Caponi, al ballottaggio indicazione di voto per Ferdinandi

329
Foto Umbria7

“Popolo della sinistra preoccupato per centro destra al governo”

“Al di là di tutto, in quello che viene comunemente indicato come il popolo della sinistra esiste tuttora una genuina preoccupazione (per quanto noi la possiamo considerare esagerata) nei confronti della permanenza del centro destra al governo della nostra città, oltre che del governo nazionale. È in considerazione e nel rispetto di questo sentimento diffuso e per non apparire contrapposti ad esso che come candidato a sindaco do ai compagni e agli elettori per il ballottaggio di domenica prossima, l’indicazione di voto per la candidata del cartello progressista, ferma restando per ciascuna e ciascuno la legittimità di altre opzioni di voto (naturalmente escluso quello per la destra), anche in considerazione della constatazione che il cartello progressista non presenta il voto stesso come un’alternativa tra sinistra e destra, ma fondamentalmente tra due persone”.

   

Lo afferma in una sua nota il candidato a sindaco di Perugia Leonardo Caponi, Pci – Perugia contro guerra e neoliberismo, in vista del ballottaggio fra Margherita Scoccia e Vittoria Ferdinandi.

Al primo turno Caponi si era fermato allo 0,55 per cento delle preferenze.

“Ribadisco che il Pci di Perugia conferma il suo impegno e la sua decisione, dopo la campagna elettorale e per il futuro – sottolinea – di lavorare per la costruzione a Perugia di una presenza comunista e di sinistra e ad avviare a questo fine la ripresa di rapporti di confronto e collaborazione unitaria con tutte le forze disponibili”.

 Nel suo comunicato Caponi osserva che

“il nuovo Pci di Perugia ha affrontato e condotto la campagna elettorale per l’elezione del sindaco e il rinnovo del Consiglio comunale con l’obiettivo di costruire un terzo polo di sinistra alternativo ai due schieramenti politici potenzialmente maggioritari, quello progressista e quello di centro destra, ritenendoli non uguali, ma entrambi prigionieri delle politiche atlantiste e neoliberiste e in conseguenza di questo di non presentare tra loro diversità programmatiche di fondo o comunque non essere sufficientemente dissimili su punti decisivi e caratterizzanti per il futuro della città e il suo necessario cambiamento. Su questa base i nostri/e candidati/e e militanti si sono impegnati con generosità e passione (e va a loro il nostro plauso e ringraziamento) ottenendo alla fine un risultato elettorale che, tenendo conto delle condizioni straordinarie e per noi proibitive nelle quali si è svolta la campagna, va giudicato soddisfacente e apprezzabile. Al di là del risultato numerico del voto abbiamo aggregato, là dove prima non c’era niente, un gruppo di compagni/e, alcune delle quali giovani, su cui si potrà sviluppare in futuro il progetto di costruire a Perugia la presenza del Pci e di una sinistra. Quali sono queste condizioni estreme? Innanzitutto – spiega Caponi – la modestia delle risorse e dei mezzi che noi, anche per una scelta etica, abbiamo messo in campo confrontata con le centinaia di migliaia di euro che hanno speso gli altri, particolarmente le due candidate favorite. Si è manifestata nel voto – osserva ancora – una polarizzazione tra due candidate che ha cannibalizzato tutte le altre forze. Il cartello progressista ha sperimentato a Perugia una nuova forma di propaganda elettorale che in futuro andrà studiata e che, mettendo sostanzialmente al bando la politica e i partiti (emblematico il fatto che in nessuna manifestazione si siano visti i loro simboli) e puntando sul cosiddetto ‘civismo’, ha di fatto e prevalentemente sostituito i contenuti e la concretezza dei programmi con una rappresentazione di carattere immaginifico e fiabesco che ha fatto leva sulla cultura televisiva del reality show e del gradimento pubblico del bello e di un mondo di meraviglie senza fine. Ci siamo trovati di fronte alla figura di una candidata a sindaco che è stata presentata e vissuta come ‘di sinistra’, qualificata come ‘brava persona’, apparsa come anti vecchio Pd, la quale (in linea con la moda del leaderismo) ha catalizzato e nascosto sulla propria individualità le evidenti contraddizioni e differenze, che non tarderanno a manifestarsi sia in caso di vittoria che di sconfitta, di un cartello elettorale composito (ancora più sbilanciato a destra ora con l’arrivo di Monni e la designazione della Sartore) il cui asse politico, anche per effetto del fatto che il Pd, vecchio o nuovo che sia, ne rimane l’azionista di riferimento, rimarrà atlantista e neoliberista. Ma la forza principale del cartello progressista è consistito nel fatto che esso ha interpretato (con una dimensione e una forza che noi non potevamo avere) il decennale desiderio di rivincita degli elettori della ‘sinistra’, amplificando la loro preoccupazione per la permanenza della destra alla guida della città, in un quadro nel quale la destra è governo del Paese. Questa destra è stata semplificata, soprattutto dai vecchi dirigenti del Pd di derivazione ex comunista, come ‘i fascisti’. Sulla base della drammatizzazione del pericolo fascista a Perugia (infondata nei termini in cui veniva presentata e vantando rispetto ad essa una differenza programmatica spesso sfumata) è stata condotta nei nostri confronti (e soprattutto nei mie confronti) una pressione fortissima – sottolinea Caponi – intollerante, a tratti persino verbalmente violenta al fine di descrivere e presentare il nostro voto come un ‘aiuto alla destra’ e ai ‘fascisti’ o, nel migliore dei casi, come un voto sprecato. Sotto la superfice dell’amore e dell’incanto recitato dalla candidata a Sindaco è vissuta una pratica spregiudicata del voto utile che ha ridotto sostanzialmente la potenzialità del nostri consensi, ai quali, per altro verso, è venuto un modestissimo, quasi inesistente, contributo dalle altre forze della sinistra di alternativa una parte delle quali era già confluita nel cartello progressista o nel consenso alla candidata a sindaco. Eccezioni tra queste forze sono stati il Fronte del dissenso e Resistenza popolare”.