Non é stato un voto populista né di protesta

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Non é stato un voto populista né di protesta. Se a livello nazionale non si può parlare di un vincitore, in Umbria l’affermazione del Centro Destra è stata netta

Liquidare la tornata elettorale in maniera acritica e superficiale come un voto populista di protesta sarebbe l’ennesima prova di miopia e di distacco dalla realtà italiana di alcuni nostri politici.

La valutazione di queste Politiche 2018, infatti, va differenziata a livello nazionale ed a livello locale.

Se – sgombrando il campo da ogni equivoco – riteniamo che un’elezione sia “vinta” da un partito/coalizione che abbia la maggioranza per governare, allora a livello nazionale non v’è stato alcun vincitore.

V’è stato il Movimento 5 Stelle che ha conseguito un poderoso, quanto ottimo risultato, attestandosi circa al 32%, con un massiccio incremento rispetto al 2013, diventando il primo partito d’Italia.

V’è stata la coalizione di centrodestra che ha conseguito un altrettanto ottimo risultato risultando la più votata con circa il 37% delle preferenze, con un incremento rispetto al 2013 di quasi il 7%.

Ed all’interno della coalizione di centrodestra c’è stato il sorpasso della Lega con circa il 17% dei consensi a danno di Forza Italia che si ferma a circa il 14%, mentre Fratelli d’Italia passa dal 1,96% del 2013 a circa il 4% di domenica scorsa.

C’è stato il crollo verticale del Partito Democratico che passa dal 25,43% del 2013 a circa il 22%.

Ed – in generale – il pessimo risultato di tutti i partiti di sinistra.

Tengo, chiaramente a sottolineare che – scrivendo a poche ore dal voto – le percentuali sono suscettibili di variazioni, non essendo i dati ancora definitivi.

Se, quindi, a livello nazionale non possiamo parlare “tecnicamente” di vincitore, sicuramente è individuabile chi invece ha perso le elezioni: il Partito Democratico, il partito che fino ad oggi ha governato l’Italia.

Ma – come detto – sarebbe miope battezzare l’ottimo risultato del M5S e quello della coalizione di centrodestra come un voto populista di protesta.

Sarebbe l’ennesima dimostrazione di spocchia, autoreferenzialità e delirio d’onnipotenza.

Significherebbe non capire ancora una volta che il popolo italiano chiede – pretende – risposte non più differibili.

Significherebbe accusare l’elettorato italiano di superficialità e permeabilità a slogan, trascurando tutti i problemi che attanagliano i nostri connazionali.

Dalla sicurezza, al lavoro, al futuro dei nostri giovani.

Quello che la maggior parte dei politici di sinistra non ha capito – dimostrando insanabile lontananza dai cittadini – che la grande responsabilità di questa classe politica non è tanto tutte le difficoltà in cui ci dibattiamo tutti ogni giorno.

A quelle siamo abituati: da secoli l’italiano si deve arrabattare per mettere insieme il pranzo con la cena.

No, la reale responsabilità di questa classe politica è che ci hanno tolto il futuro.

Ci hanno tolto la speranza in un futuro migliore per noi e per i nostri figli, speranza che ci ha sempre dato la forza per superare ogni avversità.

Ed anche la gestione della campagna elettorale ha rispecchiato miopia, spocchia e delirio d’onnipotenza.

Credere di poter vivere in eterno di rendita, arroccandosi su ideologie ormai desuete.

Non ci si è concentrati sui programmi dei partiti, sulla visione del futuro della Nazione.

Nel dare una reale speranza alla gente, indicare un cammino.

Ci si è concentrati, invece, sui congiuntivi di Di Maio; sul cerone di Berlusconi; sulle felpe di Salvini; sullo stato di famiglia della Meloni.

E soprattutto sventolando demagogicamente lo spauracchio fascista/razzista, pronto a strozzare di nuovo l’Italia.

Ed invece l’elettorato italiano – conscio di vivere in una democrazia forte ed in tempi lontani e ben diversi dal 1922 – ha risposto in maniera netta e decisa, senza timori.

Il popolo-bue (che ha dimostrato di non essere per niente bue) ha punito duramente coloro che riteneva responsabili di ciò.

Se a livello nazionale non ci sono vincitori, a livello umbro è tutta un’altra storia ed il centrodestra può tranquillamente definirsi il vincitore.

Nei collegi uninominali per la Camera della “rossa” Umbria Emanuele Prisco (FdI), Riccardo Augusto Marchetti (Lega) e Raffaele Nevi (FI) hanno fatto il pieno,

Come hanno fatto il pieno nei collegi uninominali per il Senato Francesco Zaffini (FdI) e Donatella Tesei (Lega).

In pratica – per mutuare un termine calcistico – nell’“1-contro-1” i candidati del centrodestra non hanno dato scampo ai rivali.

E ci sono “trombati” eccellenti nel PD come il senatore uscente Giampiero Giulietti, battuto da Zaffini; il Segretario Regionale Giacomo Leonelli, battuto da Prisco; il ministro uscente Cesare Damiano, battuto da Nevi.

Ma soprattutto, l’ex sottosegretario all’Interno Giampiero Bocci, arrivato addirittura terzo dietro l’eletto Marchetti ed il candidato del M5S Lucio Riccetti.

Ed ancor più è importante il dato di Perugia.

Se, infatti, la storica vittoria di Andrea Romizi alle amministrative 2014 era stata battezzata come un voto “contro”; come una sconfitta del PD, più che una vittoria del centrodestra, oggi – dopo ben quattro anni di amministrazione Romizi – nel capoluogo il centrodestra è passato nettamente in vantaggio.

E col “senno di poi” il voto del 2014 assume tutt’altra valenza di “voto contro”.

Il voto ad Emanuele Prisco – assessore della Giunta Romizi – è stata la conferma che l’elettorato perugino sta apprezzando com’è amministrato il capoluogo.

Tanti possono essere i motivi.

Da una parte i tanti progetti messi in campo dall’attuale amministrazione cittadina che dimostra di avere una visione ben precisa e proiettata verso il futuro di Perugia.

Dalla “Smart City”, alla “Perugia digitale”, al piano-strade, ai numerosi progetti di riqualificazione urbana, al restauro di monumenti (Art Bonus), ecc.

In una città che solo nel 2013 era famigerata in Italia come “la capitale della droga”.

Dall’altra una serie di attacchi immotivati a Romizi – dettati dalla “solita” spocchia – tipo i giudizi della Presidente Marini su “Perugia male” e “Terni tiene botta”, a pochi giorni dal commissariamento del Comune di Terni; le esternazioni del segretario cittadino del PD sui progetti del Comune “fatti con i soldi della Regione”, che in realtà sarebbero dei contribuenti, ecc.

Ma più in generale sull’evidentissimo paragone tra la Giunta cittadina che – nonostante i tagli al bilancio dal Governo centrale – mette in campo progetti concreti e quella Regionale avvitata su questioni di secondaria importanza per i cittadini (es. le nomine dei dirigenti); una politica sulla cultura, sul turismo e sui trasporti praticamente inesistente, in cui l’unica nota positiva è l’attivazione del Frecciarossa da Perugia – ma con il decisivo contributo bipartisan dell’opposizione di centrodestra – dopo il lungo tempo perso dietro l’inutile progetto della stazione “MediaEtruria” in Toscana.

A fronte, poi, dei fallimenti dell’aeroporto (FlyMarche/FlyVolare) e della chiusura della FCU dopo un secolo.

É stato un brusco risveglio per il PD regionale: gli elettori hanno la memoria lunga e – soprattutto – stanno dimostrando che nessun politico, né di sinistra, né di destra può più vivere di rendita, ma deve lavorare e fare gli interessi dei cittadini.

E forse il rosso dell’Umbria sta sbiadendo.

Avv. Gian Luca Laurenzi