San Feliciano riscopre il suo legame con la Grecia

331
 

San Feliciano riscopre il suo legame con la Grecia. Il culto di Santo Spiridione, secondo lo studioso Cialini, venne introdotto nella frazione lacustre da pescatori delle isole greche fuggiti a seguito delle conquiste turche del 1453



Una luce tutta nuova sul culto di Santo Spiridione nella piccola frazione lacustre di san Feliciano del comune di Magione, è stata gettata grazie alle recenti scoperte fatte dalla studioso Gianfranco Cialini presentate in occasione della conferenza “I nomi greci dei pescatori di S. Feliciano e il loro patrono S. Spridione” organizzata dall’ Accademia Masoliniana di Panicale, dalla locale proloco e dal Comune di Magione.

Cialini, già curatore del Fondo Antico dell’Università di Perugia, non è nuovo a scoperte che hanno aperto nuovi percorsi di studio come il ritrovamento del primo documento della musica italiana, i 48 documenti ebraici del 1200, il ritrovamento delle spoglie di Ascanio della Corgna.

In questo caso, grazie a documenti inediti d’archivio, lo studioso smentisce l’ipotesi secondo cui la venerazione per S. Spiridione da parte dei pescatori di S. Feliciano, comunemente il santo protettore della pesca e è Sant’Andrea, fosse collegata al famoso corridoio bizantino che un tempo univa Bisanzio, Ravenna e Roma passando per il Trasimeno.

 

“La presenza di pescatori di origine greca a S. Feliciano – ha spiegato Cialini – è da collegarsi alla caduta di Costantinopoli e dell’impero d’Oriente del 1453, per mano dei turchi e quindi alla loro fuga verso l’Italia, in particolare dalle isole dell’Egeo”.

 

A rafforzare l’ipotesi la comparsa per la prima volta a San Feliciano tra Seicento e Settecento di nomi greci come: Salomone, Aristotele, Licurgo, Aratea. E, contemporaneamente, i cognomi di alcuni abitanti ancora presenti a S. Feliciano: Baldassarri, Gaspari, Marinelli, Ferri.

 

 

“Dall’ esame dei documenti – ha fatto sapere – è risultato che a S.Feliciano vi era una propria enclave di pescatori di origine greca che abitava dentro le mura del castello dove erano proprietari delle abitazioni e svolgevano esclusivamente l’attività della pesca: gli uomini andavano a pescare, le donne facevano le reti, distinta dagli altri abitanti che non portavano nomi greci. Una venerazione – ha ricordato Cialini – confermata dalla presenza di un altare in suo onore a metà del ‘700 e  da un olio su tela di scuola veneta che rappresenta il Santo che guarisce da una malattia Costante secondo, figlio dell’ imperatore Costantino. Nell’Ottocento, inoltre viene istituita una priorata denominata S. Spiridione che raccoglie fondi per la festa del santo che si celebra il 14 dicembre in occasione della quale veniva offerta una ciambella con la sua effige e fuochi d’artificio. Tradizione che gli abitanti di San Feliciano ancora mantengono”.



All’incontro, oltre ai tanti cittadini, erano presenti il sindaco di Magione, Giacomo Chiodini; Maria Lucia Roma Perego, presidente Accademia Masoliniana; Matteo Agabitini, presidente proloco san Feliciano. Tra gli intervenuti il viticoltore Berioli Roberto produttore del vino rosso Spiridione recentemente premiato a Berlino che ha annunciato il prossimo lancio di un vino bianco che sarà chiamato, su suggerimento di Cialini, con il nome greco Artemia, madre del suo antenato Spiridione.