La nuova frontiera della medicina: ritrovare empatia con il paziente

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La nuova frontiera della medicina: ritrovare empatia con il paziente. Le tecnologie di comunicazione sanitaria hanno portato diversi vantaggi, ma minato un rapporto di ascolto utilissimo

Il ruolo positivo dell’empatia in ambito medico, sia per gli utenti che per i sanitari è ampiamente riconosciuto.

L’empatia è la capacità di porsi nella situazione di un’altra persona, comprendendo immediatamente i processi psichici dell’altro.

Nonostante la riconosciuta rilevanza della centralità e dell’importanza di questo concetto, diverse indagini degli ultimi anni hanno mostrato nel personale sanitario una diffusa difficoltà nello stabilire relazioni di questo tipo.

Le cause alla base di questa difficoltà sono certamente articolate e multifattoriali potendo derivare sia da componenti attitudinali, di personalità e di genere, sia di tipo situazionale, ambientale e culturale.

Tra i fattori ambientali/culturali un ruolo importante lo giocano i sistemi di comunicazione, modificatisi profondamente negli ultimi anni.

L’uso di sistemi mobili ed i social networks hanno trasformato le modalità ed i tempi di interazione tra le persone.

Lo scambio comunicativo attraverso il flusso continuo di messaggi ha portato all’assenza di un filtro empatico, tipico della comunicazione faccia a faccia, in cui i segnali emotivi della comunicazione non verbale, arricchiscono e definiscono la relazione tra le persone e ne facilitano la comprensione.

Allo stesso tempo la comunicazione digitale ha cercato di caratterizzarsi, oltre che per la trasmissione di informazioni sintetiche, attraverso la diffusione di sentimenti, pensieri e comportamenti tramite immagini, simboli e link che rimandano a siti o a canzoni.

Ma la digitalizzazione si sta diffondendo anche in ambito medico e ci pone davanti al problema che la progressiva informatizzazione clinica possa contribuire alla disumanizzazione della medicina, con ulteriori ricadute negative sulla comunicazione empatica.

Il concetto di empatia clinica è alla base della relazione di cura, non solo in ambito psicologico/psichiatrico ma in qualsiasi ambito medico.

L’empatia clinica ha una struttura multidimensionale che include quattro componenti: 1) COGNITIVA, ovvero la capacità di immaginare quello che la persona sente e pensa cogliendo la prospettiva dell’altro; 2) AFFETTIVA, cioè la capacità di immaginare lo stato dell’altro e di condividerlo; 3) MOTIVAZIONALE fase in cui si riesce a capire come aiutare la persona che si ha davanti, prodigandosi per aiutarla; 4) COMPORTAMENTALE ovvero la capacità del medico/operatore sanitario di trasmettere al paziente, in modo partecipe (anche affettivamente), il messaggio di essere stato compreso, che i suoi bisogni sono stati capiti, rispettati e presi in considerazione nell’elaborazione di un percorso di diagnosi e di cura, negoziato e condiviso, in un’ottica di alleanza terapeutica.

La comunicazione empatica in effetti si è visto che presenta molteplici vantaggi, sia per gli utenti che per i medici/operatori sanitari: nei pazienti la relazione empatica riduce lo stress, le tensioni e le emozioni negative, incoraggia la comunicazione e la rende più efficace, incoraggia il problem solving e la condivisione delle decisioni cliniche, aumenta la fiducia verso i terapeuti e le cure proposte, il rispetto verso i curanti, la compliance alla terapia, la percezione di controllo sulla salute e il livello di soddisfazione per le cure.

Nei medici/operatori sanitari una buona relazione empatica determina maggiore soddisfazione verso il proprio lavoro, una più elevata accuratezza diagnostica e un minor rischio di malpractice, una riduzione dello stress e il mantenimento di uno stato di salute e di benessere riducendo il rischio di burnout.

I vantaggi delle tecnologie di comunicazione in medicina dal punto di vista organizzativo e di efficacia degli interventi sono enormi.

La raccolta, la elaborazione, lo stoccaggio, la trasmissione di dati clinici diagnostici e terapeutici e la gestione dei servizi e delle prestazioni sanitarie permettono una maggiore tempestività negli interventi a breve termine (nelle decisioni di ricovero o terapia) e a lungo termine (nei follow-up dei pazienti).

Se da un lato le innovazioni tecnologiche hanno apportato degli innumerevoli vantaggi, dall’altro hanno mostrato un chiaro impatto sulla comunicazione empatica, con riduzione soprattutto degli elementi non verbali, impediti dalla sottrazione di tempo e di attenzione da riservare al paziente, per dedicarsi allo svolgimento di compiti burocratici informatizzati.

La tecnologia d’altra parte è ormai indispensabile alla gestione di una medicina moderna e deve essere considerata come uno strumento di supporto alla comunicazione clinica. Bisogna lavorare quindi su un concetto che considera i new media non solo come facilitatori dell’informazione ma anche come vere e proprie estensioni dei “sensi” e dunque come elemento quasi “fisico” del rapporto con l’utente, consentendogli di trasferire non solo l’informazione ma anche la comunicazione.

Occorre quindi trovare delle strategie comportamentali per ridurre la difficoltà di interazione dovute all’introduzione dei mezzi informatici in modo tale che la passività del paziente, mentre il medico/operatore sanitario è impegnato nelle sue “registrazioni”, si possa trasformare in una partecipazione attiva ed interattiva, favorendo così la comprensione dei suoi problemi di salute in un’ottica di collaborazione e condivisione per una buona alleanza terapeutica.

Dr.ssa Federica Rondoni