Da oggi a Palazzo della Penna la mostra “Italia Metafisica” di George Tatge

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Dal 2 settembre al 2 ottobre, la città di Perugia ospiterà, al Museo civico di Palazzo della Penna, la mostra Italia Metafisica, esponendo alcuni straordinari scatti di George Tatge, fotografo italo-americano di fama che da oltre 40 anni vive in Italia. Italia Metafisica, che ha aperto a Firenze nel 2015, il cui catalogo (edito da Contrasto) ha vinto un premio IPA della Lucie Foundation di New York e il Premio Ernest Hemingway 2016 di Lignano Sabbiadoro. Si tratta di una mostra di segni, simboli e geometrie, ispirate dall’Italia “costruita”, marcata e modificata cioè dall’intervento umano. Non solo architettura, ma anche edifici minori e manufatti di ogni tipo che l’uomo lascia dietro di sé: metafore e misteri dell’abitare temporaneo nei luoghi, e dell’inevitabile passaggio oltre. La mostra è realizzata in collaborazione con il Comune di Terni dove, a partire dal prossimo 22 ottobre, verrà esposta nelle sale del Palazzo di Primavera. L’itinerario si compone di 66 immagini scattate dalla Valle d’Aosta alla Sicilia con la leggendaria Deardorff, una macchina a soffietto dalla quale si ottengono negativi in bianco e nero di grande formato (13×18 cm), e stampate personalmente dall’autore in camera oscura. Una modalità fotografica lenta e meditativa per capire un mondo in rapida trasformazione e per produrre immagini che ispirino ai visitatori uno sguardo lungo e approfondito. È un’analisi profonda quella di Tatge, che si focalizza sull’uomo e sui suoi interventi sul territorio, con tutti i significati sociali, industriali e religiosi che comportano. Che si tratti di rigorose costruzioni di epoca romana o di anonimi condomini nelle periferie urbane, di imponenti chiese rinascimentali o di desolanti fabbriche dismesse, Tatge vede fondamentalmente una traccia, un’impronta profonda, talvolta nascosta. Ecco allora frammenti di realtà, giustapposizioni bizzarre e surreali, aperte, grazie all’ambiguità del contenuto, all’interpretazione di chi guarda. Alcuni spazi ritratti possono ricordare le visioni dei pittori che hanno lavorato nel primo Novecento ma, in questo lavoro, il termine Metafisico sottolinea l’utilizzo di un luogo fisico per esprimere un concetto astratto o un particolare stato d’animo. L’attenzione dei Surrealisti per i simboli, per l’inconscio e per la complessità della psiche si incontra anche in altre immagini di Tatge. La sua poetica dello sguardo pone poesia e fotografia sullo stesso piano, in quanto entrambe arti del frammento.

”La mostra – ha osservato l’assessore alla Cultura del Comune di Perugia Teresa Severini – è un’occasione di riflessione sull’opera dell’uomo rispetto alla natura, un’opera che a volte ferisce e altre accompagna, ma che, in ogni caso, ci dà l’idea del tempo che scorre e che ci invita a fermarci per osservare e apprezzare i territori”.

“Non amo fare foto documentaristiche – ha aggiunto lo stesso artista – ma foto che si lasciano interpretare, che permettono di andare oltre ciò che è. Libertà, disordine, casualità e anche ambiguità sono le caratteristiche di questi scatti, per lasciare spazio a chi guarda di vedere ciò che vuole. Le immagini in mostra sono anche espressione di un certo mio esistenzialismo, del mio sentirmi ‘straniero’ sempre, un po’ come tutti noi lo siamo in questo mondo.”

George Tatge ha vissuto dodici anni in Umbria e il suo primo libro, curato dal suo caro amico, il compianto Roberto Abbondanza, professore universitario e Presidente del Consiglio Regionale, si intitola Perugia terra vecchia terra nuova (1984). Tatge ha inoltre esposto, nel 2010 alla Rocca Paolina, con la mostra Presenze-paesaggi italiani, dedicata alle trasformazioni del paesaggio italiano. George Tatge è nato a Istanbul nel 1951 da madre italiana e padre americano. Ha trascorso l’adolescenza tra l’Europa e il Medio Oriente prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Laureato in letteratura inglese, ha cominciato a studiare la fotografia con l’ungherese Michael Simon. Si è trasferito in Italia nel 1973, lavorando prima a Roma come giornalista, e quindi a Todi, dove ha scelto di vivere per dodici anni e portando avanti le sue ricerche fotografiche. La sua prima mostra in Italia è stata alla Galleria Il Diaframma di Milano nel 1973. Il primo libro, “Perugia terra vecchia terra nuova”, uscì nel 1984. Da allora ha presentato mostre in America e in Europa e le sue opere fanno parte di collezioni tra le quali quele del Metropolitan Museum di New York, del George Eastman House di Rochester, dello Houston Museum of Fine Arts, del Centre Canadien d’ArchItecture a Montreal, dell’Helmut Gernsheim Collection a Mannheime, della Maison Européenne de la Photographie di Parigi. Dal 1986 al 2003 è stato dirigente tecnico-fotografico della “Fratelli Alinari” di Firenze. Tra le mostre più importanti: The American Academy a Roma nel 1981, il MASP di Sao Paulo in Brasile nel 1988, la Biennale di Venezia nel 1995, il Museo Peggy Guggenheim di Venezia nel 2005, il Reiss-Engelhorn Museum a Mannheim nel 2003, The George Eastman House a Rochester nel 2004, e il MAXXI di Roma nel 2007. La sua mostra personale “Presenze—Paesaggi italiani”, aperta alla Villa Bardini di Firenze nel 2008, ha viaggiato in altre cinque città. Nel 2010 gli è stato assegnato il Premio “Friuli Venezia Giulia” per la Fotografia. Attualmente vive a Firenze.