“I tanti perchè di una gestione della pandemia dai risultati catastrofici”

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Sisma, Bianconi:
Fonte foto: Ansa.it

“I tanti perchè di una gestione della pandemia dai risultati catastrofici”. La nota del consigliere regionale, Vincenzo Bianconi (Gruppo Misto)

“Perché in Umbria la pandemia è arrivata a questo punto?”.

È la domanda che si pone il consigliere regionale Vincenzo Bianconi (Misto). Bianconi si chiede inoltre

“perché una regione isolata e piccola come l’Umbria, con 800 mila abitanti e una media di 100 abitanti per km quadrato si trova ad essere per due terzi rossa? Perché sono rossi anche Comuni con zero o meno di 10 contagi? Perché le regioni intorno a noi, più popolose, con grandi città, grandi vie di comunicazione, economie molto più sviluppate e caotiche e scuole molto più affollate, sono gialle?  Una regione come l’Umbria perché non ha lo stesso colore della Basilicata? Cosa abbiamo sbagliato? Perché non abbiamo assunto e/o stabilizzato il personale sanitario che sapevamo sarebbe servito? Perché non abbiamo utilizzato, rafforzato, riaperto strutture sanitarie esistenti invece delle tende? Noi umbri avremmo dovuto avere paura di essere contagiati dalle regioni vicine. E invece sono loro ad aver paura dell’Umbria. I numeri dicono che chi guida la Regione e la sanità Umbra ha sbagliato molto, sia nelle strategie che nelle azioni operative. Dalla passata estate ho rappresentato la necessità di strutturarci per essere pronti a gestire sia i contagi che le strategie per contenerli. Con la minoranza in Assemblea legislativa più volte abbiamo fatto proposte concrete. Sempre, purtroppo, rimandate al mittente. Nei comuni colpiti dal sisma 2016 con bassissimi contagi, pochi abitanti, senza veri ospedali e senza punti di aggregazione, la popolazione locale si domanda perché è in zona rossa. Per le tante famiglie che sono nelle casette prefabbricate, rimanere bloccati in pochi metri con i propri bambini per 15 giorni sarà un’altra prova che si aggiunge al terremoto, alla perdita della casa, alla precarietà del lavoro e all’assenza di moltissimi servizi sociali e sanitari. Sono certo che chi è al governo di questa Regione abbia lavorato duro ed abbia cercato di fare del  proprio meglio. Ma è altrettanto chiaro che molti errori strategici e di operatività sono stati fatti e reiterati dopo la seconda ondata. L’Umbria per questi errori pagherà un caro prezzo. È durissima e avrebbe potuto esserlo meno. Ma noi siamo umbri, un popolo tosto. Sono certo che rimetteremo insieme i pezzi anche dopo questa ulteriore mazzata. Purtroppo oggi anche l’immagine dell’Umbria si è fortemente deteriorata. Non siamo più il luogo dove ritirarsi per guardare da lontano i problemi dell’Italia. Oggi siamo parte del problema, una terra ad alto rischio contagio, da evitare se possibile. Questo sentimento sarà un’altra zavorra da cui liberarsi con un’adeguata campagna di comunicazione, qualora la situazione sanitaria generale renda possibile una ripartenza del turismo per la prossima estate. Spero che chi governa questa regione abbia imparato la lezione. Di fronte a certe sfide non si può andare da soli. La nostra regione nei prossimi mesi dovrà affrontare temi importantissimi e prendere decisioni che condizioneranno la vita ed il futuro della popolazione per i prossimi decenni. Spero che si cambi approccio, che si inauguri una stagione nuova. Almeno su questi argomenti, serve apertura al confronto, partecipazione, trasparenza e metodo. Piano sanitario, Piano dei rifiuti, un nuovo progetto sociale, e gli imponenti investimenti economici che avremmo la possibilità di fare, sono sfide che dovrebbero essere affrontate con la lungimiranza di chi pensa alle prossime generazioni. Purtroppo non ho capito qual è la visione che questa Giunta ha per la nostra regione, con quale strategia la vorrebbe perseguire, con quale metodo di lavoro. Mi auguro che le cose possano cambiare per il bene comune degli umbri”.