Conversione ecologica dell’agricoltura in Umbria, un’utopia concreta?

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“La buona notizia è che, anche in Alto Tevere, c’è un mercato attento alla qualità ed è in continua crescita. Solo negli ultimi 6 mesi, ad esempio, possiamo parlare di un incremento del 20% di prodotti bio acquistati”.

Luca Stalteri, imprenditore agricolo tifernate e presidente dell’associazione Pro.Bio.Umbria, giovedì 3 novembre sarà tra i relatori della Fiera delle Utopie Concrete di Città di Castello, in una giornata dedicata ad analizzare lo stato di salute del mondo del biologico in Umbria (e in Italia) anche alla luce del nuovo Piano strategico del bio promosso dal Mipaaf (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) e approvato a marzo in Conferenza Stato Regioni.

“Il problema – prosegue Stalteri – è che le aziende che fanno bio nella nostra regione sono ancora molto piccole, hanno difficoltà a strutturarsi e mettersi in rete, e alla fine l’offerta non riesce a stare dietro alla domanda, tanto che c’è un grande aumento delle importazioni a discapito della qualità dei prodotti e dell’economia del territorio”.

All’incontro del 3 novembre interverranno anche il Viceministro delle Politiche agricole Andrea Olivero e Matteo Bartolini, produttore altotiberino, vicepresidente di FederBio e presidente del Gruppo di dialogo civile sulla PAC (Politica agricola comune) in Commissione europea.

“La crisi dell’agricoltura convenzionale sta spingendo sempre più produttori a investire nel bio, un settore che richiede elevate competenze. Per questo – sottolinea Bartolini – diventa fondamentale un serio e importante lavoro di formazione degli operatori, e il Piano va in questa direzione, puntando anche sulla riforma degli organismi di controllo e del sistema sanzionatorio”.

Una riforma qualitativa del settore che affianca gli obiettivi numerici presentati nel documento strategico: aumentare entro il 2020 del 50% le superfici agricole coltivate con il metodo biologico e del 30% il mercato dei prodotti biologici in Italia. Ad oggi, però, “l’agricoltura biologica nel nostro Paese è ancora un’utopia concreta”, precisa Karl-Ludwig Schibel, coordinatore della Fiera, laboratorio permanente per l’elaborazione e la trasmissione di esperienze, soluzioni e conoscenze di sostenibilità ecologica dell’economia e della società fondata nel 1988 dal pacifista e ambientalista altoatesino Alexander Langer. “In Italia il 91,3% dei terreni agricoli sono ancora coltivati in modo convenzionale ma l’agricoltura tradizionale sta raggiungendo i suoi limiti, con costi sempre più altri per la salute di produttori, consumatori e Pianeta. La conversione ecologica dell’agricoltura non è più rimandabile, è un processo profondo che incontrerà ancora molte resistenze e qualche furbizia, ma al quale non c’è un’alternativa. Sono però anche necessarie le condizioni politiche che offrano un quadro di certezza agli attori chiamati a intervenire. Alla Fiera delle Utopie Concrete di quest’anno, in un confronto sereno tra le varie parti, cercheremo di capire come accelerare questo processo, partendo dal caso concreto dell’Alta Valle del Tevere.