L’estate in Umbria sotto il segno di Suoni Controvento, in arrivo due nuove produzioni del festival di arti performative

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Due nuove produzioni per l’estate 2024 di Suoni Controvento Il festival dell’Umbria si avventura nel mondo del compositore Ryuichi Sakamoto con il maestro Giovanni Guidi e in un viaggio tra le “Isole sorelle” Umbria e Corsica con Micrologus e A’ Filetta

   

Sono due le produzioni originali – realizzate nell’ambito del progetto “Fus” emanato dal Ministero della Cultura – che con la loro unicità arricchiranno il palinsesto dell’edizione 2024 di Suoni Controvento, festival estivo di arti performative promosso da Aucma con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Umbria.

Il 7 settembre alle 18 al Ponte d’Augusto di Narni “Sakamoto conversations” nuovo progetto di Giovanni Guidi che si avventura nel mondo del grande compositore e pianista Ryuichi Sakamoto, a un anno dalla sua scomparsa (marzo 2023). “Sakamoto conversations” è fatto di citazioni di brani presi come spunto per l’improvvisazione, ma anche di composizioni originali, risultato di un percorso di avvicinamento e di ricerca che tocca i diversi ambiti della prolifica carriera dell’artista giapponese. Campionamento, voci, frasi, contribuiscono a completare un paesaggio sonoro che non è mai un semplice omaggio al passato, ma un dialogo vivo, che vuol pensare al presente e proiettarsi nel futuro.

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Sempre il 7 settembre ma alle 21 all’Anfiteatro romano di Carsulae a Terni sarà la volta di Umbria – Corsica “Isole sorelle”, progetto di Micrologus (Umbria) e A’ Filetta (Corsica) sulle relazioni musicali tra la Corsica e l’Umbria.

«Grazie al movimento francescano che rapidamente partendo dall’Umbria si diffuse in Toscana e poi anche “nell’Isola di beltà” – spiegano in sinergia le due realtà – troviamo degli elementi non solo musicali che accomunano queste due regioni. Partendo dai toponimi: Bastia Umbra/Bastia, Calvi dell’Umbria/Calvi, Corbara solo per fare alcuni esempi. Anche la lingua còrsa ha più elementi in comune con il dialetto umbro di quanto il corso può avere con la lingua francese. Alcuni brani tradizionali umbri soprattutto paraliturgici e originariamente monodici li troviamo in parti della Corsica in forma polifonica a 3 voci nello stile tradizionale della Paghjella, in Corsica si polifonizza qualsiasi melodia monodica basta aggiungere alla seconda che porta la melodia un basso e all’ottava del basso la terza che ha soprattutto una funzione armonica e ornamentale. Abbiamo quindi laude  per la settimana santa, che sono monodiche in Umbria e cantate in polifonia a Calvi durante la processione della granitula.

Il padre della patria corsa Pasquale Paoli aveva le sue origini familiari in terra umbra, se si osserva con attenzione lo stemma araldico della famiglia Paoli si può riconoscere la testa rasata del moro che poi sarà moltiplicato nella bandiera corsa. La famiglia Paoli era originaria di Gubbio e Pasquale era figlio di Giacinto che lo storico eugubino Rinaldo Reposati raffigura ed inserisce tra gli uomini illustri di Gubbio. La loro residenza a Gubbio era situata in via della Repubblica che infatti fino circa 70 anni fa era chiamata “Via Paoli”.
A Gubbio c’è la sopravvivenza monodica di un canto che in Corsica è considerato l’inno della loro agognata indipendenza, il “Dio vi salvi Regina”. Alla fine della corsa dei Ceri una volta arrivati nella Basilica di Sant’Ubaldo tutti i ceraioli cantano la lauda “O lume della fede”, che ha esattamente la stessa melodia, solo che in Corsica viene cantata con il testo dedicato alla Vergine e a tre voci.

Anche il madrigale ha una presenza nella tradizione corsa, i testi sono cantati in lingua crusca (l’antico toscano) e sono polifonici. Si alterneranno esempi di madrigali polifonici trecenteschi con quelli ancora conservati nella tradizione orale della nostra isola sorella».

«È nel 1978 che dei giovanissimi A Filetta – guidati da Jean – Claude Acquaviva, spinti da una forte volontà di contribuire alla protezione di un patrimonio orale in declino – iniziano il loro viaggio, un viaggio lungo, scandito da scoperte e incontri meravigliosi. I sei cantanti hanno “l’incontro” con altre culture inscritto nel loro dna musicale. Questo spiega perché non hanno mai voluto limitare il loro viaggio al perimetro delle loro radici e, incoraggiati dalla tradizione che hanno ereditato, hanno rapidamente aperto agli altri (altri territori, altre discipline, altri artisti). Le sei voci maschili hanno riscritto la tradizione orale corsa in modo estremamente originale e hanno raggiunto un livello di grande raffinatezza nel canto polifonico. Il repertorio prodotto oggi da questo sestetto vocale riflette fedelmente quello che è, dall’inizio degli anni ’80, il loro guardare avanti: la musica sacra si affianca a canzoni profane con molteplici influenze, colonne sonore con Bruno Coulais, creazioni per le coreografie di Sidi Larbi Cherkaoui, cori per un’antica tragedia o pezzi di un requiem richiesto dal Festival di Saint-Denis. La musica di A Filetta è dedicata a una visione del mondo che rifiuta, senza alcuna chiusura, ambiguità identitarie.
Questo incontro con Micrologus è un altro passo di questo cammino di fratellanza con altri repertori e culture».