Dove crescono di più le imprese in Umbria: l’analisi della Camera di commercio

165
A Perugia cresce il numero delle imprese
 

   

La Camera di commercio dell’Umbria ha analizzato la capacità delle imprese di creare valore nei comuni con più di 10mila abitanti, utilizzando come indicatore l’Ebitda margin, cioè il rapporto tra margine operativo lordo e valore della produzione. Si tratta di un parametro che misura quanto le aziende riescono a trasformare i ricavi in valore operativo, al netto dei costi del personale e dei costi intermedi, prima di imposte, interessi e ammortamenti.

Dopo il rapporto congiunturale annuale presentato lo scorso 6 marzo, lo studio entra ora nel dettaglio dei singoli territori (con l’eccezione di Narni, escluso per un problema tecnico). In testa alla classifica si trovano San Giustino, Gubbio, Marsciano, Amelia e Castiglione del Lago, dove le imprese mostrano una maggiore capacità di generare margini e quindi maggiori possibilità di investimento, crescita e occupazione.

Il valore più alto è quello di San Giustino, con un Ebitda margin del 19,9%. Seguono Gubbio con il 16,1%, Marsciano con il 12,2%, Amelia con l’11,9%, Castiglione del Lago con l’11,7% e Assisi con l’11,4%. Sono i territori che superano la soglia del 10%, considerata un riferimento importante per valutare la solidità e la capacità di sviluppo di un sistema produttivo. Oltre questa soglia, infatti, le imprese risultano mediamente più capaci di autofinanziarsi, più solide nei confronti del sistema bancario e più pronte ad affrontare eventuali fasi di rallentamento.

La graduatoria restituisce così un’Umbria a più velocità. Foligno si colloca esattamente sul valore soglia del 10%. Più sotto si trovano Umbertide (9,2%), Corciano (8,8%), Orvieto (8,6%), Bastia Umbra (8,3%) e Todi (8%).

Ancora più distanti dalla soglia si posizionano Perugia (6,7%), Spoleto (6,3%), Terni (6%), Magione (5,9%), Città di Castello (4,1%) e Gualdo Tadino (2,1%). Questo non rappresenta una valutazione negativa del tessuto produttivo, ma indica una maggiore compressione dei margini: le imprese continuano a produrre e generare fatturato, ma una quota più elevata del valore viene assorbita dai costi.

A livello regionale, l’Ebitda margin medio dell’Umbria è pari all’8%, inferiore alla soglia del 10% e anche alla media nazionale, che si attesta al 9,1%. Rispetto al 2019, anno precedente alla pandemia, si registra comunque un lieve miglioramento: allora l’Umbria era al 7,5%, mentre l’Italia era all’8,9%. Il progresso è presente ma non ancora sufficiente per garantire una crescita stabile e strutturale.

La provincia di Perugia presenta un valore medio dell’8,2%, superiore al 7,4% della provincia di Terni, che mostra quindi una maggiore difficoltà nella capacità media di generare margini, fondamentali per investimenti, credito e sviluppo aziendale.

Il peso delle società di capitali rende l’analisi ancora più significativa: in Umbria rappresentano circa il 29% del totale delle imprese, ma concentrano circa il 75% del fatturato complessivo del sistema produttivo regionale.

Secondo il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, la crescita non si misura solo dai ricavi, ma soprattutto dalla capacità delle imprese di generare valore, trattenerlo e trasformarlo in investimenti, occupazione e innovazione. L’obiettivo è accompagnare il sistema produttivo in un percorso di crescita qualitativa, attraverso digitalizzazione, transizione ecologica e modernizzazione dei processi, affinché questa capacità si rafforzi su tutto il territorio regionale.