Fondazione per la conservazione e il restauro dei beni librari di Spoleto: presentato nuovo corso

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Con 2700 ore complessive di formazione, di cui 2340 di attività formativa in aula e 360 di esperienza pratica, riprende l’attività della Fondazione per la Conservazione e il Restauro dei Beni Librari di Spoleto grazie a un corso triennale per “Tecnico del restauro dei beni culturali–settore materiale librario e archivistico e manufatti cartacei e pergamenacei”.  Il corso è stato presentato stamani,  al Salone d’Onore di Palazzo Donini a Perugia, da rappresentanti della Regione Umbria e del Comune di Spoleto, dalla direttrice dell’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario, Maria Cristina Misiti e  dal commissario straordinario della Fondazione Manuela Albertella.  Durante l’incontro è stato ricordato che questa iniziativa prende avvio dopo che dal 2010 alcune difficoltà avevano impedito alla istituzione umbra, ad esclusione delle attività di consulenza e dotazione tecnica,  il normale svolgimento di corsi di formazione. Corsi che dal 1998, anno di costituzione della Fondazione tra  Ministero, Regione Umbria, Comune di Spoleto e Province di Perugia e Terni, avevano per la loro eccellenza consentito a numerosi ex-allievi di lavorare presso alcune delle più importanti biblioteche del mondo, dalla Marciana di Venezia alla Nazionale di Firenze, dalla “British Library” di Londra alla “Folger Shakespeare” di Washington. Focalizzato in particolare sul settore materiale librario e archivistico e manufatti cartacei e pergamenacei, il corso, che partirà il 21 aprile a Spoleto nella sede della Fondazione, si avvarrà del coordinamento scientifico di Maria Cristina Misiti, di  docenti in discipline umanistiche, storiche e scientifiche e di qualificato  personale tecnico restauratore. “Al termine del triennio formativo i 13 partecipanti acquisiranno il titolo di Tecnici del restauro, una figura professionale – ha spiegato Misiti – prevista dal nuovo ordinamento dei percorsi formativi. I suo compito è di collaborare con il restauratore adottando tutte le azioni necessarie, dirette ed indirette,  per limitare i processi di degrado dei beni ed assicurarne la conservazione. Nel corso – ha aggiunto – abbiamo  cercato di equilibrare lo studio di materie scientifiche, come chimica e fisica, con l’attività  pratica di laboratorio, proprio per fornire un ventaglio di conoscenze utili per il restauro di beni librari e archivistici, soprattutto in ambito di prevenzione e pianificazione per la conservazione”. Per la Regione Umbria l’avvio del corso corona un impegno  portato avanti da tempo, con determinazione e fatica, al fine di rilanciare  una esperienza che ha nella città di Spoleto e nelle istituzioni che lì operano, Laboratorio di diagnostica dei Beni culturali e Scuola per il restauro e la conservazione del libro antico, un polo di eccellenza. Già negli anni ’70 – è stato ricordato –  la Regione avviò nella città di Spoleto,  nel territorio ed in alcuni centri circostanti,  corsi di formazione per restauratori in  vari ambiti del patrimonio storico artistico e culturale. Ora con l’avvio del corso si ripete una esperienza prestigiosa che in passato ha portato professionisti lì formati a rivestire incarichi di rilievo a livello nazionale ed internazionale. Gli oltre 90 candidati  che hanno presentato domanda per accedere  al corso testimoniano, per la Regione,  la giustezza di questo impegno ed il successo di una iniziativa che può concorrere a creare occupazione.

   Per il  Comune di Spoleto l’avvio del corso rappresenta un segnale importante per il territorio e una positiva inversione di tendenza rispetto alle difficoltà finora incontrate. Tra gli obiettivi dell’amministrazione anche quello di promuovere ulteriormente la Rocca Albornoziana di Spoleto, come luogo di aggregazione e come vero e proprio quartiere cittadino. Per la sua valorizzazione e piena fruibilità  – è stato annunciato – è in atto un progetto di recupero degli spazi e della struttura che prevede finanziamenti, a valere su diverse fonti finanziarie, per 3 milioni 800 mila euro.

Per Manuela Albertella “la ripersa dell’attività della Fondazione è un segnale importante non solo per Spoleto, ma per l’intera Umbria. E ciò secondo una prospettiva che, superate le difficoltà, può ora guardare con maggiore fiducia al futuro. Sono state infatti attivate – ha detto Albertella –  collaborazioni importanti per la Fondazione che lasciano ben sperare anche per l’attivazione di nuove iniziative e la messa a frutto delle potenzialità che qui ci sono, anche rivolte a possibili  opportunità di occupazione”.

Red/mc