Prima il gospel trascinante di Annie and the Caldwells, poi l’unica data italiana del pianista e vincitore di otto Grammy
A chiudere il primo fine settimana del festival ci ha pensato Annie and the Caldwells, una band a conduzione familiare che ha fatto del gospel il senso più profondo della propria identità artistica, ma anche una ragione di vita.
In molti non li conoscevano, ma ieri sera sono rimasti affascinati da questa band che ha travolto il pubblico con il loro ritmo e la bellezza delle loro voci, il Santa Giuliana che ad un certo punto non ha resistito a stare seduto e si è riversato sotto il palco per ballare.
Quando la figlia maggiore fu sorpresa a cantare il blues, la “musica del diavolo”, in un talent show, si precipitarono a prenderla con loro a cantare, ovviamente il gospel, la parola di Dio, prima che la prendesse il diavolo!
La forza e la personalità di questa inusuale band ha valicato i confini del Mississippi e degli Stati Uniti, e il loro più recente disco, “I Can’t Lose My Soul”, uscito qualche mese fa.
L’inizio del concerto clou della serata, è per l’unica data italiana di Jon Batiste, scoperto 17 anni fa da Carlo Pagnotta, quando aveva soli 16 anni e che lo portò ad esibirsi a Perugia l’anno seguente.
Da allora il pianista, cantante, songwriter, band leader e compositore, è diventato una star mondiale con all’attivo otto Grammy Award su venticinque nomination, vincitore anche di un Oscar e un Golden Globe per le musiche di Soul, film della Pixar.
L’inizio del concerto dalla platea dell’Arena, fino all’abbraccio sotto il palco con il direttore artistico Pagnotta, hanno dato il via ad un concerto pieno di emozioni, musica travolgente e virtuosismi suoi e dei componenti della sua band.
Ricordiamo che è figlio di New Orleans e rampollo di una famiglia di musicisti (tra i quali Milton Batiste, membro della marching band ospite per anni di Umbria Jazz).
Luca Dottori


































