Rina Gatti 100: il dialogo tra generazioni nello spettacolo teatrale degli studenti del “Giordano Bruno”

335

All’Auditorium Capitini in scena “Stanze vuote”

   

Applausi, applausi e, ancora, applausi. E’ stato un vero successo lo spettacolo degli studenti dell’Istituto superiore “Giordano Bruno” di Perugia che questa mattina si sono esibiti all’Auditorium Capitini, con una riduzione teatrale del romanzo “Stanze vuote” di Rina Gatti. Lo spettacolo, realizzato con il sostegno della Fondazione Perugia e con il patrocinio, anche, della Provincia di Perugia, che ha concesso ad uso gratuito l’Auditorium, rappresenta l’evento con il quale prendono il via le iniziative organizzate in occasione dei cento anni dalla nascita dell’autrice del romanzo dal quale lo spettacolo prende il nome. La rappresentazione, realizzata oggi per gli studenti del Giordano Bruno, è l’esito finale di un percorso didattico interno alle classi che ha coinvolto 25 allievi dell’Istituto superiore. Il frutto di un laboratorio teatrale prodotto dalla stessa scuola e condotto dalla regista Caterina Fiocchetti.

Lo spettacolo

“Stanze vuote” è un romanzo che rievoca un periodo dell’infanzia e della giovinezza di Rina Gatti, l’Umbria contadina dei primi anni del ‘900, in grado di suscitare nei lettori emozioni, sentimenti e riflessioni sempre attuali.

Nello spettacolo giovani navigatori del mare virtuale contemporaneo si incontrano con personaggi del passato. Tutto si svolge durante una breve vacanza della protagonista, Giulia, che i genitori portano in campagna a festeggiare il suo 17esimo compleanno. La campagna, percepita dalla giovane come noiosa ed estranea, si distende a perdita d’occhio, trasformandosi in un tempo sospeso dove potersi dedicare alla lettura e dare voce attraverso i personaggi del romanzo alla realtà rurale, dove affondano le nostre radici. Un modo per parlare di quel mondo a Giulia e alle sue amiche, portando sul palcoscenico la luce dei sentimenti ingenui, delle emozioni semplici, del percorso difficile che ha portato uomini e donne a capirsi e a capire meglio il loro posto nel mondo.

Grande soddisfazione è stata espressa da Caterina Fiocchetti, che ha definito i giovani attori “una compagnia di professionisti”, complimentandosi con loro per il coraggio di mettersi in gioco ed entrare in un altro ruolo. Sulla stessa linea anche la dirigente dell’ IIS Giordano Bruno, Anna Bigozzi, e la professoressa Daniela Caravaggi, che ha seguito tutto il percorso dei ragazzi.

Felice della buona riuscita dell’iniziativa anche Giovanni Paoletti, figlio di Rina Gatti e ideatore del progetto del Centenario, che rivolgendosi ai giovani presenti ha ricordato l’importanza del dialogo tra le generazioni, il legame con le proprie radici, la salvaguardia della memoria collettiva, nonché il valore della scrittura come strumento di emancipazione.

Il ricordo di Rina Gatti

La scrittrice contadina, nata a Torgiano nel 1923 e morta a Perugia nel 2005, è stata protagonista di un percorso molto originale che l’ha portata, dopo una vita dedicata al lavoro e alla famiglia, a cimentarsi come scrittrice quando già era in età matura. L’impegno da autodidatta e l’evidente talento le hanno permesso di pubblicare 5 volumi (dei quali 2 postumi) attraverso i quali ha raccontato memorie e vicende ispirate all’Umbria contadina di ieri. Volumi che, a dispetto del piccolo universo locale al quale si ispirano, hanno avuto risonanza nazionale e internazionale, godendo della traduzione prima in francese e poi in inglese, fino alla pubblicazione a Xi’an (Cina) della versione in lingua cinese nel luglio 2022, con il contributo del Ministero degli Affari Esteri Italiano. E’ l’impegno per il dialogo tra le generazioni che l’ha distinta e portata a frequentare le scuole umbre di ogni ordine e grado negli anni che precedono la sua scomparsa, rendendola un simbolo dell’importanza della Memoria e dell’impegno sociale. Impegno che l’ha resa molto attiva anche nel quartiere dove viveva e dove si trova la piazza ora a lei intitolata, mentre l’esito felice del suo desiderio di diventare una scrittrice l’ha resa un esempio di auto emancipazione femminile attraverso la scrittura.