Il Vescovo di Perugia ai media: ” Verità sì ma mai senza carità”

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Per monsignor Maffeis “non si tratta di tacerla”

 

“Sembra dirci San Francesco di Sales, se volete realizzare una buona comunicazione imparate a ‘parlare con il cuore’.

No, non si tratta di tacere la verità, quando risultasse scomoda a qualcuno, ma piuttosto di stare attenti a non raccontarla mai senza carità”: è l’appello di monsignor Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, nell’omelia in occasione della messa per San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e degli operatori dei media.

Cerimonia che si è svolta nella cattedrale del capoluogo umbro per iniziativa dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali insieme alla sezione umbra dell’Unione cattolica stampa italiana.
All’iniziativa hanno partecipato l’Ordine dei giornalisti dell’Umbria, l’Associazione stampa umbra, la Scuola di giornalismo radiotelevisivo della Rai e dell’Università degli Studi di Perugia, diversi direttori dei principali media regionali e responsabili di uffici stampa di enti pubblici e privati.
“Parlare con cuore – ha detto monsignor Maffeif, secondo quanto riporta un comunicato della Diocesi – richiede, innanzitutto, di purificarlo, per andare oltre l’apparenza e il rumore: penso, a questo riguardo, oltre che al cammino interiore di ciascuno, anche al contributo dei percorsi di formazione. In un contesto culturale segnato da ‘polarizzazioni e contrapposizioni’, parlare con cuore richiede di saper ‘custodire la lingua dal male’, evitando una comunicazione aggressiva per non fomentare ‘un livore che esaspera, genera rabbia e porta allo scontro’, invece di “aiutare le persone a riflettere pacatamente, a decifrare, con spirito critico e sempre rispettoso, la realtà in cui vivono”.
Per l’arcivescovo “parlare con il cuore rimanda a ‘una comunicazione le cui basi siano l’umiltà nell’ascoltare e la parresia nel parlare'”. “Anche la Chiesa ha ‘urgente bisogno’ di questo tipo di comunicazione – ha detto monsignor Maffeis -; ha bisogno. abbiamo bisogno. di ‘mettere al centro la relazione con Dio e con il prossimo’ ed ‘accendere il fuoco della fede piuttosto che preservare le ceneri di un’identità autoreferenziale”