“L’ingresso di Terni, infatti, non arriva “oggi” per caso né per merito di un post o di un comunicato stampa dell’attuale maggioranza: era già stabilito nel percorso graduale di coinvolgimento nella sperimentazione – prosegue Marchetti – Nella fase iniziale, per criteri legati all’ampiezza territoriale, l’Umbria poteva inserire soltanto l’area di Perugia; poi, con l’estensione progressiva del modello e delle possibilità di partecipazione, si è giunti anche all’inclusione di Terni. Un passaggio importante, dunque, che matura dentro un lavoro e interlocuzioni avviate da tempo dalla Lega con il Ministro Alessandra Locatelli, non per una improvvisa “facilitazione” dell’ultima ora.
Sul tema delle risorse, in queste ore si sente parlare molto di stanziamenti. Ma la domanda decisiva è un’altra: quanto sarà davvero ampia la platea dei beneficiari? Con i lacci e lacciuoli dei bandi in essere e criteri spesso stringenti, il rischio è che le risorse restino un titolo utile per i comunicati, senza tradursi in un sostegno concreto e realmente accessibile per le famiglie e per le persone con disabilità. Soprattutto, la sfida del Progetto di Vita non è solo economica: è una sfida di metodo. Per questo chiediamo che la Giunta regionale, oltre agli annunci, inizi a parlare e soprattutto a lavorare su tempi certi, procedure semplici, équipe e territori messi in condizione di operare, integrazione reale, e su un modello che sappia calare il Progetto di Vita nella quotidianità delle persone, rendendolo misurabile e verificabile.
Infine, non è un dettaglio, anche i materiali comunicativi e le immagini utilizzate con costanza nelle campagne istituzionali non nascono oggi, ma sono frutto del lavoro costruito nel tempo dal precedente Osservatorio soprattutto grazie al lavoro di Paola Fioroni che ringraziamo sempre. Proprio per questo dispiace constatare che, invece di investire su percorsi culturali capaci di creare consapevolezza, come un vero futuro per il fumetto (da cui vengono le immagini) e i progetti educativi collegati, si rischi di ridurre tutto a immagini piegate alla propaganda politica.































