Offrire ai ragazzi con disabilità l’opportunità di acquisire competenze concrete e certificate per costruire una prospettiva di inserimento nel mondo del lavoro. È questo l’obiettivo del progetto Hephaistos, nato dalla sinergia tra Regione Umbria, Cnos Fap “Casa del Ragazzo” di Foligno, liceo classico “F. Frezzi-Beata Angela” e Istituto tecnico tecnologico “Da Vinci”.
Il progetto è stato avviato in via sperimentale nell’anno scolastico 2024/2025 con i primi due studenti ed è proseguito nel 2025/2026. Alla base dell’iniziativa c’è però una storia precisa. A ricostruirla è Pietro Marinelli presidente dell’associazione Smith-Magenis ASM17 Italia Aps, che individua in Maria Letizia Fiorelli, professoressa del liceo classico e madre di una ragazza con disabilità, l’origine del progetto nonché animatrice dell’associazione Dream More Aps e fondatrice della fondazione di partecipazione Dream AP Impresa Sociale ETS.
Proprio la conoscenza della realtà dei programmi didattici, unita all’esperienza vissuta con la figlia, ha portato la Prof.ssa Fiorelli a interrogarsi sulle prospettive che attendono alcuni studenti con disabilità intellettiva al termine dei cinque anni di scuola superiore.
Il problema individuato riguarda in particolare quei ragazzi che, alla conclusione del percorso, non conseguono un diploma ma ricevono un attestato relativo alla frequenza e al percorso svolto. Secondo quanto spiegato da Marinelli, questo documento non offre loro le stesse possibilità di un diploma né per la prosecuzione degli studi né rispetto ad alcune opportunità di inserimento lavorativo. Una situazione che il presidente definisce un’“anomalia” e che si potrebbe considerare una forma di discriminazione, in particolare nei confronti delle persone con disabilità intellettiva.
È da qui che nasce l’intuizione della Prof.ssa Fiorelli: utilizzare le ore del PCTO, il Percorso per le competenze trasversali e l’orientamento, per consentire ai ragazzi di affiancare alla scuola una formazione professionale e arrivare al riconoscimento delle competenze effettivamente acquisite.
La Prof.ssa Fiorelli si è quindi rivolta all’ente formativo presente a Foligno per verificare la possibilità di inserire i ragazzi all’interno dei corsi. La prima esperienza si è sviluppata nel settore della cucina, considerato in quella fase un ambito nel quale fosse più semplice costruire attività compatibili con le capacità dei ragazzi coinvolti. La proposta, ricostruisce Marinelli, ha trovato da subito una risposta positiva anche da parte delle due dirigenti scolastiche.
È stata poi la stessa Prof.ssa Fiorelli a rivolgersi alla Regione chiedendo un sostegno per l’iniziativa. “La Prof.ssa Maria Letizia Fiorelli è l’origine di tutto”, rimarca Marinelli. La Regione, spiega, ha compreso il valore del progetto e ne ha sostenuto la sperimentazione.
Il progetto prende il nome da Efesto, il dio greco indicato nella presentazione dell’iniziativa come “unico dio con disabilità dell’Olimpo”: rifiutato ed escluso dal mondo perfetto, trasforma la sua “caduta” in una “fucina”. Il riferimento richiama l’idea alla base di Hephaistos: costruire attraverso la formazione e la specializzazione un percorso fondato sulle capacità della persona.
A Foligno il progetto si sviluppa al Cnos Fap “Casa del Ragazzo”, grazie a una convenzione con la scuola che, nell’ambito del PCTO, consente agli studenti di frequentare uno dei corsi offerti dal Centro per 180 ore ogni anno, con due accessi da tre ore ciascuno. Il percorso si sviluppa nell’arco di un triennio, per un totale di 540 ore: dopo il 2024/2025 e il 2025/2026, il primo ciclo proseguirà quindi nell’anno scolastico 2026/2027.
I ragazzi possono orientarsi tra i corsi sulla base delle proprie inclinazioni e possibilità. Le competenze raggiunte vengono inserite nel portfolio compilato dal Cnos Fap al termine del percorso e, grazie alla sinergia con Arpal Umbria, il percorso può aprire la strada anche al loro riconoscimento.
È proprio questo uno degli aspetti centrali di Hephaistos. Marinelli spiega che non è necessario arrivare a una qualifica professionale completa: può essere altrettanto importante certificare quelle che definisce “micro-competenze”, cioè le capacità che il singolo ragazzo è riuscito concretamente ad acquisire.
Nel settore della cucina, ad esempio, per un ragazzo con disabilità intellettiva l’obiettivo non deve necessariamente essere poter affermare, dopo tre anni, che sia diventato un cuoco. Il risultato può essere l’aver imparato ad apparecchiare, impastare o preparare una pizza. Competenze specifiche che possono essere riconosciute e diventare parte del suo bagaglio professionale.
A raccontare direttamente l’esperienza svolta all’interno del centro è Elena Arcangeli Conti, formatrice specializzata del Cnos Fap “Casa del Ragazzo” di Foligno, dove si occupa dell’insegnamento, del laboratorio di cucina e del settore della ristorazione.
“Accogliamo ogni anno parecchi ragazzi che vogliono essere inseriti nel mondo del lavoro”, spiega Elena. Il centro offre qualifiche professionali riconosciute per il terzo e il quarto anno e ha attivato anche diversi percorsi di apprendistato, con l’obiettivo di accompagnare i ragazzi verso il mondo lavorativo.
Elena ha partecipato al progetto pilota PCTO seguendo Stefano e Rebecca.
“È stata un’esperienza bellissima”, racconta. “La grande soddisfazione è stata vederli arrivare nel mondo della cucina, a cui erano completamente estranei, e vederli dopo un anno riuscire ad avere delle competenze che gli permettano di avere una piccola individualità che gli consenta di costruire la loro vita”.
Tra i momenti più significativi, Elena ricorda Rebecca mentre prepara la pizza e il percorso svolto insieme a Stefano.
“Abbiamo creato un clima di gioia e di inclusione, un’inclusione vera”.
Dopo l’avvio con i primi due studenti, sono però arrivate nuove richieste sia dagli istituti già coinvolti sia da altri istituti, con altri ragazzi interessati a intraprendere percorsi analoghi. È qui che, secondo Marinelli, è emerso il limite della sperimentazione: gli enti formativi non sempre dispongono delle risorse economiche e, soprattutto, professionali necessarie per accogliere nuovi studenti con disabilità.
“Quello è stato un evento pilota”, sottolinea Marinelli. L’obiettivo è evitare che rimanga “una meteora” e fare in modo che il modello possa essere esteso ad altri ragazzi e ad altri centri di formazione, fino a poter trovare applicazione anche in altre realtà del territorio italiano.
È in questa prospettiva che il progetto è stato presentato il 12 maggio nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, a Roma, alla presenza, tra gli altri, della ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, della presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e della presidente dell’Osservatorio regionale sulla condizione delle persone con disabilità Bianca Maria Tagliaferri.
“Tutto adesso è nelle mani della Regione”, afferma Marinelli. Secondo quanto da lui illustrato, occorre arrivare a una regolamentazione che permetta agli enti di formazione che accolgono persone con disabilità di avere il necessario sostegno economico e professionale, prevedendo anche, quando necessario, un professore o un istruttore dedicato.
Per gli studenti che frequentano ancora la scuola superiore la situazione è in parte diversa, perché il docente di sostegno dell’istituto scolastico può seguirli anche durante le attività all’interno dell’ente di formazione. In questo caso il problema riguarda soprattutto la garanzia che il corso possa effettivamente essere attivato.
Un centro di formazione, infatti, potrebbe ritrovarsi in un determinato anno con un numero di iscritti insufficiente a coprire i costi di un corso, ad esempio di cucina o ristorazione. Secondo Marinelli, la Regione dovrebbe garantire in questi casi la copertura necessaria affinché il corso possa svolgersi ugualmente, consentendo l’inserimento anche di uno o due ragazzi con disabilità.
Il percorso di formazione professionale si sviluppa normalmente nell’arco di tre anni e può essere seguito da un quarto anno che completa ulteriormente la formazione e può aprire successive possibilità nella prosecuzione degli studi. Nell’ambito di Hephaistos è stata indicata anche la prospettiva di un ulteriore anno che faccia da “ponte” verso l’ingresso nel mondo del lavoro.
Accanto agli studenti ancora inseriti nel sistema scolastico c’è poi una seconda situazione sulla quale Marinelli richiama l’attenzione: quella delle persone con disabilità che hanno già superato i 18 o 19 anni e sono uscite dalla scuola senza aver avuto la possibilità di svolgere un percorso di formazione professionale.
La questione può riguardare anche persone adulte, uscite da anni dal percorso scolastico, che vorrebbero acquisire competenze per provare a inserirsi nel mondo del lavoro. Per loro, non sarebbe realistico programmare necessariamente altri tre o quattro anni di formazione. La possibilità potrebbe essere quella di finanziare un anno di percorso che permetta di acquisire determinate competenze e all’ente formativo di rilasciare una certificazione professionale riconosciuta dalla Regione.
Per questa categoria il coinvolgimento regionale sarebbe ancora più importante: una volta usciti dalla scuola, infatti, viene meno anche la possibilità di essere accompagnati dal docente di sostegno dell’istituto scolastico. I finanziamenti dovrebbero quindi coprire sia il percorso formativo sia le risorse professionali necessarie.
Il Cnos Fap ha già maturato esperienze rivolte anche ai maggiorenni, attraverso percorsi per persone fuori dall’ambito scolastico realizzati collaborando con le opportunità e gli strumenti messi a disposizione dalla Regione. Il meccanismo prevede la collaborazione tra enti e associazioni che dispongono di fondi per finanziare i percorsi e il centro di formazione, che mette a disposizione la propria esperienza.
Un esempio è il percorso concluso ad aprile nel settore della ristorazione, che ha coinvolto otto ragazzi con disabilità, offrendo loro anche la possibilità di svolgere un tirocinio all’interno di aziende del territorio di Foligno.
Hephaistos, infine, non si limita alla cucina. Marinelli cita anche la possibilità, sulla base delle capacità della singola persona, di costruire percorsi nell’ambito meccanico, nei casi di disabilità più lieve, oppure nel settore degli acconciatori, rivolto sia alle ragazze sia ai ragazzi.
La sfida è ora quella di creare le condizioni perché l’esperienza avviata con i primi studenti possa continuare e allargarsi, senza rimanere “una meteora”.
Andra Diana Ilascu






























