Stefano Ragni conclude il Festival con un concerto dedicato a San Francesco

437
 

Martedì 8 a Palazzo della Corgna “Pianoforte per un suono povero” dedicato al poverello d’Assisi: musica e riflessioni per il centenario francescano. Il 20 settembre un’appendice alla rassegna sulla figura di Francesco Siciliani

 

Castiglione del Lago, 5 settembre 2026 – Il Festival di Musica Classica di Castiglione del Lago edizione 2026 si conclude con un concerto del maestro Stefano Ragni che conferma il suo stile unico, brillante e anticonformista: una conferenza con tanta musica, tutta dedicata alla figura di San Francesco nell’ottocentenario della morte. Martedì 8 settembre a Palazzo della Corgna, sempre con inizio alle 21:15, Ragni, docente di conservatorio e concertista, giornalista e acuto critico musicale perugino, chiude la parte ufficiale della XXII rassegna (che però avrà un’appendice il 20 settembre) con una riflessione in musica dal titolo “San Francesco, musicista e cantore: il pianoforte per un “suono povero“.
«Il Francesco che tratteggerò – racconta Ragni – sarà quello delle leggende “perusina” e “minor” ma anche delle grandi agiografie di Tommaso da Celano e di Bonaventura da Bagnoregio: un Francesco musicista, che da giovanissimo si era goduto la vita, esercitando musica profana e poi esprimendo la sua spiritualità scrivendo il Cantico delle Creature, componendone anche la musica che aveva tramandato, solo oralmente, ai suoi fratelli. Un progetto nato nel luglio del 2012 nel corso di un lungo concerto di ben dodici ore ininterrotte di esecuzione musicale, in una delle sale gotiche del Palazzo Comunale di Assisi: “Un pianoforte per un suono povero” ha costituito una delle componenti più importanti delle mie facoltà professionali». Musicista “globale”, ingordo di sensazioni, ancora smanioso di scoperte e di notizie non conosciute, Stefano Ragni da quella data ha approfondito il suo rapporto col santo che meglio ha incarnato l’essere umbro, esponente di una civiltà vetusta, misteriosa. «”Umbri, antiquissima gens Italiae” diceva Plinio il Vecchio e con questo proponeva un quesito che neanche le indagini più approfondite hanno finora risolto. Per esempio: come mai una regione della lontana Britannia si chiami tuttora “Northumbria” e vanti un fiume chiamato Nahars. Consultate gli studi del Devoto per capirne qualcosa. Il fatto è che alla civiltà latino-romana noi umbri qualcosa dobbiamo pur aver dato, elementi che chiunque oggi può valutare, anche al difuori dei reperti archeologici dei musei, come la Tavole di Gubbio, la pietra Pievebovigliana, i bronzi del museo di Plestia».
Con il convincimento di essere in uno “specus”, in una cripta, in un oscuro spazio sacrale, Ragni ha cominciato a pensare il suono del pianoforte nella purezza della sua emissione: corde vibranti che vanno accarezzate, non colpite, per destarne la virginale purezza, l’accento primordiale. «Privare il pianoforte della sua ridondanza – spiega Ragni – è stato il compito che si sono assunti alcuni musicisti della modernità, da Webern e Cage, ma tutto era partito dal Liszt degli anni romani, quelli del “prosciugamento” di ogni vanità, alla ricerca della dimensione “francescana” del suono. Con un procedimento opposto alla ipertrofia wagneriana, Liszt, “repubblicano, francescano, socialista e massone” come amava pensarsi, cercò rifugio nel piccolo piano verticale di Santa Marta, in territorio vaticano, per esprimere, in purezza la verginità delle sue corde. Di questo anelito il mio “Manifesto per un suono povero”, sottoscritto in quella estate del 2012, davanti a una bellissima opera pittorico di Oscar Piattella, in una sala immensa, dove pochissimi ascoltatori si affacciarono, vuole essere il portato di questa mia per forza di cose “estrema fase creativa e riproduttiva”.  Per proporre, ai pochi che lo vorranno, la possibilità di crearsi, come San Francesco in estasi, il suono “inaudito”, non ascoltabile ai più, intimo, sintetico, autentico. Per questo il programma musicale che propongo si aprirà con una pagina estatica di Lorenzo di Vora: il musicista lombardo che scrisse per me, nel lontano 2013, “Quando mi parli”, una meditazione sul Crocefisso di San Damiano. Oggi lo trovate nella cappella di destra a Santa Chiara e se parlate con Lui alle 6 del mattino, quando la basilica è inondata del canto delle Clarisse, probabilmente capirete.
Altri pezzi che compongono il mosaico sono di autori umbri di oggi: Alessandro Zucchetti e Franco Radicchia. Prima ancora il vasto affresco del Cantico delle creature del Liszt degli anni romani. È la risposta di noi musicisti al quesito posto, anche nell’ottobre del 2015 nella sala di San Damiano nel corso di una giornata di studi sul Cantico: come era la sua musica e come lo cantava il Santo? È ancora oggetto di mistero».
Ragni accennerà a produzioni dell’età francescana: i canti di Ildegard von Bingen, la taumaturga mistica renana e le monodie del “Jeu de Robin et Marion” di Adam de la Halle, autentico contemporaneo del Francesco, lussurioso frequentatore di convivi musicali nella Assisi dei ricchi mercanti.
Ma il Festival di Musica Classica 2026 non finisce con l’ultimo concerto di martedì. Lo stesso professor Stefano Ragni ha ricordato una serata, fuori programma, che si svolgerà domenica 20 settembre a Palazzo della Corgna, una sorta di appendice al festival, dedicata alla figura dell’indimenticato Francesco Siciliani, il più grande intellettuale musicale umbro dal dopoguerra in poi e fondatore della Sagra Musicale Umbra, il più antico festival italiano di musica sacra.
La serata sarà condotta dallo stesso Stefano Ragni e da Maria Francesca Siciliani, regista e musicista teatrale, figlia di Francesco Siciliani, che nel 2015 alla Rocca Medievale di Castiglione del Lago diresse un esperimento di teatro e musica popolare di grande successo, un “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare, con il coinvolgimento di tanti giovani e giovanissimi attori e cantanti italiani e di Castiglione del Lago.