“Umbria-economia e sociale alla prova della pandemia. Idee e proposte per il futuro”

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“Umbria-economia e sociale alla prova della pandemia. Idee e proposte per il futuro”. Gli interventi dei consiglieri regionali e della presidente tesi alla conferenza regionale dell’economia e del lavoro

Sono terminati i lavori della Conferenza regionale dell’Economia e del Lavoro (CREL), iniziata ieri e dedicata a “Umbria – Economia e sociale alla prova della pandemia. Idee e proposte per il futuro”. Nella seconda parte della mattinata sono intervenuti: Vincenzo Bianconi (capogruppo regionale Misto), Tommaso Bori (capogruppo regionale Pd), Andrea Fora (capogruppo regionale Patto civico per l’Umbria), Valerio Mancini (presidente Seconda commissione – Lega) e l’intervento conclusivo della presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei.

LE RELAZIONI

Vincenzo Bianconi (Gruppo misto):

“Importante momento di confronto, l’ascolto è fondamentale per la politica, come lo è per i rappresentanti delle associazioni di categoria e sindacali. Questo è il tempo delle scelte radicali non solo perché abbiamo l’occasione del Pnrr, ma anche perché la nostra regione ha raggiunto uno stato di crisi e di depressione economica che, a prescindere da queste risorse, si deve rimettere in discussione. Serve un salto di metodo e di approccio poiché le ‘medicine’ utilizzate finora non hanno invertito il trend. Oggi, grazie anche ai nuovi mezzi di confronto, ci rendiamo conto che esiste un modello di democrazia partecipata reale e non figlia dell’improvvisazione, ma di metodi scientifici e trasparenti che creano condizionamenti puntuali. Sono scettico che le risorse del Pnrr, seppure rappresenti una grandissima occasione, atterreranno nella misura prevista in Umbria. La programmazione 2021-2027 rappresenta un tema fondamentale, come pure i residui della vecchia programmazione, ma la definizione delle azioni strategiche per l’Umbria come la stiamo impostando? Il brand Umbria deve rappresentare un orgoglio per gli umbri e questo dipende dalla loro qualità della vita, se il benessere sociale è all’altezza delle loro aspettative. Solo così diventa un brand di qualità e di valore. Molto utile è stata la rappresentazione dell’Umbria illustrata da Banca d’Italia, Istat e dall’Aur. I giovani se ne vanno perché non vedono una prospettiva di qualità alta della vita che deriva dalla qualità dei servizi e dal benessere economico. Il nostro tessuto economico è più lento rispetto ad altre regioni del Centro Italia, ma non abbiamo strumenti finanziari adeguati per intervenire. E su questo dobbiamo lavorare, a partire dai bandi pubblici regionali dove la qualità del lavoro deve avere una valenza importante e diventare condizione ed elemento discriminante nella concessione degli appalti. Nella mia azione di consigliere regionale ho proposto atti ed interventi che atterrassero all’interno di una strategia strutturata e partecipata dal basso. Annuncio la presentazione di una mozione per la promozione e l’attivazione di strumenti di partecipazione attiva dei cittadini al processo di formazione della legislazione regionale e di confronto con Enti ed Istituzioni locali per il rilancio sociale, ambientale ed economico dell’Umbria. All’orizzonte ci sono scelte che condizioneranno la vita economica della nostra regione. Mi riferisco al Piano regionale dei rifiuti e a quello sanitario. Le scelte che verranno fatte avranno un fortissimo impatto sulla qualità della vita e del brand dell’Umbria e quindi sulla sua stessa immagine. La politica spesso ha una visione a breve e non di prospettiva. È il tempo di fare scelte radicali per rilanciare il nostro sistema regionale verso il futuro. Serve quindi un modello di confronto strutturato, trasparente e chiaro che porti la comunità regionale alla condivisione di scelte che caratterizzano i prossimi 25 anni. Sostenibilità sociale, ambientale ed economica rappresentano i tre pilastri sui quali costruire ogni scelta per il medio e lungo periodo”.

Tommaso Bori (capogruppo Pd)

“L’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19, oltre al costo in sofferenze e vite umane, ci consegna un quadro economico e sociale profondamente mutato e con paradigmi di interpretazione e di intervento da parte della politica e delle Istituzioni che necessitano di una vera e propria rivoluzione. Tale mutazione dello scenario non porta però solo elementi negativi: la consapevolezza, maturata nelle Istituzioni e negli Organismi sovranazionali, che i singoli Stati nazionali da soli non hanno gli strumenti adeguati per affrontare le questioni ed i bisogni dei propri cittadini e delle proprie imprese; non sono più in grado di andare incontro alle esigenze ai bisogni dei cittadini e delle imprese, serve un cambio di passo, un cambio di marcia. Se non sono in grado i singoli Stati ad affrontare l’emergenza, ancora meno lo sono le singole Regioni e tanto più lo è l’Umbria, che in Italia rappresenta l’area interna delle aree interne con una densità di popolazione ridotta. È ambiziosa la sfida dell’Italia mediana, una delle terre più interessanti in cui vivere come qualità della vita, ma anche come possibilità di sviluppo economico e sociale. L’Italia mediana lanciata in questi giorni che vede l’Umbria come baricentro deve rappresentare una sfida che noi dobbiamo saper cogliere. Ed il primo tavolo di coordinamento tra tutte le Regioni è il passo per iniziare un percorso nuovo. Accanto a questo l’Unione Europea che per la prima volta è riuscita ad essere una confederazione politica oltre che un unione economica. Il Next Generation Eu che ci consegna notevoli risorse che non vediamo dal dopoguerra deve rappresentare una sfida per le nuove generazioni. Per loro va ripensato un modello di crescita, sviluppo e benessere perché il primo compito delle associazioni di categoria, sindacali, delle Istituzioni e della politica è tornare a creare lavoro, benessere, a ridistribuire la ricchezza. Per la prima volta possiamo affrontare questa sfida con strumenti validi che però ci chiamano a ripensare il modello di sviluppo. Ad oggi questa sfida, purtroppo, in particolare in Umbria non è stata colta. I piani presentati non centrano il punto, non sono stati partecipati e non hanno un modello nuovo di sviluppo. Queste risorse non possiamo permetterci semplicemente di consumarle, ma dobbiamo investirle. Ma fino ad oggi, questo, non è accaduto. Siamo preoccupati per questo, perché al di là del colore di chi governa, il tema è il benessere delle nostre terre. Non sono stati centrati gli obiettivi della transizione ecologica-ambientale, quelli del digitale. Obiettivi che devono portare l’Umbria ad un nuovo livello di crescita. Il Crel può essere un primo momento per invertire la rotta. Le Università dovrebbero rappresentare un valore aggiunto, mentre non fanno parte della filiera di crescita e di sviluppo, culturale, sociale ed economico. Dobbiamo porre un disegno organico perché in un’Italia mediana che conta 13,1 milioni di abitanti, pari al 22 per cento del totale d’Italia, 418,1 miliardi di Pil, pari al 23 per cento di quello nazionale e 1.477.000 imprese. Numeri importanti, dunque, che fanno del territorio un’area baricentrica per lo sviluppo. Questo per noi è un momento spartiacque: o riusciamo ad agganciare la crescita, lo sviluppo ed una centralità politica ed istituzionale, oppure saremo quello che non siamo mai stati e cioè terra periferica. Il rischio è di un declino che ci porta alla marginalità nello scenario italiano ed europeo. E tutto questo dobbiamo invertire. Dobbiamo perseguire la logica del dialogo, della concertazione, della partecipazione alle scelte per far diventare ognuno protagonista del suo territorio”.

Andrea Fora (capogruppo Patto civico):

“Ritengo questo appuntamento strategico ed in parte storico per l’Umbria, utile a provare a condividere un vero cambio di marcia strutturale necessario per invertire dati, numeri e processi che non riguardano il periodo della pandemia, ma provengono da molto più lontano. Quando come minoranza abbiamo chiesto la convocazione del Crel lo abbiamo fatto con la convinzione che potesse rappresentare uno strumento attraverso il quale ripartire per superare le vecchie modalità della concertazione e per trovare insieme nuove forme più efficaci di confronto. Siamo convinti che questa nostra regione, se lavoriamo insieme, può cambiare. Il rischio è che queste giornate possano andare a breve nel dimenticatoio. Non ho memoria di cosa sia successo a posteriori delle passate Conferenze, ma oggi il contesto è diverso. Sono state evocate le importantissime risorse che arriveranno auspicando che possano incidere negli indicatori regionali. Ma si tratta di risorse che comunque non andranno a finanziare progetti di istanze territoriali, ma poche multiregionali che dovranno rappresentare progetti di sistema. Alla luce di ciò è quindi importante che la Regione dia segnali competitivi di costruzione condivisa di importanti processi attraverso la partecipazione delle forze sociali. È tempo di lavorare concretamente, con maturità e responsabilità per costruire un pezzo di cammino che possa portare a generare uno sviluppo complessivo della regione. Spesso il contesto ed il territorio sono più maturi dell’istituzione. Noi svolgeremo appieno la nostra parte per essere propositivi e non solo oppositivi, per il bene dell’Umbria e degli umbri, ma la nostra azione sarà anche di stimolo perché si possa aprire una fase nuova con nuove interlocuzioni, più orientati al risultato attraverso il coinvolgimento del territorio, rispettando le loro istanze. L’istituzione regionale deve rappresentare sempre più uno strumento e non un apparato di sistema, affacciandosi di più e meglio con le Amministrazioni locali. Come gruppo consiliare ci impegneremo affinché queste due giornate di confronto non vengano dimenticate”.

Valerio Mancini (presidente della Seconda commissione consiliare):

“Il grande tema del lavoro è stato uno dei fronti principali di impegno per la commissione che presiedo, dove abbiamo ascoltato numerosi soggetti portatori di interesse. I problemi sono antichi ma richiedono soluzioni nuove. Ci troviamo ad affrontare poli di crisi, non ultimo quello relativo al sisma del 2016, e su questo l’interlocuzione con il commissario Legnini sta dando i primi frutti. È iniziato il rafforzamento delle strutture per la gestione della ricostruzione privata e pubblica. La mia commissione si è recata nei luoghi dove i problemi si trovano, per questo siamo andati, prima della pandemia, alla Prociv di Foligno, poi il lungo incontro con sindaci e imprenditori a Norcia. Stiamo dando attenzione a ricostruzione e emergenza. I terremoti in Umbria non sono una rarità, abbiamo preso in considerazione anche i danni a Spina e Marsciano, con una legge che elimina la disparità di trattamento. Sul versante turismo e enoturismo, in 12 giorni la commissione approvato le linee di indirizzo e la Giunta ha chiuso questo tema dando opportunità alle aziende del vino e dell’olio di avere ulteriore guadagno. Il protocollo contro l’abusivismo turistico contrasta chi non è in regola. Nel comprensorio di Spoleto ci siamo occupati della Isotta Fraschini, dando un minimo sostegno economico ai lavoratori senza adeguata cassa integrazione. Due importanti cluster devono essere seguiti: il nautico e quello spaziale. Stanno dando risultati, una scelta voluta da chi governa la Regione. La Seconda commissione svolge un lavoro complementare all’azione di governo, con la capacità di ascolto e di proposta, non solo lavoro di istruttoria ma anche la partecipazione e l’ascolto dei cittadini per affrontare il delicato momento storico, aggravato dalla pandemia. È un cambio culturale che non riguarda solo la politica ma tutto il sistema, serve uno sforzo comune”.

Donatella Tesei (presidente Giunta regionale):

“Dal 2008 c’è stato un crollo del Pil. La spesa per investimenti è diminuita in modo notevole. L’economia umbra è in forte ritardo su quella italiana. Dal 2013 ad oggi l’Umbria ha subito un vero crollo demografico, portando gli over 65 ad essere più del doppio degli under 25. Tutto ciò prefigura un sistema economico e sociale non sostenibile. L’impatto della pandemia è stato quindi aggravato dall’eredità che ci portavamo dietro. È stato molto complesso trovare le soluzioni più appropriate in questo anno e mezzo. E i dati emersi durante i lavori di questi giorni saranno utili per le scelte del futuro. Il sistema umbro è imploso sulla mancanza di fiducia, sulla bassa natalità e sui bassi investimenti. Le imprese umbre più importanti non sono state sostenute. Non è stata curata l’attrattività turistica e quella verso chi vuole studiare e fare investimenti. Non si è costituito un solido blocco delle Regioni dell’Italia centrale, che pure rappresentano il 25 percento del Pil nazionale. Le università di Umbria, Marche ed Abruzzo hanno attivato una collaborazione che ha portato a tavoli tematici di rilevante interesse. L’interlocuzione si è ampliata a Lazio e Toscana, anche rispetto alle infrastrutture e alle fermate del Frecciarossa. Un primo risultato è stato raggiunto, contenendo la caduta del Pil sul livello di quella nazionale (-9 percento). Ciò significa che lo sforzo per una inversione di tendenza si inizia a materializzare. L’Umbria sta dimostrando di poter essere resiliente e di essere pronta a ripartire. Le politiche economiche che la nostra Amministrazione ha portato avanti cominciano a dare i primi risultati. Abbiamo rimodulato per primi i fondi comunitari reinvestendoli in quantità mai viste sul territorio. Abbiamo varato bandi per il ristoro per non lasciare indietro nessuno. C’è ancora molto da fare per la ripresa ma abbiamo gli strumenti per farlo. Nel 2020 c’è stato un intervento straordinario sul turismo, che si è rivelato importantissimo, portando ad una ripresa storica che ha contagiato anche i consumi e la fiducia. Guardiamo al futuro con un cauto ottimismo mentre affrontiamo un’altra sfida, quella di agganciare la ripresa del Pil ai livelli nazionali. Agiremo per raggiungere dieci obiettivi. Implementare i treni veloci per portare l’Umbria fuori dall’isolamento. Implementare l’aeroporto per consentire ai turisti di arrivare nella nostra regione, attraendo investimenti in tutti i settori. Realizzare le grandi opere per le quali sono aperte molte interlocuzioni e che verranno agevolate dal tavolo con le regioni del Centro. Garantire l’accesso digitale per tutte le aree comprese quelle marginali e interne. Investire sulle filiere per garantire un futuro ai nostri giovani. Sostenere le piccole e medie imprese potenziando la capacità manageriale, la transizione digitale e l’internazionalizzazione. Impegnarsi per le famiglie e per le donne, garantendo la coniugazione dei tempi di vita e di lavoro. Investire sul turismo e sul posizionamento dell’Umbria. Lavoreremo per ottenere la realizzazione di molta parte dei progetti del Pnnr. Dovremo accelerare ancora di più sulla ricostruzione, che dopo 4 anni di stasi, dal 2020, ha fatto registrare un cambio di passo. L’Italia del cratere può essere il più grande cantiere d’Europa, sfruttando le risorse aggiuntive da destinare allo sviluppo economico e al contrasto allo spopolamento di quei territori. La sanità è l’ambito fondamentale, la precondizione per tutti gli interventi. Lavoreremo per il post-Covid, per il nuovo Piano sanitario, per rinforzare la medicina del territorio”.