A Palazzo Gallenga la proiezione del documentario “Tutto il male del mondo” e un focus dedicato al ricercatore ucciso in Egitto
Il rettore De Cesaris: “La democrazia muore quando le parole diventano retorica”
Perugia, 21 maggio 2026 – «La democrazia vive attraverso la conoscenza delle parole, diceva don Lorenzo Milani. Ma le parole, per essere vive, devono avere un peso nella realtà. Se parole come giustizia, pace o solidarietà restano separate da un impegno concreto, diventano retorica».
Con questa riflessione il rettore dell’Università per Stranieri di Perugia, prof. Valerio De Cesaris, ha aperto la giornata dedicata a Giulio Regeni, organizzata nell’Aula Magna di Palazzo Gallenga davanti a una platea gremita, alla presenza del prefetto di Perugia Francesco Zito, del questore Dario Sallustio, delle autorità civili e militari, di studenti, docenti e rappresentanti del mondo della ricerca.
Per De Cesaris, chiedere giustizia per il ricercatore friulano significa mantenere viva l’attenzione sulle violazioni dei diritti umani, ma anche interrogarsi sulle condizioni in cui lavorano oggi migliaia di ricercatori: «Se si parla di giustizia senza lavorare per un mondo più giusto — ha osservato — si svuota di significato una parola essenziale per la democrazia».
L’iniziativa si è svolta a palazzo Gallenga nell’ambito del progetto nazionale “Le università per Giulio Regeni”, promosso dalla senatrice a vita Elena Cattaneo e condiviso da 76 atenei italiani. L’Università per Stranieri di Perugia ha aderito organizzando una giornata di approfondimento culminata nella proiezione del documentario “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo”, prodotto da Fandango e Ganesh Produzioni, con il sostegno della Fondazione Elena Cattaneo.
Il rettore De Cesaris ha scelto un tono lontano dalla commemorazione formale, riportando il discorso sul significato concreto delle parole e sulla responsabilità civile che comportano. Ha ricordato come il rischio, in un tempo dominato dalla velocità e dalla continua sovrapposizione di immagini e notizie, sia quello di consumare anche vicende drammatiche senza fermarsi davvero a comprenderle. Per questo, ha spiegato, parlare oggi di Giulio Regeni non può ridursi a un esercizio memoriale.
Nel suo intervento, la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, ha invitato a sottrarre la memoria pubblica alla ritualità delle celebrazioni: «Combatteremo tutto il male del mondo solo quando la memoria di eventi tragici non sarà solo retorica, non sarà liturgia, ma impegno concreto, ricerca di verità, iniziativa critica, impegno verso il presente» ha detto rivolgendosi alla platea che riempiva l’Aula Magna dell’Università per Stranieri di Perugia.
A introdurre l’incontro è stata Angela Sagnella, delegata rettorale alle politiche per la pace, che ha legato la figura di Giulio Regeni al significato stesso dell’attività di ricerca e al ruolo dell’università nello spazio pubblico. «Ricordare Giulio Regeni – ha detto – non significa soltanto commemorare una vittima, ma difendere l’idea stessa di università come luogo capace di interrogare il reale. Parlare di Regeni oggi, ha aggiunto, riguarda il presente e il modo in cui si sceglie di reagire alla violenza e ai tentativi di cancellazione».
Tra i momenti più intensi della giornata, gli interventi dei rappresentanti dei dottorandi, Carmen Russo e Giovanni Bronzini, che hanno letto alcuni brani de Il Processo di Franz Kafka, scegliendo il linguaggio dell’assurdo per raccontare l’opacità e la violenza della vicenda Regeni. Toccante anche l’intervento della rappresentante degli studenti e i brani musicali eseguiti dagli studenti del Liceo Classico e Musicale Annibale Mariotti.
I video saluti dei genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, ha vivificato una giornata segnata più dall’ascolto che dalla celebrazione, in cui la richiesta di verità è rimasta intrecciata a una domanda più ampia sul ruolo della ricerca, delle università e della responsabilità civile.





























