Sold out di presenze e… di musica. Sull’altopiano di Colfiorito tra danze e matrimoni celtici, fantasia libera e rispetto per l’ambiente

Salire in questa terra di confine, tra Colfiorito e Serravalle di Chienti, almeno una volta all’anno si può assistere alla riconciliazione tra società e natura, tra percorsi interiori e libertà. Sono “i miracoli” del Montelago Celtic Festival, l’evento dedicato alla cultura e alla musica del Nord che da 23 edizioni si prende la sua fetta di ribalta e ne meriterebbe molte altre. Quassù, quando di giorno il sole picchia più forte e il caldo assedia mentre di notte si battono i denti dal freddo con un escursione termica che può sfiorare anche i 20 gradi verso il basso, si può dimenticare per quattro giorni la quotidianità e vivere in una comunità fatta solo di pace, belle sensazioni, amicizia, socialità e naturalmente musica. Un ritorno alle origini dell’uomo anche attraverso buone pratiche che rispettano l’ambiente (raccolta differenziata e pulizia costante degli spazi sono un’eccellenza) o la sperimentazione di lavori artigianali antichi, con il cuoio, i metalli e le pietre a farla da padrone, oppure ancora la conoscenza di culture di un tempo tramite incontri, dibattiti, rievocazioni storiche e usanze con cui entrare in contatto. I matrimoni celtici, protetti dalle divinità dei popoli scandinavi e non solo ne sono una testimonianza, al pari degli accampamenti in cui si può entrare in contatto con usi, costumi, giochi e abitudini di vita nel pieno rispetto dell’altro. E così sbaglia davvero chi sostiene che sia un’occasione soltanto per bere o per vivere in modo tribale, senza un filo logico. Che naturalmente invece c’è e arriva fino all’alba della domenica senza alcun tentennamento o timore di smentite.
Quella di sabato è l’ultima giornata da vivere tutti insieme in 15.000. Sono anime che arrivano da ogni parte d’Italia e non solo, che hanno mandato in tilt la biglietteria facendo registrare l’ennesimo sold-out. E che sia un’edizione da record non lo dimostrano soltanto i biglietti staccati, ma la qualità musicale sulla quale gli organizzatori de La Catasta (che si avvalgono della collaborazione di Regione Marche, Provincia di Macerata, Comune di Serravalle di Chienti (MC), Cosmari, Contram, Università di Camerino, Università di Macerata, Protezione Civile e Croce Rossa) non hanno badato a limiti. Sono ormai alle spalle i concerti dei friulani Rhapsody of Fire, dei tedeschi In Extremo (forse finora i più apprezzati ma è naturalmente questione di gusti), dei sofisticati irlandesi The Scratch, dei finlandesi Varttina o dei lombardi intramontabili Folkstone; così come restano intatte le emozioni della prima volta sul palco del main stage dei perugini Trinaluna e della vittoria dei bolognesi Jimmy & Scott Folk Band nell’European Celtic Contest 2026 giunta alla decima edizione.
Ora la testa passa all’ultima intensa e lunghissima giornata (concerto finale a notte fonda, alle 4 con gli Uncle Band & The Dirty Bastards), che vedrà in sequenza dalle 20.45 la City of Rome Pipe Band accompagnare l’accensione dei Fuochi Sacri a ridosso del prato davanti al palco principale, e poi i Lunasa che arrivano dalle terre britanniche, i finlandesi Steve’n’ Seagulls, gli scozzesi Talisk e i The Cloverhearts in un crescendo punk-folk. Prima e durante le mille attività nella celebre Tenda Tolkien, i workshop, i giochi di ruolo nelle varie aree dedicate all’interno del max-campeggio, quelli più tendenti agli sport antichi nell’Aren Avalon e l’imperdibile (ore 19) Battaglia degli Eserciti, suggestiva rievocazione della battaglia di Camerino, combattuta nel 601 fra l’esercito bizantino dell’esarca Callinico e quello longobardo del Duca di Spoleto Ariulfo. Un gran finale davvero, per quel mondo ideale che sarebbe bene tenere a mente tutti i giorni.
Francesco Bircolotti
























