Scuola al tempo del Covid: la Dad raccontata dalla classe quinta del liceo Jacopone da Todi

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“Ci manca il rapporto con i compagni e i professori, ma non rinunciamo ai nostri sogni e a progettare il futuro”

“Vorrei entrare a Medicina da quando ero piccola” dice Marta, “sarebbe bello frequentare l’Accademia Militare” le fa eco Lorenzo, “desidero fare l’università all’estero” continua Sara e poi Simone “sono interessato al corso di laurea in Biotecnologie o magari Chimica”. A parlare sono le ragazze e i ragazzi del quinto Liceo Jacopone da Todi: giovani resilienti, tenaci e determinati che, nonostante il difficile periodo, continuano a coltivare progetti di studio e di vita.

La classe 5 AS, insieme al Dirigente scolastico e al professore di scienze motorie dell’Istituto, con piacere si è resa disponibile a dedicarci un po’ di tempo per raccontare la propria esperienza con la didattica a distanza, cosa ha significato restare a casa e, in generale, quali sono stati i vantaggi e gli svantaggi portati dalla pandemia nel mondo della scuola.

In molti, come Lorenzo e Marta, sentono la mancanza del contatto diretto con i compagni e con i professori, di quel rapporto fatto di gesti, sorrisi e sguardi, che solo all’interno dell’ambiente scolastico si può respirare pienamente. Altri studenti hanno trovato faticoso mantenere un buon livello di attenzione durante le lezioni online, spiegando come tra le mura di casa sia più facile rilassarsi, diversamente da quanto accade in aula dove la lezione è più partecipativa.

Ma c’è anche chi evidenzia i risvolti positivi della dad, parlando dei tanti studenti provenienti dai Comuni del circondario di Todi, che ogni giorno affrontano viaggi abbastanza lunghi per raggiungere la scuola. Un esempio è quello di Chiara che arriva da Massa Martana e ci rivela come, senza i tempi di viaggio per andare e tornare con l’autobus, ora riesce a ritagliarsi più tempo per se stessa, magari per una passeggiata, ed avere così la mente più libera e riposata per dedicarsi allo studio.

Intanto si avvicina anche una data importante: i 100 giorni dalla maturità, che quest’anno cadono precisamente l’8 marzo. La classe però a causa dell’emergenza sanitaria ha dovuto rinunciare a una tradizione lungamente attesa. “Anche questa – fa sapere Lorenzo – è una rinuncia che incide, perché una volta terminati gli studi, noi ragazzi prederemo strade diverse e sarà difficile organizzare un altro momento da condividere tutti insieme”. Passando poi alla notizia che anche quest’anno l’esame di maturità si baserà su una prova orale che partirà dalla discussione di un elaborato, tutta la classe ha ritenuto giusta la decisione presa, riconoscendo comunque le due prove scritte come il modo più completo per verificare le competenze. “Una bella notizia per tutti – ha detto Elisabetta – non siamo più abituati a svolgere prove scritte così importanti, anche se continuiamo ad impegnarci per il nostro bene”. Un commento condiviso anche da chi aveva ottimi risultati nello scritto, tipo Martina, che fa parte della redazione di Sottobanco, il giornale online del Liceo: “Mi piace molto scrivere testi, ma in quei pochi giorni che siamo tornati in presenza ho trovato più difficoltà a svolgere compiti scritti, facendo la didattica a distanza abbiamo perso l’abitudine a farli”.

In un frangente così delicato, significativa è la conferma da parte del gruppo che l’apprendimento prosegue e non è stato penalizzato dall’interruzione delle attività in presenza, anzi secondo alcuni, tra cui Simone e Maria Giulia, adesso chi lo desidera ha la possibilità di dedicarsi allo studio in modo più completo, “tutto dipende dalla volontà di ognuno di organizzarsi e stare al passo con il programma”. Solo alcune materie riferiscono i ragazzi sono state penalizzate: è il caso di educazione fisica e delle discipline scientifiche completate da attività svolte nei laboratori della scuola. Proprio il professore di scienze motorie Patrizio Arcangeli ci spiega come l’educazione fisica sia stata completamente stravolta dal Covid e riorganizzata: “Forse è la materia più penalizzata di tutte, siamo passati da una lezione pratica, divertente, piena di relazioni e movimento, a una modalità completamente nuova, davanti a uno schermo. All’inizio non nascondo che è stato difficile, adesso mi sono abituato ma non credo sia un cambiamento in positivo, in quanto per me la palestra è un elemento di vita. L’attività sportiva per i ragazzi è fondamentale, non solo li aiuta ad adottare sani stili di vita ma gli permette di sfogare situazioni di stress, che possono verificarsi nel corso della giornata. Con i ragazzi dell’ultimo anno abbiamo instaurato un rapporto speciale, lavorare in palestra con loro è sempre stato gratificante in quanto tutti hanno sempre partecipato volentieri all’attività proposta. Anche a distanza cerchiamo insieme di mantenere viva l’armonia costruita in questi anni con argomenti stimolanti, ma per forza di cose adesso la lezione è solo teorica”.

Soddisfatto della relazione instaurata “a distanza” tra la scuola e gli studenti anche il Dirigente scolastico Sergio Guarente, che ci racconta come l’Istituto dal punto di vista organizzativo ha sicuramente vinto la sfida, in quanto il Liceo si è mosso molto velocemente ed è riuscito ad organizzare in tempi brevi la didattica a distanza, dimostrandosi una scuola pronta a modalità innovative sul piano didattico: “Abbiamo attivato corsi di formazione rivolti ai docenti per introdurli alla nuova piattaforma adottata, allo stesso tempo siamo intervenuti per fornire dispositivi elettronici ai ragazzi che ne avevano bisogno”. A preoccupare il Dirigente scolastico è invece la situazione di isolamento che possono vivere i giovani con un virus che ha completamente modificato la loro quotidianità: “Se da un lato la didattica a distanza è interessante per alcune attività, come quelle di recupero o per iniziative di approfondimento della scuola, per esempio i nostri cicli di conferenze su temi letterari e filosofici che hanno una notevole affluenza di studenti, sotto altri aspetti ci sono chiare criticità. Parlo della dimensione relazionale, un aspetto importantissimo per tutti ma soprattutto per i nostri giovani. Manca il rapporto autentico tra docenti e studenti, sono venute meno le relazioni interpersonali, quelle basate sul linguaggio del corpo, su fondamenti di carattere emozionale. Uno dei punti più critici della didattica a distanza ritengo sia il rischio della demotivazione degli studenti, che vivono in solitario il loro rapporto con i coetanei e con gli insegnanti. Ci stiamo impegnando per sottrarre gli studenti a questa situazione di isolamento perché nuoce all’apprendimento e alla loro vita. Tra l’altro quel disagio psicologico che si manifesta negli studenti è affrontato da anni nella nostra scuola attraverso un valido strumento di supporto, lo sportello di consulenza psicologica al quale ogni allievo può rivolgersi”.

Il Covid quindi non ferma la scuola, ma soprattutto i giovani che continuano a resistere, a fare sacrifici e, allo stesso tempo, a cercare soluzioni per un ritorno a una vita piena che possa corrispondere ai loro sogni.