‘Rapito’ il nuovo film di Bellocchio nel fine settimana a Palazzo della Corgna

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«In questo film le responsabilità sono degli adulti, è evidente. Qui abbiamo un piccolo bambino, Edgardo, che si trova in una disavventura così violenta nella quale cerca di sopravvivere. L’unica maniera di farlo, anche se è una sopravvivenza inconscia, è quella di piegarsi alla nuova religione, di assumerla, di ripeterla, di impararla a memoria. E allo stesso tempo, visto che nell’animo di ognuno di noi ci sono anche ribellioni e ripensamenti, delle opposizioni improvvise, così anche in lui ci sono dei momenti in cui si rompe la sua resistenza (come nella scena durante i funerali del Papa, in cui lo insulta). Certamente però quella scena onirica in cui cerca di liberare Cristo dalla croce è per trovare una conciliazione tra le due religioni: è come se il bambino pensasse di riuscire a conciliare le due religioni e quindi di poter così tornare dalla famiglia, liberando il suo popolo dall’accusa di aver crocifisso Gesù». Con queste parole Marco Bellocchio ha presentato il suo ultimo film in concorso al Festival di Cannes 2023.
Il film è programmato da Lagodarte Impresa Sociale al Temporary Cinema di Palazzo della Corgna a Castiglione del Lago da giovedì 1° a domenica 4 giugno nei seguenti orari: giovedì 1° giugno alle ore 21:15; venerdì 2, sabato 3 e domenica 4 alle 18:30 e alle 21:15.
Rapito” di Marco Bellocchio, con Paolo Pierobon, Fausto Russo Alesi, Barbara Ronchi, Enea Sala (Edgardo Mortara da bambino), Leonardo Maltese (Edgardo ragazzo), Filippo Timi e Fabrizio Gifuni è un film drammatico (125 min.) prodotto da “Ad Vitam Distribution” e distribuito da “01 Distribution”; completano il cast Andrea Gherpelli, Samuele Teneggi, Corrado Invernizzi, Aurora Camatti, Paolo Calabresi, Bruno Cariello, Renato Sarti, Fabrizio Contri, Federica Fracassi.
Nel 1858, nel quartiere ebraico di Bologna, i soldati della Gendarmeria Pontificia di papa Pio IX (Paolo Pierobon) irrompono nella casa della famiglia Mortara: sono andati a prendere Edgardo, il loro figlio di sette anni. Secondo le dichiarazioni di una domestica, ritenuto in punto di morte, a sei mesi, il bambino era stato segretamente battezzato. Secondo le rigide regole della legge papale, il sacramento ricevuto dal neonato gli impone un’educazione cattolica poiché la legge è inappellabile: deve ricevere un’educazione cattolica.
Nonostante le disperate richieste della sua famiglia per riaverlo indietro, il pontefice si oppone e Edgardo cresce nella fede cattolica. La battaglia dei coniugi Mortara (Barbara Ronchi e Fausto Russo Alesi) riceve un riscontro importante nella comunità ebraica e assume ben presto una dimensione politica. Il papa non accetta di restituire il bambino. Mentre Edgardo cresce nella fede cattolica, il potere temporale della Chiesa volge al tramonto e le truppe sabaude conquistano Roma. Sullo sfondo di un’epoca in cui la Chiesa sta perdendo parte del suo potere è la storia di una famiglia che sta lottando per ricongiungersi. La drammatica vicenda contribuì a creare nell’opinione pubblica italiana, europea e americana l’immagine di uno Stato Pontificio anacronistico e irrispettoso dei diritti umani nell’età del liberalismo e del razionalismo, contro cui sarebbe stato opportuno che i Savoia intervenissero militarmente.