Chiusura della campagna di raccolta fondi ‘Sete di civiltà’

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Superato l’obiettivo fissato di 10mila euro

 

 

Si è conclusa la campagna di raccolta fondi promossa da Tamat, ‘Sete di civiltà’, con il superamento dell’obbiettivo fissato di 10mila euro per la costruzione di un pozzo in Mali, totalizzando 11.757 euro in donazioni anonime. Il presidente di Tamat Luciano Della Vecchia: «Grazie a quanti ci hanno sostenuto, non solo economicamente, permettendoci di investire quasi 12mila€ in un’importante infrastruttura a disposizione di una comunità nel nostro beneamato Sahel».

Garantire a tutti acqua potabile pulita e servizi igienico sanitari efficienti è il Goal 6 dell’Agenda 2030, fondamentale nell’ambito del programma di sviluppo sostenibile, perché strettamente collegato agli altri obiettivi: le risorse di acqua dolce sono essenziali per la salute alimentare e la produzione energetica e hanno una ricaduta determinante sulla lotta alla povertà. Ancora oggi 785 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile e non possono usufruire dei servizi di base e ben tre miliardi di persone non hanno accesso all’acqua corrente nelle proprie abitazioni. In tal modo si protraggono ingiustizie e disuguaglianze sociali inaccettabili. Al netto dei dati incoraggianti che segnalano una costante crescita delle persone che hanno accesso a fonti sicure di acqua (tra il 2000 e il 2017 è aumentata di 10 punti percentuali) c’è ancora tanto da fare. Più di due miliardi di persone vivono in situazione di grave carenza idrica.

La questione riguarda in modo particolare l’Africa subsahariana e l’Africa centrale.

«Chi si occupa di cooperazione sa bene che molto probabilmente la prossima crisi mondiale sarà quella per l’acqua – dice il presidente di Tamat, Luciano Della Vecchia – Per questo Tamat che si occupa principalmente di sviluppo, sovranità e sicurezza alimentare ha deciso di investire i suoi sforzi verso i territori in cui lavoriamo da anni, che necessitano di essere sostenuti nel loro diritto all’accesso all’acqua nell’emergenza idrica».

Nei Paesi più a rischio siccità, la sicurezza idrica per le popolazioni continua a peggiorare, complici il cambiamento climatico e la lotta per il controllo territoriale in diverse latitudini. In questo contesto costruire un pozzo all’interno di un villaggio rurale del Mali non è un gesto banale.

«Vuole essere piuttosto un’iniziativa coraggiosa dalla duplice finalità – continua Della Vecchia – favorire l’emancipazione sociale ed economica di piccole comunità storicamente vocate all’autosussistenza e accendere i riflettori sulle emergenze di territori estremamente trascurati, come il Mali».

Descrizione tecnica – Costruzione di un pozzo

  1. Studio geofisico del terreno ad opera di un tecnico per verificare a che profondità si trova l’acqua.
  2. Traforazione del terreno attraverso una trivella.
  3. Prove di pompaggio.
  4. Andate a buon fine le prove, si procede identificando la pompa più adatta e (a seconda della portata di corrente richiesta) si fissano i pannelli solari che generano l’energia necessaria al funzionamento della pompa.

La pompa porta l’acqua in una cisterna, consistente in una struttura di ferro (sollevata di una decina di metri dal terreno per generare pressione) consistente in un serbatoio dal quale parte un tubo che si dirama a sua volta in altri tubi che costituiscono diversi bacini di raccolta dell’acqua dai quali le donne attingeranno l’acqua necessaria ad irrigare le proprie colture e provvedere alle esigenze della comunità.

L’impianto è recintato per evitare l’ingresso degli animali. Intorno al perimetro irriguo lavorano intorno a 150 persone, il 70% delle quali donne, ragazze e bambine.

L’acqua del pozzo è acqua potabile, certificato dalle analisi, e comunque impiegata per abbeverare gli animali, oltre che per coltivare. L’impianto è proporzionale agli ettari preposti alla coltivazione e ai nuclei familiari cui assicurare il sostentamento idrico. L’obiettivo è di facilitare la vita alle popolazioni nei villaggi, in modo sostenibile. Costruire un pozzo nel villaggio di Nioron Were significa permettere alle bambine e alle ragazze che vi abitano di andare a scuola, di avere l’occasione di vivere la propria infanzia e poter sognare un futuro diverso.

La sostenibilità

Tutto il processo di costruzione del pozzo è vocato alla sostenibilità: l’energia necessaria a prelevare l’acqua dal pozzo è generata da pannelli solari. Tutte le tappe di costruzione del pozzo sono caratterizzate da una totale adiacenza ai criteri di sostenibilità più contemporanei e verranno raccontate ai sostenitori della campagna.

Tamat Ong

Da anni Tamat si occupa di cooperazione, dedicando attenzione crescente ai territori del Sahel, regione dell’Africa estremamente trascurata dall’agenda politica internazionale. Per promuovere un’iniziativa come quella ivi descritta è necessario avere coltivato negli anni un rapporto fiduciario con le popolazioni autoctone che, avendo avuto riscontro dell’impegno dispiegato negli anni, risulta collaborativa nell’intraprendere azioni congiunte che, pur generando dalle reali esigenze locali, possano essere coniugate da addetti ai lavori capaci di trasformare le necessità in opportunità. Il motto di Tamat è ‘cooperazione a tutte le latitudini’. Da Perugia a Bamako passando per i villaggi rurali del Mali e del Burkina Faso ci impegniamo a fare la differenza.