Dal Pakistan all’Italia. Saif ur Rehman Raja a POPUP con la sua storia in bilico tra due culture

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L’incontro è promosso in collaborazione con lo spazio L’OGGI, hub educativo e culturale di prossimità di Ponte San Giovanni, e nell’ambito delle attività del progetto IMAGENDER – promoting digital IMAge education to contrast GENDER stereotypes (programma Erasmus+ azione KA210-SCH-D29C3A72 Small-scale partnerships in school education), ideato per promuovere l’alfabetizzazione mediatica nelle scuole per combattere gli stereotipi di genere

Come si conquista il diritto a definirsi in autonomia quando tutto ciò che ti riguarda sono etichette di altri? Come si disegna l’identità all’interno di un universo oppositivo? Lunedì 6 maggio, alle 19, alla libreria e spazio culturale POPUP di Perugia, in piazza Birago, Saif ur Rehman Raja presenterà il suo romanzo di esordio Hijra (Fandango Libri), la storia autobiografica di un ragazzo in bilico tra due culture, ostaggio di un doppio pregiudizio, determinato a decidere da sé sui propri desideri, sulla propria identità e sulla propria appartenenza.

L’incontro è promosso in collaborazione con lo spazio L’OGGI, hub educativo e culturale di prossimità di Ponte San Giovanni – alle 16.30 Raja incontrerà i ragazzi e le ragazze che frequentano il nuovo spazio ponteggiano, intervistato dal corso di podcast – e nell’ambito delle attività del progetto IMAGENDER – promoting digital IMAge education to contrast GENDER stereotypes (programma Erasmus+ azione KA210-SCH-D29C3A72 Small-scale partnerships in school education), ideato per promuovere l’alfabetizzazione mediatica nelle scuole per combattere gli stereotipi di genere, che ha come capofila Anonima Impresa Sociale, cooperativa che gestisce i cinema di comunità a Perugia, Umbertide e San Giustino.

Per Saif – nato nel 1994 a Rawalpindi, in Pakistan – c’è un prima e un dopo: il prima è l’infanzia, insieme ad Amma Shakeela, sua mamma, i due fratelli minori e la grande famiglia del nonno materno, tutti dentro la stessa casa con il cortile scoperto da cui entra la pioggia e si vede il cielo, con la ritualità delle spezie e il cibo in comune, come anche i problemi; il dopo sono i due anni di attesa prima di raggiungere i genitori e i fratelli trasferitisi in Italia, esposto ai pericoli per il suo essere non conforme, perché Saif ama ballare, ama cucinare, ama pettinare i capelli delle cugine, tutte attività per “femmine”. Ma il dopo è anche l’Italia, il ricongiungimento a Belluno, accerchiato dalle montagne, lontano dagli odori conosciuti e dagli amici, sommerso dalla neve e dal pregiudizio che per la sua pelle e la sua cultura tutti gli cuciono addosso.

Quando torna in Pakistan, lo accolgono come il nipote italiano, che non può rappresentare le tradizioni familiari. Entrambi i paesi prendono le distanze da lui poiché non è “puro”. Troppo pakistano per gli italiani, troppo italiano per i pakistani, un apolide involontario, senza un paese che lo accolga e senza una famiglia che lo riconosca, perché Saif è omosessuale, o come dice il padre, un hijra, un mezzo uomo da virilizzare a forza di botte.

Saif ur Rehman Raja si è laureato in Scienze pedagogiche, e attualmente è dottorando all’Università di Siena in Apprendimento e innovazione in contesti sociali e di lavoro. I suoi ambiti di ricerca riguardano principalmente la multiculturalità e la Critical Race Theory, con un focus sulle dinamiche di potere e sulle pratiche di razzializzazione. Segnalato, con il romanzo Hijra, al Premio Calvino 2022, Raja è stato anche finalista al Premio Calvino 2023 Racconti.