Demenza: la vulnerabilità femminile in menopausa

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Demenza: la vulnerabilità femminile in menopausa. Prevenzione, screening e diagnosi precoce della malattia di Alzheimer

In una società globale sempre più vecchia, le demenze costituiscono un problema molto rilevante a livello della sanità pubblica e anche in Italia il numero totale dei casi di demenza è stimato intorno ad 1 milione.

Recenti studi stimano che nel 2020 il numero dei casi di demenza supererà i 48 milioni nel mondo, di cui 15 milioni solo nei paesi dell’Unione Europea, con un rapporto femmine/maschi che ipotizza più del doppio dei casi per il genere femminile rispetto al maschile.

Uno dei fattori di rischio per le donne, parzialmente modificabile, è determinato dal periodo successivo all’inizio della menopausa (12 mesi consecutivi di amenorrea).

La menopausa quando insorge spontaneamente è definita normale se si instaura tra i 45 e i 55 anni; precoce prima dei 45 anni; tardiva dopo i 55 anni.

Normalmente la cessazione del flusso mestruale avviene in modo graduale e in un periodo che dura approssimativamente due anni e che comprende l’inizio delle irregolarità mestruali e i dodici mesi successivi all’ultima mestruazione.

Questo periodo è definito perimenopausaed è caratterizzato da una fase di cambiamento che prevede disturbi fisici (aumento ponderale, secchezza della cute e delle mucose, manifestazioni edemigene), disturbi psicosomatici (sudorazione profusa, vampate di calore, cefalee) e psichici (disturbi del sonno, ansietà, difficoltà di concentrazione, alterazione del tono dell’umore che da lieve tristezza può diventare vera e propria depressione).

Durante la perimenopausa i sintomi depressivi che si manifestano possono presentare un’importante variabilità individuale che vanno da: sentimenti di inutilità, incapacità, inadeguatezza, riduzione della progettualità, insonnia, fino all’incapacità a svolgere le normali attività quotidiane.

Lo sviluppo dei sintomi depressivi è determinato dalla diminuzione di estrogeni, progesterone e testosterone, responsabili dello sviluppo poi di alcune patologie caratterizzate da deficit cognitivo.

Se il progesterone è più legato funzionalmente alla gravidanza, gli estrogeni e il testosterone invece collaborano insieme determinando il benessere del sistema serotoninergico, dopaminergico e colinergico.

La carenza quindi degli ormoni sessuali determina un danno di efficienza dei tre sistemi che si traduce con una sintomatologia che si manifesta con: tristezza e malinconia fino alla depressione (dovuti alla riduzione della serotonina); perdita di energia vitale, di assertività, di voglia e gioia di vivere (per riduzione della dopamina); stato di confusione e perdita della lucidità mentale fino alla perdita della memoria (per riduzione dell’acetilcolina).

Tutto ciò determina quel deterioramento cognitivo lieve o deterioramento isolato della memoria che, se diagnosticato precocemente e trattato, può regredire creando quelle condizioni di restitutioad integrum delle funzioni cognitive.

Il periodo della perimenopausa costituisce quindi una finestra divulnerabilità, in cui le donne sono più predisposte alle patologie neurodegenerative, e nel quale possono presentare segni e sintomi predittivi per lo sviluppo di tali patologie. E’ compito del medico curante applicare un corretto screening e creare una finestra di opportunità al fine di prevenirle o rallentarne il decorso.

Le linee guida di Best Practice per la diagnosi e il trattamento della menopausa raccomandano di:

  • Considerare la terapia ormonale sostitutiva per migliorare il calo del tono dell’umore dovuto alla menopausa.
  • Considerare la terapia cognitivo-comportamentale per migliorare il tono dell’umore e l’ansia dovuti alla menopausa
  • Assicurarsi che le donne e i professionisti sanitari siano consapevoli che le evidenze non supportano l’utilizzo di SSRI e SNRI per migliorare il tono dell’umore nelle donne in menopausa.

Altra raccomandazione è quella di essere resilienti, cioè avere la capacità di affrontare e superare le avversità adattandosi a nuove situazioni e traendo da queste nuove opportunità per continuare al meglio il percorso della propria vita.

Sarebbe utile ottimizzare anche lo stile di vita con abolizione del fumo, limitazione dell’assunzione di alcool, buona e sana alimentazione (dieta mediterranea), controllo del peso e attività fisica giornaliera.

Si raccomanda anche di tenere a target i valori glicemici del colesterolo e della pressione arteriosa, ed infine, promuovere l’integrazione sociale e curare tutte le disabilità che determinano isolamento sociale (come per esempio la sordità).

Dr.ssa Federica Rondoni