attuale emergenza ne è la riprova. L’imprevisto ha spiazzato le aziende, anche le più solide. Soltanto pochi imprenditori hanno avuto la capacità e la forza di riadattarsi e riqualificarsi. Nessuna azienda, neppure la più piccola, può rimanere indietro su temi quali flessibilità, implementazione del digitale, lavoro agile, capacità di riconversione e adattamento alle nuove richieste del mercato. Senza trascurare nel business plan la voce “consulenza”, da sempre sottovalutata per esigenze di contenimento dei costi. L’imprenditoria italiana non deve e non può permettersi di essere seconda a nessuno; il nostro Paese gode di un know how riconosciuto e attestato a livello internazionale tanto che il “made in” è diventato una garanzia di qualità, espressione di una tradizione di arti e di mestieri, di lavorazioni artigianali e di sapienza industriale, di grande cura del dettaglio, maturate nel corso di decenni.
Il Made in Italy, è tutto ciò che evoca, è senza dubbio la via d’uscita dalla crisi attuale. In questo percorso l’impresa italiana, ed è altrettanto evidente, ha bisogno di coraggiose azioni legislative che la politica, a tutti i livelli, ha il dovere di in campo, superando gli approcci timidi ed inefficaci sinora adottati anche in ordine all’accesso al credito.
E’ strategico sviluppare, sul fronte impresa, un sano dialogo con il sistema bancario che poggi su adeguati e fluidi strumenti di analisi che fungano da reale supporto decisionale per rendere operativa l’impresa stessa.
In questo senso qualcosa si sta muovendo, soprattutto in Umbria, territorio disseminato da una rete imprenditoriale fatta di piccole e medie imprese, oggi in seria difficoltà.
Le risposte che arrivano dal Governo regionale potrebbero segnare un bel cambio di passo nell’approccio strategico e di sistema che gli operatori economici cercano.
Un dialogo diretto e sempre aperto con associazioni di categoria, sindacati, istituti di credito, che possano ridefinire in breve tempo le priorità dei territori, le possibilità di internazionalizzazione, i possibili futuri scenari e le opportune strategie per aggredire fette di mercato non più troppo lontane”.

L’INDAGINE SULLE IMPRESE UMBRE

Quanto affermato da Matteo Giambartolomei avvalora l’indagine Acacia Group che riassume l’impatto del lockdown sul tessuto imprenditoriale locale. Il questionario sottoposto a un campione rappresentativo di 234 imprese nei diversi settori economici e nelle diverse fasce dimensionali, evidenzia le criticità e raccoglie il sentiment sulla fiducia alla Giunta Tesei.
Le conseguenze del lockdown sono state pesanti: il 96% delle imprese ha registrato cali di fatturato, di cui il 76% per oltre un quarto del valore della produzione.

Dall’indagine emerge che:
-Il 39% delle imprese pensa che la situazione non migliorerà a breve.
-Il 27% pensa che non riuscirà a recuperare significativamente la flessione.
-Il 26% pensa di poter recuperare fino al 20%.
-L’8% pensa di poter recuperare fino al 30%.
-Il 28% delle imprese si prepara a tagliare i costi aziendali per affrontare il ridimensionamento del mercato.
Smart working, messa in sicurezza dei locali e riorganizzazione delle reti commerciali sono le scelte prevalenti da affrontare subito. Significativa è anche la valutazione di adottare canali di vendita online.
Preoccupante la constatazione che molti imprenditori non abbiano una strategia per affrontare il futuro se non quella di ridurre i costi. Molti gli imprenditori che ammettono di non avere nel board aziendale consulenti e professionisti che possano studiare e adottare piani strategici per affrontare il futuro.
La consulenza, tragicamente sottovalutata, sarà una delle prime voci che le imprese dovranno rivedere nei business plan aziendali.
Per quanto concerne la fiducia nelle misure a sostegno delle imprese proposte dalla Giunta Tesei, il 78% del campione ritiene che siano fondamentali. Sfiora l’unanimità il giudizio favorevole sul calendario di riapertura anticipata proposto al Governo.