Perugia: il ‘caso’ Shalabayeva torna in aula per il processo d’appello

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The wife of Kazakh oligarch and political dissident Mukhtar Ablyazov, Alma Shalabayeva, during a press conference in Rome, Italy, 31 January 2014. The wife of Kazakh oligarch and political dissident Mukhtar Ablyazov returned to Italy on 27 December 2013. Alma Shalabayeva and her then six-year-old daughter were deported on a private jet to Kazakhstan after they were seized in May 2013 in a raid on a villa in Rome by Italian police following pressure from Kazak officials, causing a major international scandal. Italy repealed her expulsion order after it emerged Shalabayeva had the legal right to reside in Italy. ANSA/CLAUDIO ONORATI
 

Lunedì il via al procedimento davanti alla Corte di Perugia

Approda lunedì davanti alla Corte d’appello di Perugia il processo legato al ‘caso’ Alma Shalabayeva, la moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, espulsa verso il Kazakhstan nel 2013 insieme alla figlia Alua.

    Al vaglio dei giudici di secondo grado la sentenza di primo grado che nell’ottobre del 2020 condannò, tra gli altri, Renato Cortese, che all’epoca dei fatti guidava la squadra mobile di Roma, e Maurizio Improta, al tempo capo dell’l’Ufficio immigrazione, a cinque anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Condannati a due anni e mezzo l’allora giudice di pace Stefania Lavore, a cinque anni i funzionari della mobile romana Luca Armeni e Francesco Stampacchia e a quattro anni e tre anni e sei mesi quelli dell’Ufficio immigrazione Vincenzo Tramma e Stefano Leoni.

    In particolare per Cortese, Armeni, Stampacchia, Tramma, Leoni e Improta la condanna è per sequestro di persona.

    Gli imputati furono invece assolti da una decina dei capi d’accusa per falso ideologico, abuso e omissione d’atti d’ufficio.