Vertenza Perugina: un accordo che mortifica i lavoratori e una città

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Fonte foto: Ansa.it

Vertenza Perugina: un accordo che mortifica i lavoratori e una città. Dietro la soddisfazioni dei dirigenti e dei sindacati si nascondono i numeri: dopo l’accordo aumento dei precari e duecento posti di lavoro in meno

In questi giorni la dirigenza della Nestlè, che ha gestito tutta la trattativa della Perugina con il sindacato compresi i 364 esuberi, ha tenuto una conferenza stampa per illustrare gli obiettivi raggiunti con la firma del nuovo accordo.
Il direttore delle relazioni industriali ha rivendicato che “la vicenda è stata gestita in modo responsabile, senza licenziare nessuno, e tutti hanno fatto la loro parte. Inoltre ha espresso grande soddisfazione per gli ottimi risultati ottenuti, grazie al supporto decisivo delle Istituzioni, del ministero dei sindacati.”
Quando è iniziata la trattativa, durata più di un anno, lavoravano alla Perugina circa ottocentoquattro lavoratori, dopo l’accordo i fissi saranno 440, poiché quasi duecento perderanno il posto e altrettanti fissi diventeranno precari. Una drastica riduzione occupazionale, con forti sacrifici fatti solo dai lavoratori, che ha ridisegnato non solo uno stabilimento molto più piccolo, ma sopratutto, come orgogliosamente rivendicato dalla Nestlè,” una fabbrica efficiente e produttiva”, anche consolidando il modulo produttivo e senza nuovi investimenti.
E’ stato veramente allucinante aver ascoltato, nel cuore della nostra città, le esternazioni dei dirigenti di questa multinazionale, piene di soddisfazioni e di orgoglio che, dopo aver licenziato, anche se con incentivi, tanti lavoratori; aver ceduto marchi famosi, in questi anni non hanno preso in considerazione la necessità di un altro piano industriale e nessuna altra opzione produttiva e organizzativa.
Oggi si parla di possibili investimenti della Nestlè nella coltivazione delle nocciole, proposta già affrontata quasi quaranta anni fa, in seguito si parlò anche di una fabbrica di tute, poi di utilizzare il latte umbro, poi di commercializzare alcuni prodotti caratteristici di cooperative locali: risultati nessuno.
Molti di noi si sentono offesi nella dignità cittadina e nell’intelligenza collettiva per tanta presunzione e arroganza nel sentir parlare di risultato positivo, di umanità aziendale, di gestione sociale, mentre hanno mortificato le persone e una storia gloriosa ed importante: noi rimandiamo al mittente le loro argomentazioni.
La Sinistra per Perugia ha ripetutamente, per tanti mesi, invitato il sindacato a battersi contro il disegno della Nestlè che considera pericoloso per il futuro dell’azienda e dell’occupazione: non basteranno rinnovate promesse di piani di marketing o commerciali per cambiare il destino produttivo ed industriale di S. Sisto.
Quest’accordo lo consideriamo, quindi, la più grave sconfitta del movimento sindacale alla Perugina, in quanto non solo ha permesso alla Nestlè di conseguire tutti gli obiettivi fissati, ma ha fatto pagare alla comunità cittadina un prezzo sociale molto alto. Inoltre, come rivendicato dall’azienda, ha creato un precedente pericoloso,” utile per risolvere altre vertenze simili.”
Pertanto, non siamo per niente soddisfatti di questo accordo, neanche sottoposto all’approvazione dei lavoratori con un referendum, e siamo sorpresi dall’ assordante silenzio della Giunta Comunale e di quella Regionale, o del giudizio, un poco consolatorio, espresso da alcuni uomini e partiti politici.
Dopo le dichiarazioni positive dei sindacati, dei dirigenti dell’azienda, sarebbe utile ed interessante assistere ad una conferenza stampa delle duecento persone cacciate e di quelle passate a par time.
Tutta la collettività conoscerebbe, così, la dura realtà della fabbrica, la sfiducia nei confronti del sindacato, la solitudine sofferta dai lavoratori coinvolti nella vertenza di fronte alle opzioni offerte dalla proprietà, le preoccupazioni, le amarezze per la perdita del posto di lavoro e le ansie di coloro che ora rimangono, ma che non vedono un futuro di certezze.
La Sinistra per Perugia ritiene che nella nostra regione, come nel resto del Paese, restino aperte questioni essenziali sul ruolo del sindacato nelle vertenze aziendali, sulla linea da tenere nei confronti delle multinazionali e della confindustria. Ma sarebbe utile, anche, una riflessione su come applicare la democrazia di fabbrica, sulla rappresentanza e sui contenuti delle piattaforme rivendicative: tutti problemi che vanno affrontati e risolti al più presto, altrimenti possono essere di ostacolo al progresso civile e democratico di un Paese.

Giuseppe Mattioli 
La Sinistra per Perugia