Presentato in Umbria il libro “Imprese di comunità”

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Presentato in Umbria il libro “Imprese di comunità”. Un volume per non addetti ai lavori che spiega questa nuova forma di sviluppo locale

Il libro, edito da il Mulino, analizza venti esperienze e, al tempo stesso, ricostruisce la cornice di un fenomeno di sviluppo locale in quanto le imprese di comunità sono un nuovo strumento di cittadinanza attiva e democrazia partecipativa.

L’impresa di comunità poggia su due pilastri: la partecipazione della società civile sia alla produzione ed alla gestione di beni e servizi che il perseguimento dell’interesse generale per una determinata comunità locale.

La presentazione in anteprima nazionale si è svolta ad Orvieto, in collaborazione con Città Slow International, ed a Castiglione del Lago presso la libreria Libri Parlanti.

“L’impresa di comunità – ha sottolineato Jacopo Sforzi di Euricse autore del libro – è un nuovo modo di organizzare la produzione fondato sulla partecipazione diretta degli abitanti di un determinato luogo sia alla gestione e al finanziamento dei fattori produttivi sia alla definizione degli obiettivi, delle strategie e delle azioni da intraprendere per avviare processi di sviluppo economico della propria comunità locale. Lo scopo dell’impresa di comunità è produrre beni e servizi in grado di soddisfare i bisogni e gli interessi specifici della comunità locale”.

In Italia queste nuove imprese svolgono un ruolo importante, perché contribuiscono alla rivitalizzazione di aree rurali a rischio spopolamento, nonché al recupero di aree urbane degradate segnate da fenomeni di marginalità sociale. A partire da un’analisi empirica condotta da Euricse, il volume ne illustra le principali caratteristiche – governance, forme giuridiche, aspetti finanziari, rapporti con gli enti pubblici locali – e ne analizza l’efficacia.

Di imprese di comunità si è iniziato a parlare a fine Ottocento, con le prime cooperative dell’arco alpino che producevano beni o servizi di interesse generale per la propria comunità: le cooperative di consumo o quelle di utenza per la produzione di energia idroelettrica. Sono nate lì, nelle Alpi, perché si tratta di contesti dove il privato for profit era poco propenso a investire e neppure l’ente pubblico era particolarmente presente, trattandosi di comunità molto piccole.

In Umbria questo fenomeno – ha spiegato Andrea Bernardoni di Legacoop Umbria e co-autore del libro – ha preso piede sia nelle aree marginali come quelle colpite dal sisma per far rinascere la Valnerina che nell’Alto Orvietano ma anche in aree centrali come l’Acropoli Perugina. L’Anonima Impresa Sociale ne è un esempio e si è distinta per aver dato nuova luce al Cinema PostModernissimo. I cittadini, collaborando con le comunità locali, hanno dimostrato di saper ricoprire un ruolo attivo nel disegnare prospettive di sviluppo realmente sostenibile. La sfida posta dalle imprese di comunità implica quindi il coinvolgimento delle parti, di tutte quante. Pubblico, privato e cooperazione insieme per dare risposte innovative alle rapide trasformazioni in atto”.

“La ricerca – ha concluso Sforzi – nasce in seguito al riconoscimento di un fenomeno: a partire dal 2011, Legacoop attribuisce infatti l’etichetta “impresa di comunità” a un modello che andava avanti da tempo e che si differenziava rispetto alle forme tradizionali”.