Dall’Unione del Trasimeno, un “Manifesto della comunicazione non ostile”

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Dall’Unione del Trasimeno, un “Manifesto della comunicazione non ostile”. Dopo Panicale, anche Castiglione del Lago aderisce all’iniziativa. Paciano terzo partner

Dopo il capofila Panicale, che ha dato il via all’iniziativa lo scorso dicembre, anche Castiglione del Lago entra a far parte dei comuni del Trasimeno che aderiscono al “Manifesto della comunicazione non ostile”. Questa iniziativa è segno tangibile di come questi comuni (tra cui troviamo anche Paciano) si impegnino formalmente nella promozione all’interno delle proprie comunità precise e semplici regole di condotta per contrastare i linguaggi d’odio che in rete rischiano di trovare sempre più terreno fertile. Adottato con una apposita delibera dello scorso 19 dicembre, il Manifesto consiste in un decalogo che ciascun soggetto può decidere di far proprio e può impegnarsi ad osservare, soprattutto nella comunicazione tramite i social network. A partire dalla consapevolezza che “reale è virtuale” e che “si è ciò che si comunica”. Il Manifesto invita, tra i vari punti, ad “ascoltare prima di parlare”, e ricorda che “le parole sono un ponte; hanno conseguenze; che le idee si possono discutere; che gli insulti non sono argomenti e che “anche il silenzio comunica”. Come sottolineato dal sindaco di Panicale Giulio Cherubini, l’idea è nata perché

“c’è l’urgenza di tornare a riconoscersi reciprocamente, anche negli spazi virtuali, che non sono ‘altro’ da noi, ma sono reali come le conseguenze delle parole che digitiamo. E questo vale ancora di più in piccole comunità, da dove si può e si deve ripartire per riconnetterci con la responsabilità delle nostre azioni, personali e collettive. Inizieremo con il chiedere la sottoscrizione e l’impegno ai rappresentanti delle associazioni del nostro territorio”.

Elaborato dall’associazione Parole O_Stili di Trieste nell’ambito di un progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza nelle parole, il Manifesto costituisce, quindi, un’occasione per ridefinire la comunicazione sul web – in particolare sui social network – e per incoraggiare gli utenti a scegliere con cura le parole, partendo dal presupposto che la rete, pur essendo un luogo virtuale, non è un porto franco, ma il centro in cui si incontrano persone reali. Il Manifesto è il frutto di un lavoro di partecipazione collettiva a cui hanno contribuito 300 esperti della comunicazione, del marketing, del giornalismo, utenti e appassionati della rete. In pochi mesi è nata una comunità con oltre decine di migliaia di aderenti: promosso anche dall’Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani), il Manifesto è stato sottoscritto da oltre venti Comuni in tutta Italia, oltre che dalle Università Luiss, Lumsa, Cattolica, di Trieste, Brescia, L’Aquila, Genova, Camerino, Udine e Teramo. Tradotto in 30 lingue e declinato in 6 ambiti (politica, pubblica amministrazione, sport, educazione, aziende e scienza), il Manifesto ha ricevuto due Medaglie del Presidente della Repubblica e vinto diversi premi.