Il sindaco di Bettona Frascarelli fa il punto sugli impianti a cogenerazione di biomasse

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“Rileviamo ancora una volta la pochezza delle promesse elettorali di alcuni esponenti politici i quali, pur di accaparrarsi i voti degli allevatori bettonesi hanno presentato il testo unico del Governo del Territorio della nostra regione come una norma che avrebbe consentito loro di tornare ai fasti del passato. Questa comunicazione è stata illusoria, in primo luogo perché sul punto i principi espressi dalla Giustizia Amministrativa non potranno essere disattesi ed inoltre perché, ed è bene che tutti lo sappiano, la norma è già sotto il giudizio della Corte Costituzionale. Notiamo, però, constatandolo amaramente, l’assoluta assenza del comitato per l’ambiente in questo dibattito. Questo assordante silenzio ci fa preoccupare circa un eventuale disimpegno del comitato che non è ci dato di comprendere. Un appello non può che essere fatto alla Regione Umbria. I due relatori della legge regionale sono stati, in diversi modi, esclusi o ridimensionati. Prima che la Corte Costituzionale smonti quella norma e, soprattutto, prima che la norma faccia danni non recuperabili, riterremmo prioritario un sereno esame ed una serie di opportune modifiche”.

È questo uno dei punti su cui ha posto l’accento il sindaco di Bettona, Stefano Frascarelli, effettuando le comunicazioni all’inizio dell’ultimo consiglio comunale che si è tenuto giovedì scorso. Il primo cittadino ha voluto specificare e spiegare la situazione che sta emergendo dopo l’illustrazione del testo unico del Governo del Territorio in campagna elettorale in quanto l’Amministrazione ha già ricevuto delle domande per la riapertura di alcune stalle, chiuse in passato proprio perché non_ regolarmente autorizzate. Frascarelli, tra le altre comunicazioni effettuate, ha citato la determina n. 71 del 23 giugno 2015 del Comune di Bettona dove viene rilasciata l’autorizzazione a costruire un impianto a cogenerazione da biomasse di potenza inferiore a 500 kw ed alimentato con cippato di legno vergine.

“L’impianto – ha detto – sarà realizzato in un’area non sottoposta a vincolo. Il progetto è stato sottoposto a quattro conferenze di servizio, dove molto democraticamente è stato ammesso a partecipare anche il comitato, e ha avuto il via libera dalla Regione Umbria. Nonostante ciò il comitato anche in questo caso prima ci ha diffidato a non rilasciare l’autorizzazione e poi ci ha chiesto di revocarla. Non capiamo perché fa tanto rumore per una comunicazione di impianto libero e non si preoccupa della legge n. 1 che, se applicata, produrrà effetti devastanti sul nostro territorio. Si riapriranno allevamenti ad ordinanze limitative che in molti hanno definito “superate” e non dice nulla. Non si schiera con il Comune. Noi siamo abbastanza tranquilli perché la legge già è stata impugnata dal Governo ma il Comitato dovrebbe essere qui. Il suo presidente abita a Torgiano ma non ha mai speso una parola per l’antenna di circa 30 metri di altezza con quattro ripetitori di fronte alla” torre di giano”, per l’impianto, uguale a quello del nostro territorio, di cogenerazione realizzato da un’azienda privata, definito quale buona pratica per le energie rinnovabili, e per quello di rottamazione autorizzato con procedura Suape identico a quello in località Ponterosciano. Inizio a pensare che dobbiamo diffidare di questo comitato. Il Comune sorveglierà gli impianti come ha fatto con il biodigestore, visto che in prima persona  sono stato a denunciare il mal funzionamento a totale tutela del territorio e della salute dei cittadini”.

Durante il consiglio comunale è intervenuto anche l’avvocato del Comune, Matteo Frenguelli, che ha spiegato che se anche la Soprintendenza ha  espresso parere “interlocutorio” alla realizzazione dell’impianto a cogenerazione da biomasse di potenza inferiore a 500 kw questo non era vincolante in quanto il terreno non aveva vincoli.

“Se il Comune avesse dato parere negativo – ha sottolineato Frenguelli – l’azienda avrebbe fatto ricorso al Tar vincendolo perché la sua era una richiesta di autorizzazione per un’attività lecita”.