Accordo UE-Mercosur, il Parlamento europeo rinvia la ratifica: il commento di CIA Agricoltori Italiani dell’Umbria

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L’Eurocamera ha approvato con 334 voti a favore 324 contrari e 11 astenuti la richiesta di inviare il testo dell’accordo commerciale Ue-Mercosur alla Corte di giustizia dell’Unione europea per un parere legale.

La decisione sospende la ratifica e riapre il confronto. Il sì alla richiesta del parere legale sull’intesa prevale per 10 voti.

Mercosur “fermato” dal Parlamento. 

La vera riforma necessaria è la reciprocità. L’analisi e il commento di CIA Agricoltori Italiani dell’Umbria

La vera domanda non è se aprire i mercati ma come farlo, con quali garanzie e con quali strumenti per evitare che l’apertura diventi un problema per le aziende agricole italiane”

La decisione arrivata questa mattina dal Parlamento europeo riunito a Strasburgo riapre un capitolo che sembrava avviato verso la conclusione. Con una mozione approvata a larga maggioranza, l’Aula ha chiesto alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea di valutare la compatibilità dell’accordo UEMercosur con i Trattati. È un passaggio politicamente significativo, che rallenta il percorso verso la ratifica definitiva. Ma è importante chiarire un punto: il rinvio alla Corte non blocca l’accordo. Il Parlamento frena, ma non ferma. Proprio per questo il dibattito resta più aperto che mai.

Il voto arriva in un momento in cui l’agricoltura europea vive una trasformazione profonda, segnata da nuove regole ambientali, costi crescenti e una competizione globale sempre più aggressiva. Parlare di mercati più ampi non è un tabù, né può esserlo per un Paese esportatore come l’Italia. La vera domanda non è se aprire i mercati ma come farlo, con quali garanzie e con quali strumenti per evitare che l’apertura diventi un problema per le aziende agricole italiane.

Impatto economico: meno allarmismi, più analisi

L’accordo UEMercosur nasce con l’obiettivo dichiarato di rafforzare il ruolo dell’Europa nel commercio globale, ampliare l’accesso ai mercati sudamericani, tutelare le indicazioni geografiche e creare nuove opportunità per l’agroalimentare di qualità. Una strategia coerente con l’idea di un’Unione capace di competere su scala mondiale. Tuttavia, ridurre il confronto a uno scontro ideologico tra favorevoli e contrari significa ignorare il nodo centrale che chiede sostenibilità economica e ambientale del modello agricolo europeo nel nuovo contesto competitivo.

Le analisi disponibili, tra cui quelle del professor Alan Matthews, uno dei massimi esperti di politica agricola europea, indicano che l’impatto quantitativo dell’accordo su settori sensibili potrebbe essere complessivamente limitato. Non siamo di fronte a uno tsunami commerciale, né a un’invasione di prodotti sudamericani in grado di travolgere il mercato interno.

Questi dati aiutano a ridimensionare letture catastrofiste, ma non devono diventare un alibi per ignorare gli effetti differenziati sui territori e sulle filiere più fragili. L’economia agricola non è fatta di medie statistiche ma di aziende reali. È qui che si gioca la tenuta sociale ed economica delle aree rurali, soprattutto in Paesi come l’Italia, dove l’agricoltura è parte integrante dell’identità dei territori.

Il caso italiano: qualità alta, struttura fragile

L’agricoltura italiana è un caso emblematico. È un sistema fondato su aziende mediopiccole, su un forte legame con il territorio e su standard elevatissimi in termini di qualità, sicurezza alimentare, ambiente e benessere animale.

Il confronto con grandi imprese sudamericane, spesso organizzate su scala industriale e inserite in contesti normativi molto diversi, non è una competizione tra modelli equivalenti. 

La vera riforma necessaria: la reciprocità

Se l’Unione Europea chiede ai propri agricoltori standard sempre più stringenti in materia ambientale, climatica e sociale, allora questi standard devono diventare parte integrante degli accordi commerciali. Non è più sostenibile un modello in cui gli agricoltori europei devono rispettare regole severe, mentre i prodotti importati possono entrare nel mercato europeo senza rispettare gli stessi criteri.

Che questo stop serva per rivedere le modalità con la quali si fanno accordi di libero scambio.

L’Europa ha le forze per candidarsi a promuovere una nuova globalizzazione, dove oltre al valore economico dello scambio vengano inseriti anche parametri ambientali, sociali e territoriali.

In futuro o costruiamo un mercato dove vince chi innova, chi rispetta l’ambiente e chi garantisce qualità, oppure consegniamo il futuro delle nostre aziende a chi può permettersi di inquinare di più e spendere di meno. 

Non possiamo gioire per la chiusura dei mercati, per questo rilanciamo dicendo che la vera sfida è costruire una globalizzazione 2.0 in cui non si scambiano solo merci, ma anche modelli di sviluppo sostenibile. In questo l’Europa può progettare un rilancio, definire nuove regole e tornare a governare la globalizzazione invece di inseguirla. La scelta è politica, non tecnica.

di Matteo Bartolini, presidente CIA Agricoltori Italiani dell’Umbria