Uno speaker tricolore: l’impresa Sir raccontata da Marco Cruciani

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Uno speaker tricolore: l’impresa Sir raccontata da Marco Cruciani. La voce del “Palaevangelisti” dà spazio alle emozioni nel ripercorrere la marcia verso il primo, storico, scudetto

Prima di iniziare a raccontare questa piccola storia, molto personale, devo innanzitutto ringraziare il Direttore della testata, Andrea Sonaglia, che ha avuto l’idea di farmi raccontare cos’è stata la stagione appena conclusa (almeno per quanto riguarda gli eventi nazionali…).

Di ascoltare cioè, come è stata per me, che l’ho vista da dietro il microfono dello speaker. Una piacevole opportunità personale e, anche se non credo che il mio “punto di osservazione” possa essere così interessante, proverò a mettere nero su bianco alcune delle emozioni che spero di essere riuscito a far vivere al pubblico attraverso la mia voce…

Intanto, prima di riavvolgere il nastro del film di questa stagione, non si può che partire dagli ultimi frame, dalla fine.

Perché quello che ho avuto la fortuna di vivere domenica, è il sogno di ogni speaker sportivo.

Poter raccontare nel palazzetto della tua città, con in mano il microfono che usi da una vita, la conquista del titolo di Campione d’Italia della tua squadra! Il Sogno, per antonomasia, che grazie alla Sir Safety Conad è diventato realtà.

Poter urlare con tutto il fiato possibile “Campioni d’Italia” e sentire il boato del pubblico è, semplicemente, fantastico.

In ventisei anni di “carriera” mi era accaduto solo in un’altra occasione, nella stagione 2004/2005 nella gara quattro che consegnò alle ragazze della Sirio il secondo scudetto…

Lì era quasi “scontato” il successo. Questa volta non lo era altrettanto e la tensione e la speranza, andavano inevitabilmente a braccetto.

L’ho detto solo domenica sera, a cose fatte, che la cosa cui tenevo di più era il dopo, la premiazione dei Campioni…

Il momento della celebrazione è un altro dei sogni che è bellissimo vivere con la propria voce.

A questo proposito, all’inizio della partita, lo staff di Lega Volley mi ha consegnato due versioni del cerimoniale: quella per lo scudetto della Lube e quella per lo scudetto di Perugia. Mi hanno raccomandato di essere “equilibrato” anche in caso di…

Un pensiero, quello… sparito alla velocità della luce.

E’ stato tutto perfetto, è andata come meglio non poteva andare: ho chiuso anche la “mia stagione” senza sbavature o errori.

E per uno speaker, non è mai scontato che sia così.

Detto del finale, prima di tornare indietro, penso che…. non sia nemmeno facile farlo.

Perché la stagione è stata così compressa, veloce, con tante gare una dietro l’altra, che è persino difficile recuperare qualche momento particolare.

Però, una cosa è certa: essere lì, nella postazione dello speaker, a questo livello, è un privilegio assoluto.

Il privilegio di poter vedere davvero da vicino tutti gli straordinari protagonisti di ogni partita: incrociare i loro sguardi, provare a capirne i labiali, osservane le smorfie, la rabbia, la grinta, il carattere di ognuno.

Conoscendone un po’ la storia, sembra che ogni espressione abbia un suo senso esatto, nel momento in cui viene utilizzata.

La sofferenza per un errore, quella ricezione che scappa via, quel pallone che cade davanti agli occhi, il muro che ti ferma un attacco decisivo… così come l’esplosione di gioia dopo il punto, il rito dell’esultanza dopo un muro (poi diventato patrimonio di tutto il pubblico, compreso quello avversario…), la pazza gioia dopo una difesa spettacolare o un block che si chiude ai piedi dell’attaccante avversario più pericoloso.

Non c’è un atleta che non sia “espressivo”, tutti i giocatori di Perugia hanno qualcosa di speciale, di coinvolgente, qualcosa che trascina tutti noi che siamo spettatori delle loro straordinarie gesta.

E poi ci sono certi giochi di sguardi, la complicità tra giocatori e tecnico, il volto di un coach capace di trasmettere qualcosa anche al più impassibile degli spettatori.

Poi c’è quello che accade sottorete, le scaramucce con gli arbitri, gli avversari, tra le panchine.

Tanti flash che si accavallano.

Ho ancora negli occhi un urlaccio famelico di Ivan proprio sopra la testa del coach avversario, appena caduto l’ultimo pallone, nel velocissimo cambio di campo.

Tutto questo patrimonio infinito di dettagli ed emozioni è lì, davanti ai tuoi occhi.

Per questo, per me, lo speaker, è davvero un privilegiato, come mi è capitato di dire tante volte!

Più nel dettaglio, in ogni partita ci sono riti che col passare delle gare si consolidano.

Come quello di arrivare al palazzetto con un largo anticipo, magari sempre più largo.

Gustarsi ogni momento, dal primo all’ultimo.

Dai primi atleti che fanno capolino sul campo, all’arrivo degli arbitri con i quali ormai ci conosce da tempo e che ti fanno sempre le solite raccomandazioni: equilibrio, non eccedere altrimenti scatta il richiamo.

E’ un rito necessario anche questo.

Poi però, fuori dal “rito”, fa immensamente piacere, sentirsi dire da un arbitro: “però, se dovessi scegliere uno speaker per un mio evento, vorrei te…”.

A poco meno di un’ora dall’inizio, le squadre entrano ufficialmente. Prima, sempre gli avversari. Poi Perugia.

Nel corso della stagione abbiamo trovato, con la collaborazione dei Sirmaniaci, anche la “sigla” giusta per l’ingresso in campo.

Quando sentite le prime note di Thunderstruck degli AC/DC, il momento si avvicina.

E io sono tra i pochi che può vederli sotto il tunnel, mentre escono dallo spogliatoio, si riuniscono, si abbracciano, si caricano, e poi iniziano a correre verso il campo, musica a palla e boato della curva.

E’ qui, che lo spettacolo inizia davvero.

Con la playlist accuratamente scelta da Capitan De Cecco, cui nella fase finale della stagione sono state aggiunte un paio di hit serbe, richieste espressamente da Magnum Atanasijevic!

I minuti passano e si va sempre più verso la partita, entrano i ragazzi del settore giovanile che si occupano dei servizi di campo, e poi dopo gli ultimi istanti del riscaldamento, l’ingresso in campo e la presentazione ufficiale della gara, resa ancora più speciale nella finale scudetto dall’esecuzione dell’Inno di Mameli.

Altro momento da brivido, altro momento in cui lo speaker, che gestisce anche la parte musicale, non deve commettere errori.

Nelle tre gare giocate all’Evangelisti, grazie al cielo è filato tutto liscio.

E con un incrocio di sguardi con Massimo Righi, Direttore Generale di Lega Volley, ci capivamo anche sul momento in cui abbassare la musica per sentire il pubblico cantare l’inno, per poi rialzarla nella fase conclusiva.

Si arriva così allo starting six, l’ingresso in campo dei giocatori.

Con i nostri che, puntualmente, entrano così veloci in campo da non darmi nemmeno il tempo di fare una chiamata “degna” di questa definizione.

Ma tant’è, ognuno ha i suoi tempi e i suoi riti e anche, e soprattutto, quelli dei giocatori, vanno rispettati!

Un canovaccio, una scaletta che si è ripetuta con qualche piacevole variante.

Alla prima di campionato contro Padova, il 15 ottobre, abbiamo potuto esibire il primo trofeo della stagione: la Supercoppa Italiana.

Un evento che si è ripetuto a fine gennaio, prima della partita di Champions con il Roeselare, dopo la conquista della Coppa Italia nella due giorni di Bari.

Degno prologo della festa vera, quella dopo gara cinque della finale scudetto.

Ventotto gare casalinghe tra Superlega, Coppa Italia e Champions, ventotto pomeriggi e serate di passione condivise con il grande pubblico del PalaEvangelisti.

Ventisette vittorie, una sola sconfitta contro Modena, il 17 dicembre, in un momento particolarmente brillante ma faticoso della stagione, quando sembrava impossibile non battere gli eterni rivali di tante battaglie, e invece arrivò la doccia fredda della sconfitta.

Ma il mercoledì precedente, Perugia era stata protagonista di una delle vittorie più belle della prima parte della stagione: prima partita del girone di Champions League, Perugia contro Civitanova. Ovviamente.

Una battaglia epica, con Perugia sotto 2 a 0 e capace di rimontare e di imporsi poi al tie-break 15-9. Una partita in cui la carica del pubblico (e forse anche quella dello speaker, come sottolineò generosamente Lollo Bernardi a fine partita) fu determinante per conquistare un successo pesantissimo per i Block Devils!

Poi di gioie e di vittorie, sotto le volte del PalaEvangelisti, ne sono arrivate tante altre.

Quelle accompagnate dalla musica della Champions League (un percorso immacolato) e soprattutto quelle dei play off, con un pubblico capace di far valere il fattore campo, conquistato con la vittoria nelle regular season.

Tutti insieme, abbiamo fatto qualcosa di speciale, di unico, che resterà per sempre nei nostri ricordi.

Ed io, ho avuto il piacere, l’onore e l’orgoglio, di essere diventato lo speaker dei Campioni d’Italia della Sir Safety Conad Perugia.

Oggi, prendo in prestito le parole dette da un bravo allenatore dopo una grande vittoria, per dire anche io: “sono grato alla vita” che mi ha dato questa opportunità. Grazie, è stato bellissimo!

Marco Cruciani