Foligno ha accolto il nuovo vescovo, monsignor Sorrentino

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“Dico subito e con semplicità: il mio programma è Gesù”

“All’inizio di un ministero episcopale viene spontaneo ad un popolo che ha il primo contatto col suo pastore aspettarsi qualche orientamento. Dico subito e con semplicità: il mio programma è Gesù.

Niente di più, niente di meno. Come lo è stato per voi finora. Gesù da riproporre con slancio missionario alla nostra società, alle nostre famiglie, ai nostri giovani”: è uno dei passaggi dell’omelia di monsignor
Domenico Sorrentino, nella celebrazione di inizio del ministero pastorale nella diocesi di Foligno, al termine di un intero pomeriggio di festa.

La celebrazione eucaristica si è svolta nella chiesa di San Giacomo nel tardo pomeriggio di sabato. Mons. Sorrentino (che è anche vescovo di Assisi) diventa vescovo di Foligno dopo la scelta del papa di unire le due sedi “in persona episcopi”. Dal giugno 2020 la diocesi di Foligno era guidata dall’amministratore apostolico monsignor Gualtiero Sigismondi, a lungo vescovo della stessa diocesi (dal 2008) prima di essere trasferito in quella di Orvieto e Todi.

“Tutto ormai nella mia vita – ha detto mons. Sorrentino – le mie forze, il mio tempo, la mia agenda, la mia preghiera, dovrà essere condiviso con entrambe le famiglie ecclesiali. Il mio compito porta inscritto il disegno dell’unità. Quello di cui la Chiesa e il mondo hanno fame. Unità che non mortifica le differenze ma moltiplica le risorse, sprigionando nuovi slanci di crescita, di servizio, di testimonianza”.

“Che cosa ci rende popolo, anzi famiglia, lo abbiamo ascoltato: siamo stati generati dalla Parola di verità. Una parola da accogliere. L’intenso brano della lettera di Giacomo – ha affermato ancora, fra l’altro, nella sua omelia – ci ha additato un pericolo che, fin dalla prima ora, ha insidiato le comunità cristiane: la parola può fermarsi alle nostre orecchie e non scendere nel cuore. Si rischia così l’illusione di essere credenti, mentre lo si è solo di nome, di tradizione, di cultura. La fede è un’altra cosa, e in questo brano è sintetizzata come una scelta di campo, che ci fa stare lontano dalla mondanità, per far nostro il modo di pensare di Dio. La riprova di una fede autentica è la carità operosa”.