“Disabilità: estendere il protocollo dama a tutta la regione”

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La nota di Simona Meloni (Pd)

“Estendere il progetto Dama (Disabled Advanced medical Assistance), un valido modello di accoglienza e di presa in carico dei disabili, in tutta l’Umbria, a partire dall’Azienda ospedaliera di Perugia, con l’obiettivo di offrire su tutto il territorio regionale un efficace strumento di accoglienza e presa in carico delle persone con disabilità e delle loro famiglie che si approcciano ai servizi sanitari regionali”.

 

Così la capogruppo del Partito democratico, Simona Meloni, che ha annunciato la presentazione di un’interrogazione alla Giunta affinché “attivi il progetto in tutte le strutture ospedaliere della Regione”.

“Il progetto Dama (Disabled Advanced Medical Assistance) – spiega Meloni – è stato promosso e sostenuto dall’Osservatorio nazionale autismo e dall’Istituto Superiore di Sanità e punta a realizzare un modello di accoglienza e di assistenza medica rivolta alle persone con disabilità grave, in particolare con disabilità di tipo intellettivo, comunicativo e neuromotorio, garantendo un innovativo modello di presa in carico del paziente in base ai bisogni di salute emergenti e una risposta assistenziale integrata e adeguata agli interventi clinici, diagnostici e terapeutici da realizzare. L’iniziativa è nata a Milano, all’Ospedale San Paolo e ha portato un notevole beneficio all’utenza fragile. Tra i punti che caratterizzano il progetto c’è la presenza di un’equipe multidisciplinare che progetta il percorso ospedaliero più idoneo, lo adatta alla soluzione medica e alla condizione del paziente e si preoccupa anche del rapporto relazionale con il paziente stesso. Spesso è presente personale volontario qualificato, selezionato e formato; nelle esperienze che ci sono, sono genitori di persone con disabilità, membri di associazioni di volontariato che accompagnano le famiglie, fungendo così da mediatori sanitari. Il punto centrale di questo progetto sta poi nella facilità di contatto con le famiglie mediante la creazione di un call center che funziona come centrale operativa, riservato alle famiglie e ai pazienti con disabilità intellettiva e neuromotoria grave, gestito dal personale sanitario e amministrativo dell’equipe stessa. Al momento del contatto telefonico dall’esterno, viene eseguito un vero e proprio triage, raccogliendo quelle informazioni utili che dovranno servire per l’organizzazione della risposta medica, che è calzata quindi sull’unicità del paziente e del suo percorso di cura. Sono previsti anche dei day hospital e dei percorsi ambulatoriali in spazi riservati e delle sedute operatorie a loro dedicate e la creazione di un database con i dati dei pazienti, per progettare i percorsi futuri. In Umbria – prosegue Meloni – il primo punto che fa riferimento al progetto Dama è il Cad umbro (Centro di accoglienza disabilità), nato nel febbraio 2018 presso l’azienda ospedaliera di Terni. Il punto umbro è nato accogliendo persone con disabilità motoria, per poi estendere la sua attività, dal luglio 2018, alle persone con disabilità complessa intellettiva o relazionale. I pazienti presi in carico dal Cad umbro sono più di 200, di questi 200 proprio nei primi 18 mesi di attività e provenienti anche da fuori regione. La presenza di una sola struttura come questa in tutta l’Umbria – conclude Meloni – fa sì che numerose persone del perugino di trovino costrette a rinunciare al percorso Dama a causa della notevole distanza. Una eventuale estensione di questo protocollo in tutta la regione permetterebbe una migliore garanzia del diritto alla salute per tutti. A Perugia, per esempio su 200mila persone, i piccoli con disturbi di questo tipo erano 203 nel 2017, 55 in più del 2016. Serve dunque uno sforzo da parte della Regione, affinché si contribuisca ad abbattere quelle barriere relazionali, strutturali e di comunicazione che corrono il rischio di far rinunciare ad accedere ai servizi sanitari”.